San Chirico Nuovo

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Altitudine m 745
Abitanti 1740
Distanza dal capoluogo km 40

Etimo

Di origine agionimica, il nome riflette il greco Cirìaco, presumibilmente attraverso i monaci basiliani ai coloni greci che avevano dato il nome a S. Chirico Raparo, “Nuovo” (o di Tolve) per distinguerlo da Raparo (Racioppi 1889, II, 68).

Origine attestata

II nome S. Quirico è riferito nell’atto con cui papa Nicolo II eleva alla dignità metropolitana la diocesi di Acerenza (1059) alla quale appartiene la chiesa di San Chirico Nuovo

Storia

Senso di spiccata autonomia e forte spirito di ribellione al potere regio e feudale caratterizzano per secoli il popolo diSan Chirico. Qui il feudalesimo è presente dal 1160 circa, quando il possesso è assegnato alla famiglia Sanseverino. A questa si deve la costruzione del Castello.

Tale famiglia mantiene la signoria sino al 1240 quando perde il feudo per aver preso parte alla rivolta contro Federico II. Ad essa subentra Manfredi, il figlio dell’imperatore. Dopo una sequela di signori, Goffredo di Sarzin, Giacomo Balsimiano, Giovanni Saumery e Roberto Autresche (de Altrisia), nel 1280 circa subentra nuovamente la potente famiglia Sanseverino che ne detiene il possesso sino al 1487, anno in cui lo perde per aver partecipato alla congiura dei feudatari capeggiata dal principe di Tarante, Giannantonio Orsino, al fine di sottrarsi al potere arago nese.

La ribellione ha esito negativo e i partecipanti vengono puniti con la privazione dei loro beni. Gisotta Sanseverino perde San Chirico Nuovo e grande parte della po polazione ripara a Tolve per sfuggire alle persecuzioni che ne seguono. Nel 1509 il feudo è intestato a Berlingeri Carafa e successivamente alla fami glia Pignatelli (anche signori di Tolve), che nel 1561 si adopera per ripopolare il paese abbandonato con coloni albanesi ai quali assegna “il territorio per edificarvi le case, per farvi le vigne e il territorio per uso di coltura e per pub blico pascolo” (Gattini 1910, 76).

Nel 1575 il duca Camillo Pignatelli vende il feudo a Ettore Braida. Questi ne mantiene il potere per pochi anni. La possibilità dei comuni, in questo periodo, di sottrarsi per via legale alle an gherie baronali era rappresentata dall’appartenere al regio demanio.