Stigliano

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Altitudine: 909 m
Abitanti: 6576
Distanza dal capoluogo: 93 km

Santo protettoreSant’Antonio da Padova, celebrato il 13 giugno.

EtimoSecondo Racioppi il toponimo deriva dal no­me di gens romana Hostilius ma potrebbe anche pro­venire dapraedium Hostiliam, territorio appartenuto a Tullio Ostilio, re di Roma.

Origine attestataII rinvenimento di vasi a figure ros­se su fondo nero testimoniano l’esistenza di un abitato nel periodo greco.

StoriaFurono i popoli lucani che, provenienti dall’Appennino centrale, alla fine del V secolo a.C. co­stituirono un centro abitato nel luogo in cui oggi sor­ge il paese. Tuttavia il territorio circostante aveva già accolto un insediamento antico risalente all’Età del Ferro, come testimoniato dai reperti archeologici, provenienti da necropoli, oggi conservati nel museo provinciale di Potenza. Alcuni vasi a figure rosse su fondo nero, rinvenuti nella zona in cui si trova l’odierno municipio, rimandano al periodo greco, mentre un monumento sepolcrale è l’unico segno di quella che doveva essere una attiva città anche in epoca romana.

Conquistata e fortificata dai goti dopo la caduta del­l’Impero romano d’ Occidente e dopo un periodo longobardo, la città fu assegnata al principato di Salerno per passare poi, durante la dominazione nor­manna, alla contea di Montescaglioso. Nel 1504, periodo della dominazione spagnola, Eligio II della Marra fu signore di Stigliano. Costui morì nel 1517, quando ancora non possedeva il titolo di princi­pe, e lasciò molti dei suoi beni ai preti di Stigliano che per lui dicevano più di seicento messe all’anno. A Eli­gio successe la sorella Isabella, sposa di Luigi Carafa, primo signore locale a ricevere il titolo di principe.

Il loro figlio, ereditato il feudo, riuscì a conferirgli un’im­portanza mai conosciuta prima di allora, tanto che possedeva dodici feudi in più rispetto a quelli che ave­va ereditato dal padre con i titoli di barone e conte. Dopo una discendenza di linea maschile, il feudo di famiglia giunse nelle mani di Donna Anna, che per la ricchezza del patrimonio ereditato ebbe molti preten­denti alle nozze. Alla fine, per volontà materna, sposò Ramiro Filippo de Guzman, che nel 1637 diventò vicere di Napoli e Stigliano acquisì il titolo di capoluogo della provincia di Basilicata. I principi che avevano retto Stigliano durante il XVI secolo furono uomini saggi, mentre i loro successori, spesso accusati di ozio e sperpero dei beni, passarono la maggior parte dei lo­ro giorni a dissipare quanto i loro predecessori aveva­no accumulato e a condurre vita licenziosa. Sebbene lo scontento fosse molto diffuso anche tra le classi po­polari, non si verificarono mai scontri turbolenti in paese, nemmeno sulla scia delle attività rivoluzionarie del 1647 e 1648.

Nella seconda metà del Seicento due eventi, la peste del 1656 e il terremoto dell’8 settembre del 1694, col­pirono duramente il paese. Successivamente, estintisi i Carafa, i beni del feudo ritornarono alla Regia corte e poi furono smembrati. Tanto più i tempi era­no difficili, tanto più le attività dei banditi si faceva­no feroci e i gruppi di malavitosi si arricchivano di gente disperata e pronta a tutto pur di poter vivere. A niente servì l’aiuto del governo che, nel tentativo di catturare i banditi, mandò a Stigliano i soldati del­la guardia nazionale, autori spesso di soprusi e abu­si di potere nei confronti di una popolazione già in­fastidita e oberata dal peso di ospitarli in periodi di grande miseria.

Il fenomeno antico del brigantaggio sopravvisse a lun­go a Stigliano, dove, dopo l’Urlila nazionale, ingenti danni furono causati dai saccheggi e dalle rapine ope­rati delle bande filoborboniche del Borjes capeggiate dai briganti locali. Locali furono anche due importanti artisti, lo sculto­re Mele, allievo del Barolo, vissuto nella seconda me­tà del XIII secolo, e l’architetto Jacopo Trifoggio; vis­suto fra il Quattrocento e il Cinquecento.

Fu questo architetto che, famoso soprattutto per aver costruito la cattedrale di Pignola, restaurò il castello di Stiglia­no, poi gravemente danneggiato dal terremoto del 1694. A questo castello è legata una stona molto co­nosciuta tra gli abitanti del posto. Alcuni contadini raccontano che all’interno del castello vi fossero nu­merose prowiste per l’inverno, tanto che un giorno di un anno imprecisato, per la rame, un gruppo ai loro lo prese d’assalto. Appena entrati, però si resero con­to che il signore stava cenando e con grande orrore videro che il suo pasto era a base di carne umana, mentre nelle dispense vi erano sacchi pieni di ossa. Immediatamente il signore del castello venne ucciso e fu allora che il popolo si spiegò il perché di tante spa­rizioni notturne.

Oggi, oltre ai resti del castello medioevale, visibili   su di uno sperone roccioso dal quale si ha una visione panoramica sulla valle del fiume Sauro, il paese con­serva un centro storico che si articola in stradine e vicoli con lunghe e ripide scalinate e che include di­versi palazzi gentilizi. Nella parte più antica del pae­se sorge la chiesa matrice di Santa Maria Assunta, edificata nel 1623 su un antico tempio, del quale so­no visibili alcuni resti di mura e di affreschi posti nella parte inferiore dell’edificio. Il turismo, tutta­via, non è molto sviluppato e le attuali strutture ri­cettive sono due strutture con trattamento bed and breakfast.

La realtà occupazionale non è confortante e l‘emi­grazione dei più giovani verso il Nord Italia è l’unica alternativa per chi vuole lavorare. Molto sentiti e partecipati sono i festeggiamenti reli­giosi. Oltre al santo protettore, sant’Antonio da Pa­dova, festeggiato con una grande processione che at­traversa tutto il paese, sono celebrati san Giuseppe con una processione analoga e distribuzione dei pani benedetti e delle frittelle preparati in suo onore, e il carnevale, durante il quale si svolge una grande sfila­ta di carri allegorici.