Rionero in Vulture

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Altitudine m 656
Abitanti 12.147
Distanza dal capoluogo km 49

Rionero in Vulture ripete il nome Rivus Niger del versante attuale della valle di Vitalba dove il paese sorge, messo a confronto con la forma Rivus Rivus della valle opposta (Fortunato 1899, 8).

Origine attestata

Rionero in Vulture appare per la prima volta nella bolla di papa Eugenio III del 4 giugno 1152. Con quest’atto il pontefice conferma a Ruggero, suo vescovo, vari possedimenti tra cui la chiesa di S. Maria de Rivonigro.

Storia

16 maggio 1880: Giustino Fortunato, a soli trentadue anni, viene eletto depu tato. Il suo impegno maggiore si concretizza nella prima, vera, lucida analisi della questione meridionale. Egli percorre l’Appennino meridionale e da queste escursioni ricava la sua teoria sulla condizione di arretratezza del Sud: rifiuta l’ipotesi della scarsa volontà della classe lavoratrice meridionale, e ritiene che la povertà congenita della terra sia la causa del malessere del Mezzogiorno. A questo argomento egli dedica numerosi scritti, divenuti celebri e fon damentali ancora oggi.

I suoi argomenti riscuotono il massimo interesse e suscitano ampie discussioni nella società italiana. Non così in Basilicata dove egli è considerato un idea lista e un solitario. Tale indifferenza locale non frena, però, il suo interesse ver so la storia patria. Egli scrive in proposito numerosi libri di grande valore scien tifico che rappresentano un indispensabile strumento per conoscere la storia della regione. Muore il 27 luglio 1927 a Napoli dopo aver rifiutato ogni com promesso con il fascismo.

Dai suoi scritti si apprende che Rionero in Vulture è citata in un primo documento del 1152. A quell’epoca è un casale, ma dopo due secoli si spopola. Numerosi sono i provvedimenti del re angioino Roberto a favore della popolazione e contro i soprusi dei vescovi di Rapolla, da cui dipende.

La situazione muta, però, quando Giovanni d’Angiò, fratello di Roberto, eredita dal defunto Pietro, conte di Eboli, la valle di Vitalba nel 1316 e decide di costruire la cittadina di Atella.
A tal fi ne emana un decreto con cui esenta dal pagamento di imposte per dieci anni quanti vengono ad abitare nel nuovo centro. I rioneresi sono incoraggiati ad abbandonare il loro territorio dove sono vessati dalle tasse vescovili.

Dopo due secoli di buio, il casale di Rionero in Vulture torna a ripopolarsi con l’arrivo di colonie di profughi dall’Albania. In un apprezzo del 4 aprile 1615 compilato da Grazio Grasso si legge, infatti, che: “la terra di Atella tiene un casale detto Arenigro distante circa 3 miglia con 45 fuochi albanesi che vi abitano in grotte.