Pescopagano

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Altitudine m 954
Abitanti 2300
Distanza dal capoluogo km 69

II toponimo è composto da pesco e la specificazione pagana. Forse “il nome accenna sia a fortificazioni del secolo IX, sia a posteriori stazioni dei Saraceni” (Racioppi 1889, II, 60). In passato il luogo si è anche chiamato Pietrapagana dove pietra è sinonimo di pesco.

Origine attestata

II paese ha origini antiche e in esso si rifugiano i Saraceni con a capo Apolaffar; essi poi costruiscono un fortilizio nell’867.  Col massimo sforzo i cittadini difesero la città contro mille briganti. Ma quella parte di essa che era aperta per le grandi strade, fu occupata dai briganti, e i barbari condottieri ed i loro padroni saccheggiarono ed incendiarono nove Chiese della Badia di S. Latenza in Tipalazzi e circa sessanta case di minore importanza.

Fra le prime la mia, di cui non si salvò neanche la minima parte, ed andò distrutta la biblioteca, massimo mio conforto” (Araneo 1990, 9-10). La testimonianza dell’intellettuale Luca Araneo evidenzia la situazione drammatica vissuta da Pescopagano all’epoca del brigantaggio postunitario.

È la notte del 26 novembre 1861: la cittadina viene attaccata dalle truppe agli ordini di Carmine Donateli Crocco e del generale borbonico José Borjès. Questi è inviato in Italia meridionale da Francesco II con l’incarico di promuovere e guidare una vasta insurrezione legittimista. Lo stesso alto ufficiale così commenta nel suo diario l’assalto: “Proseguiamo il nostro cammino alla volta di Pescopagano.

La città è investita. Questi vengono decimati e costretti alla fuga nei boschi di Monticchio dalla Guardia nazionale, asserragliata tra i ruderi dell’antico castello. Pescopagano è uno dei pochi paesi a resistere alla violenza dei briganti. La cittadina svolge un ruolo importante anche durante il 1799. Con l’avvento della Repubblica partenopea diventa uno dei quattordici cantoni in cui è di viso il Dipartimento dell’Ofanto.