Montemurro

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Altitudine 723 m.
Abitanti 1580
I Da Mons Morus, monte del moro, nome dato al luogo dopo l’occupazione saracena; Il nome è composto da due sostantivi dal significato reiterante: monte e murra, termine che nel medioevo indica un cocuzzolo isolato. Il paese è infatti arroccato su un monticello isolato nella val d’Agri.

Origine attestata

Resti di un tempio pagano, al centro del paese antico, attestano l’origine di Montemurro. Tale santuario è dedicato alla dea dei buoni costumi Muria, da cui il nome Mons Muriae.
Un primo documento, la cosiddetta bolla di Godano (1060), afferma che il paese fa parte della diocesi di Tricarico, passata dal rito greco a quello latino.

“Venti volte distrutto, venti volte ricostruito sulle sue rovine” (Montesano 1926, 313), questo pare essere stato il destino di Montemurro segnato, nel tempo, da catastrofi.
La notte del 1857 un lontano, indistinto boato annuncia la fine: il paese è raso al suolo dal terremoto.

I superstiti cercano a stento di ricominciare una vita normale ma, esattamente cinquant’anni dopo, vengono colpiti da una nuova calamità: una frana, valanga di distruzione e morte.
In passato, durante il periodo feudale, alla distruzione morale del paese con corrono le continue liti tra vescovi e feudatari che ne contendono la giurisdizione, e quindi i beni.

Dal XIII al XV secolo, i vescovi sono anche signori del feudo. Essi cercano, in diversi modi, di accattivare la benevolenza della gente, soprattutto concedendo vari privilegi: limitano i tributi alle sole decime e danno al popolo il potere di scegliere tra i suoi rappresentanti il camerlengo.

Questi è addetto alla giurisdizione delle cause civili, al diritto di Portolania e zecca, e alla custodia delle terre del paese. Dal canto loro, i vescovi nominano il baiulo, ufficiale incaricato di riscuotere i dazi, di controllare la sanità, i prezzi, e la manutenzione delle strade.