Moliterno

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Altitudine 879 m.
Abitanti 5000
Distanza dal Capoluogo 92 km.

II nome deriva dall’espressione augurale Moles – aeterna, riferita alla torre del Castello;

Il toponimo è composto dal radicale mulctrum (ossia il vaso da mungere, o il latte munto) e il suffisso -erno che, aggiunto al nome, indica il luogo dove si svolge l’azione espressa dal radicale. Mulctrerno è, perciò, il luogo dove si fa il latte.

Orìgine attestata

In un documento del 1239, si parla di una torre costruita dai Longobardi tra i secoli Vili e IX e utilizzata come vedetta dalla quale vigilare le incursioni saracene

Un’imponente torre merlata, sormontata da un leone rampante che impugna una sciabola, alle sue spalle una cinta muraria. È lo stemma di Moliterno esso evoca il periodo feudale e la potenza del signore, pronto a difendere il suo territorio con la ferocia di un leone. Dal periodo romano la storia si confonde con quella di Grumentum.

Dopo la distruzione di Grumentum ad opera dei Saraceni, gli abitanti si spostano in questo sito, anticamente abitato da popolazioni lucane di ceppo osco. Intorno alla torre longobarda i Normanni edificano il Castello, che diventa dimora dei diversi feudatari che si susseguono nel possesso del paese.

I Sanseverino (XV e XVI secolo) fanno del territorio un ricco feudo grazie al lo sviluppo dell’allevamento di bestiame, dell’agricoltura e al commercio del la lana, degli ovini e dei cereali. Essi sono tuttavia malvisti dalla popolazione vittima di angherie e soprusi di ogni genere. Chi si ribella è rinchiuso nelle carceri del maniero.

Da emblema del potere odiato, nel corso del XVIII secolo il Castello diventa simbolo di cultura. Ospita infatti un circolo letterario presieduto dal principe Giambattista Pignatelli. Questi invita periodicamente gli intellettuali del luo go e in particolare alcuni padri domenicani e francescani, i quali tengono le zioni di teologia e giurisprudenza.

Già da tempo i Domenicani dimorano nel convento di S. Nicola in Pantanellis e creano in paese la Gronda della Serra. Nel 1614 acquistano un palazzo che trasformano in convento.
A Moliterno già avevano fondato la cappella della Madonna del Rosario (1510). Dall’ampliamento di quest’ultima, nel 1616, nasce l’attuale chiesa del Rosario. L’interno è a tre navate. Ha le volte dipinte con riquadri in cui sono raffigurati S. Tommaso d’Aquino, S. Nicola e il Martirio di due santi Domenicani. Vi sono poi la tela Madonna e santi (1719), di Salva tore Ferrari e nel presbiterio il coro ligneo del 1634.

I padri domenicani creano nel loro convento una biblioteca, dotandola anche di mobili pregiati dei secoli XV e XVI. Di essa non si ha più traccia. Infatti con la chiusura del convento, ad opera dei napoleonidi di Napoli, i beni ecclesiastici vengono incamerati dal demanio. L’edificio, venduto all’asta, è comple tamente modificato dai nuovi proprietari. Di esso rimangono soltanto il chiostro con al centro un pozzo del 1614 e un lavatoio in pietra. I Francescani ar rivano nello stesso secolo (1613), per volere di don Luigi, un altro esponente della dinastia Carafa.

I frati Minori Riformati si stabiliscono in un convento annesso alla chiesa di S. Croce ricavato da un antico oratorio. La chiesa conserva, tra l’altro, una Deposizione dalla Croce (XVII secolo), tela di Giovanni De Gregorio detto Pietrafesa.