Ripacandida

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Altitudine m 620
Abitanti 1900
Distanza dal capoluogo km 59

Da ripa o colle dal suolo di colore chiaro su cui il paese è stato edificato.

Leggenda di fondazione

Una tradizione locale vuole Ripacandida sorta a seguito della distruzione di Candida Latinorum, posta a valle, a circa un chilometro e mezzo di distanza. Caduto l’impero romano, i cittadini, per difendersi dalle invasioni barbariche, scelgono il colle e costruiscono le loro case intorno al piccolo tempio dedicato a Giove.

Origine attestata

In una località vicina al paese alcuni scavi hanno portato alla luce resti risa lenti al VII-IV secolo a.C.: tombe, scheletri, monete, vasi in bronzo lavorato, pavimenti, mosaici, armi e armature, ceramiche di terracotta e iscrizioni su la pidi. Tali reperti sono oggi conservati nel Museo nazionale archeologico del Melfese.

Storia

Le vicende di Ripacandida sembrano potersi racchiudere all’interno dell’arco di tempo che unisce l’esistenza di alcuni personaggi: san Donatelle, monaco, morto al l’età di diciannove anni nel 1198 e suor Maria del Gesù. Donatelle trascorre gli ultimi cinque anni della sua vita presso i monaci benedettini di Montevergine. È di umili origini, forse appartiene ad una famiglia di pastori.

All’età di quattordici anni entra nel convento dimostrando su bito grande forza di fede. Gli si attribuiscono molti prodigi tra cui uno legato ad un papa. Benedetto XIII, nel 1724, visita il Melfese duramente colpito dal sisma distruttore del 1694. Il pontefice rende omaggio ai resti di Donatelle e, preso da fervore, decide di portare con sé un pezzo del braccio del santo con tenuto in un reliquiario.

Ma un fulmine cade nel punto in cui è stata mutilata la reliquia. Il Papa rimette a posto il frammento per evitare ulteriori risentimenti del giovane focoso santo (Bisaccia 1991, 157). Donatelle ha i suoi natali “in quell’ambiente di fervido sentimento religioso, di cui Ripacandida diede insigne prova col forte numero dei suoi baroni partecipanti sotto Guglielmo il Buono alla III crociata per la liberazione dei luoghi Santi dagli infedeli” (Gentile 1987, 42).

Nel Catalogo dei Baroni (1167) risulta, infatti, che mentre su tredici nobili del paese soltanto quattro inviano i loro soldati, gli altri partono per la realizzazione dell’impresa. Su circa 1490 baroni del regno, appena cinquantaquattro sono i volontari di cui nove pro venienti da R. (Bozza 1889, 100-102). Questo paese non è soltanto patria di santi, ma anche di signori. Sorto con mol ta probabilità intorno all’anno Mille, cambia numerosi proprietari.