Paterno

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Altitudine m 634
Abitanti 4260
Distanza dal capoluogo km 64

Dal Paternicum, eredità dai padri. Significa “luogo abitato in antico” da cui è derivato poi un nuovo paese e dal quale “nuove genti credano di avere le origini” (Racioppi 1889, II, 52).

Origine attestata

Recenti scavi archeologici effettuati nel 1945 lasciano pensare che il paese fosse abitato sin dall’era neolitica; “ne sono testimonianza capanne e grotte a cui successero le cinte poligonali che ancora si ammirano qui e sopra Tramutola” (Cuomo s.d., 19).

Storia

Designato fra i siti archeologici della Basilicata preistorica dell’età dei metalli, il sito è oggetto, per molti secoli, di successive migrazioni di popoli provenienti dall’Oriente (indoeuropei). La fertilità del territorio, la ricchezza delle acque sorgive e l’abbondanza di bo schi attirano diverse popolazioni. Gran parte di esse si accentra nel rione Tempa (già esistente in epoca romana), al centro del quale sorge la Chiesa Madre di S. Giovanni Evangelista.

In epoca successiva le campagne circostanti sono occupate dalle case padronali e contadine e raggruppate in dodici rioni, tra cui Civita, sito in cui, durante gli scavi del 1945, sono rinvenuti gran parte dei reperti: medaglie greche, corniole, lance, corazze, uno scheletro e diversi pezzi di ceramica lucana con fondo nero e figure rosse (1500-1300 a.C.). Essendo il paese posto a valle e a seguito delle invasioni barbariche, della ma laria ed altre epidemie la popolazione lo abbandona e si aggrega a quella di Marsico. Un numero ridotto però rimane e costituisce un casale. Col tempo si ingrandisce e diviene frazione di Marsico Nuovo. Condizione che si protrae sino al 1973, anno in cui diviene Comune autonomo.

L’Ottocento, soprattutto, è un secolo particolarmente funesto per il paese: l’epidemia colerica del 1837 da Napoli si diffonde in più paesi, tra cui Paterno dove il morbo attecchisce con più facilità a causa della presenza di paludi. Le disastrose frane del 1840 e 1843 sono dovute ai forsennati diboscamenti effettuati. Il tragico terremoto del 1857 fa morire decine di paternesi sotto le macerie. Tradizione vuole che esso sia cessato all’apparire di una lacrima sul volto della sta tua della Madonna del Carmine.

Alle catastrofi naturali si aggiungono i tristi fenomeni legati al brigantaggio. Subito dopo l’unità d’Italia, tra il 1860 e il 1864 soprattutto, le bande di briganti capeggiate da Nicola Masini e Federici Aliano, giungono a Paterno. Qui essi eli minano i loro nemici rappresentati dalle famiglie Tardugno (parenti del capo brigante Aliano) e De Noia, e quindi fanno del paese un loro rifugio abituale. Aliano viene preso e giustiziato a Potenza il 14 agosto 1875. Oltre ai sequestri gli erano stati imputati direttamente 21 omicidi. Masini aveva il debole di “rubare ricchezze e fanciulle” (Mezzacupa 1875, 45).

Conclusasi la dolorosa vicenda del brigantaggio e migliorate le condizioni del territorio, la situazione sembra stabilizzarsi: la popolazione torna a dedicarsi pacificamente all’agricoltura ed alla pastorizia. Negli ultimi decenni la co­struzione di varie industrie e lo sviluppo commerciale hanno contribuito ad aumentare notevolmente la ricchezza prò capite degli abitanti.