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Altitudine: 563 m
Abitanti: 3025
Distanza dal capoluogo: 81 kin
Santo protettore – San Mauro, celebrato il 23 maggio.
Etimo – Deriva dal nome del santo omonimo più l’aggettivo “forte” che sta a indicare “luogo fortificato”. Gli abitanti si chiamano sammauresi.
Storia – San Mauro sorse in epoca medioevale probabilmente intorno a un cenobio benedettino dove si trovava un’antica chiesa dedicata a San Mauro. Ma il territorio era abitato dalla preistoria fino alla colonizzazione greca e al periodo della dominazione dei romani che costruirono un centro rurale, un acquedotto e un tempio. Appartenne alla contea normanna di Montescaglioso. Una bolla del 1060 e un diploma di Roberto, conte di Montescaglioso del 1070, testimoniano l’esistenza dell’abbazia di San Mauro.
Il paese si trova menzionato esplicitamente in una bolla di papa Alessandro II del 1070 e in quella di papa Lucio III del 1283. San Mauro fu fortificata dai normanni con mura e castello, di cui oggi resta solo, in piazza dei Caduti per la Patria, una possente torre cilindrica a tre piani con base circondata da un bastione poligonale, fatta costruire intorno al 1100. Dal Registro dei baroni, compilato tra il 1154 e il 1168, sappiamo che San Mauro appartenne alla famiglia De Caro. In epoca angioina fu infeudata ai De Balzo, agli Orsini e ai Sanseverino. Nel Quattrocento fu costruito il convento francescano dedicato a sant’Antonio da Padova. Nel XVI secolo appartenne ai Carafa sotto i quali si espanse urbanisticamente oltre il perimetro fortificato dei normanni.
Venne costruita la chiesa madre dedicata a santa Maria Assunta. Il torrione induce a sostenere che l’attuale chiesa sia stata una fortezza cui era annessa una cappella privata, dedicata a san Mauro abate. La facciata della chiesa mostra due porte con portali barocchi del Settecento. L’interno si presenta in stile barocco, a tre navate con cappelle. Fu ricostruita nel 1758 e restaurata con decori a stucco nel 1884. Sopra all’altare una nicchia con cornice lignea racchiude il busto del santo protettore. Nel Seicento fu dei Brancaccio e nel 1651, per un breve periodo, passò al demanio regio. Nel 1751 quattro notabili locali la riscattarono dal servaggio feudale e fu decretata “città regia” (tali erano in Basilicata solo le città di Matera e di Incarico).
In questo periodo le condizioni economiche del paese non erano cattive poiché San Mauro fu uno dei pochi paesi della Basilicata dove era nata una classe borghese che, anziché vivere solo di rendita, collaborava con i contadini alla coltivazione e alla valorizzazione delle terre. Inoltre, la città si abbellì di grandi palazzi, come palazzo Lauria, palazzo Arcieri, e crebbe demograficamente e urbanisticamente. Anche a San Mauro Forte nel 1799 venne issato in piazza 1′”albero della libertà”, ma la repubblica giacobina ebbe vita breve, circa quarantacinque giorni, in seguito all’arrivo delle truppe della Santa Sede del cardinale Ruffo.
Durante la dominazione francese, San Mauro non fu risparmiata dal brigantaggio che ricomparve dopo l’Unità d’Italia. Durante il plebiscito del 21 ottobre 1860 i voti dei sammauresi furono tutti affermativi e il prefetto di Potenza, per premiare l’attaccamento dei cittadini all’Italia unita, attribuì con decreto reale al nome del paese l’aggettivo “forte” per distinguerlo da altri comuni recanti lo stesso nome. Gli anni che seguirono l’Unità d’Italia furono caratterizzati dal fenomeno del brigantaggio; erano anni in cui il brigante Crocco, oriundo di Rionero, seminava panico e terrore tra le campagne, accompagnato da uomini senza scrupolo, pronti a saccheggiare, a minacciare e se necessario a uccidere.
Le misure difensive a San Mauro si potenziarono; si ordinò di murare le finestre lungo la cinta merlata, lasciando feritoie e che le porte maggiori del paese fossero presidiate giorno e notte. Fortunatamente San Mauro non fu saccheggiata dai briganti di Crocco, anzi per tutto il 1862 e il 1863 non ci furono avvenimenti degni di nota fino a quando, a dicembre del 1864, la guardia nazionale di San Mauro riuscì a sconfiggere un ingente numero di briganti le cui teste recise furono portate in paese ed esposte in piazza. Da questo momento in poi le imprese dei briganti si fecero sempre più sporadiche fino a quando il fenomeno non scomparve del tutto.
All’inizio del Novecento San Mauro è stata interessata da una forte ondata migratoria verso l’America, ha contribuito alle due guerre mondiali, piangendo i suoi morti, onorando i suoi mutilati, ricostruendo ciò che la guerra aveva distrutto




