Rotonda

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Altitudine m 580
Abitanti 4000
Distanza dal capoluogo km 160

II toponimo allude a una costruzione o ad un rudere dalla forma rotonda.

Origine attestata

In una sentenza del 1076, pronunciata dal giudice Sicone in merito alla ver tenza tra il vicecomes del duca Ruggero nel Cilento e l’abate di Cava, si afferma che Roberto il Guiscardo, proveniente dalla Calabria, conquista nel 1076 il “castrum quod Rotimela dicitur”.

Valle del Mercure: vi sorgeva l’antica Nerulum. Luogo di transito obbligato tra Campania e Calabria, centro dove confluivano le principali arterie stradali romane. Qui passava infatti via Herculia, un tratto della via Popilia, la strada militare romana che giungeva sino a Reghium (Reggio). E da Nerulum, secondo una leggenda popolare, provenivano gli avi dell’imperatore Augusto, modesti
cambiavalute. Su questo antico sito pare sia sorta Rotonda attuale.

La sua storia è travagliata, tuttavia caratterizzata da vivaci racconti popolari. Il paese nasce in epoca normanna e fa parte prima del gastaldato di Salerno, poi di quello di Laino, quindi viene venduto da Giovanna II ad Angelillo e Masello Scannasorece di Napoli. Secondo tradizione, questi due fratelli costruiscono, nei pochi anni del loro governo (1415-19), il Castello e scavano  un passaggio segreto da utilizzare in caso di fuga. Ma un’altra versione fa risalire la costruzione di questo cunicolo all’epoca della Rivoluzione partenopea, alla quale i rotondesi aderiscono però con velleità. In realtà la galleria è una grotta naturale.

Non è questo cunicolo a dare importanza a Rotonda nell’ambito delle comunicazioni, bensì l’esser nodo di collegamento tra Basilicata e Calabria, soprattutto nel periodo in cui il paese è feudo dei Sanseverino di Bisignano (1419) (Calabre se 1988, 77). Sono anche loro a costruire il Castello su un fortilizio preesistente e a rimanervi fino a quando si ha l’eversione della feudalità. Nel 1574, a seguito della cospicua presenza di viaggiatori, viene costruito un ospizio per viandanti situato poco lontano dal centro abitato, accanto al santuario di S. Maria della Consolazione, inizialmente chiamato Ospedale di S. Maria. Qui i pellegrini ricevono cure gratuite e in cambio fanno dei doni ai gestori, preti appartenenti alla congregazione degli Oblati fondata da S. Carlo Borromeo.

Ad essi succedono, nel 1882, i Padri Passionisti, con i quali l’ospeda le viene trasformato in seminario. Con una parte dei fondi del santuario, nel 1743 inizia la costruzione della Chiesa Madre intitolata alla Natività di Maria Vergine. All’interno essa conserva, tra l’altro, la Vergine di Pompei (1872), tela di Aloiso Raffaele. All’esterno il bassorilievo collocato nel timpano del frontone centrale raffigura Dio Padre ed è opera di Antonio Di lacovo detto Sanzetta, uno scalpellino locale (XVIII secolo).

Rotonda è patria di numerosi scalpellini che, con un lavoro di precisione e gusto, abbelliscono vicoli e palazzi. Tra questi sono importanti casa De Rinaldis (XVIII secolo) con un portale litico bugnato, e Palazzo Amato, oggi sede del­l’Ente del Parco Nazionale del Pollino. Ci sono anche i Palazzi Di Sanzo, Ca-taldi e Tedeschi. Tutti risentono, nella decorazione, della passata influenza spa­gnola.
Nel XX secolo gli anziani scalpellini scompaiono, ma nascono nuovi artisti. Tra questi il “Michelangelo delle Miniere”, Francesco Libonati (1920-1958), prima minatore emigrato in Belgio e poi scultore.

Egli crea, tra l’altro, una Pietà in pietra, conservata negli appartamenti pontifici del Vaticano. Ma la pietra viene impiegata anche per costruire le prime macine dei frantoi. In campo agricolo sono attive le colture di grano, mais, segala, orzo, legumi, patate, barbabietole e rape. Agli inizi del 1900 c’è in Rotonda una piccola industria della pasta, utile anche ai paesi del circondario.

La presenza di boschi consente, per alcuni decenni, la creazione di una fabbrica di fiammiferi alla quale se ne affianca un’altra di candele. Sono ancora visibili in paese i ruderi dei 5 frantoi, 12 mulini, 2 gualchiere e 4 fornaci. Essi simboleggiano il dinamismo economico locale. I conseguenti benefici però sono appannaggio di pochi, mentre la maggior parte degli abitanti è povera, a causa del gravame fiscale a cui è sottoposta. Ma a volte i contadini hanno il coraggio di insorgere: alla fi ne del XVIII secolo rifiutano di pagare al governo borbonico un’imposta sul l’acquedotto e si ribellano distruggendolo.

I Borboni, benché esosi con le loro tasse, apportano alcuni miglioramenti al paese soprattutto nelle comunicazioni. Nel 1792, lungo l’itinerario della via Popilia, essi fanno costruire la strada consolare delle Calabrie. Attraverso questa passa Garibaldi nel suo risalire dalla Sicilia verso nord.