Miglionico

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Altitudine: 461 m
Abitanti: 2694
Distanza dal capoluogo: 21 km

Santo protettoreSant’Antonio, celebrato il 29 giugno.

EtimoLa tradizione vuole che l’origine del nome derivi da Milone il celebre atleta di Crotone, che gui­dò centomila crotoniati contro trecentomila sibariti e che munì la città di grandi mura. Romualdo Salernitano dice che Miglionico prende il nome da Malocco, un capitano greco dell’imperato­re Catalaico, vissuto qui al tempo dei normanni, mentre secondo Antonini sarebbe Melo di Bari a darle il nome. Lo storico Racioppi fa derivare dal basso latino mattiamomi, l’officina in cui si lavorava­no i panni con il congegno dei magli. Il Corcia inve­ce accorda le sue preferenze ai milionia, campi atti a produrre il miglio. Secondo altri deriverebbe da mulionicos, “mulattiere”.

Origine attestata -Probabilmente da identificare con la città enotria di Malanio o Melanio. Che la città sia di origine antichissima, lo dimostra il ritrovamento di suppellettili, arredi tombali, mosaici di pavimenta­zione, opere idrauliche risalenti al IX e IV secolo a.C. e persino una necropoli del VI secolo a.C., venuta al­la luce in seguito a una frana nel 1976, ricca di arredi vascolari, oggetti di bronzo, ornamenti militari, mu­liebri, infantili e resti umani. Secondo la tradizione, Milone, vissuto nel VI seco­lo a.C. fortificò con mura e forti una città che già preesisteva. Dopo la colonizzazione greca, entrata a far parte della regione metapontina, subì la domi­nazione sibarita nel periodo in cui questa arrivò a dominare ben venticinque città, tra cui Metaponto, prima di essere distrutta da Milone. Divenne città lucana quando questo popolo invase la regione me­tapontina. Per frode dei tarantini passò ai sanniti, i quali la tennero fino al 458, anno in cui, come rac­conta Livio, fu espugnata dal console romano L. Postumio Megello, grazie all’uso di Vigne e all’ aiu­to dei lucani e dei sessani. Durante la presa di Me­lanio morirono 3200 sanniti, mentre 4200 furono presi vivi.

Storia - La storia di Miglionico è strettamente con­nessa alle vicende del suo imponente castello. Recin­tato da triplici mura (melaniane, miloniane e me­dioevali), ospitò papa Onorio II, la regina Costanza, il conte Ruggiero di Sicilia (prima che diventasse re con il nome di Ruggiero II), Ferrante d’Aragona, Al­fonso il Guercio, Ettore Fieramosca, papa Urbano II, e molti altri. Il primo documento storico risale al 1110 d.C.: si tratta di un’antica iscrizione muraria in cui si legge che Alessandro, conte di Andria fece re­staurare e ampliare l’antichissimo castello preesisten­te (“Alexander comes fecit edificare Miliolongum castellum”), utilizzato, fino ad allora, come torre forti­ficata e cavallara, per lo scambio degli ostaggi e le comunicazioni.

Nel 1128, presso Miglionico, sulle rive del fiume Bradano, furono accampate le truppe di papa Ono­rio II e di Ruggiero, conte di Sicilia, scomunicato per aver voluto prendere il ducato di Puglia e di Calabria senza il permesso della Santa Sede. Per oltre quaranta giorni i due eserciti si fronteggiarono senza mai guadare il fiume, finché Onorio, a causa della stagio­ne inoltrata e delle febbri malariche diffuse tra i sol­dati, per mancanza di viveri e di mezzi necessari ad affrontare le paghe, scese a patti con Ruggiero, con­cedendogli l’investitura di duca di Calabria e delle Puglie. Dopo venti giorni di sosta al castello di Miglionico, il papa si ritirò a Benevento. Anche Ruggie­ro, dopo aver sottomesso le terre assegnategli, fu ospite del castello.

Dopo il terremoto del 1209, il castello fu ricostruito da Federico II a forma di stella. Per tre secoli Miglionico rimase in possesso dei con­ti di Andria per poi passare, nel 1415, al capitano di Ventura Sforza De Attendolis. Nel 1449 divenne si­gnore di Miglionico Antonio Sanseverino, principe di Bisignano. Il feudo rimase proprietà dei Sanseve­rino fino al 1487, anno in cui Ferrante lo tolse a Girolamo, reo di aver partecipato e ospitato nelle sale del suo castello la celeberrima Congiura dei baroni.

Proprio a causa di questo avvenimento il castello as­sumerà il tetro nome di Malconsiglio, non soltanto perché al suo interno si radunarono i partecipanti al­la congiura antiaragonese, ma perché la finta pace, ivi stipulata, tra baroni e re, venne poi siglata col sangue. Nella metà di dicembre, infatti, un manipo­lo di fanti e cavalieri assaltò violentemente il paese e occupò il castello. Girolamo Sanseverino e il figlio Luca, tentarono di sottrarsi alla morte con la fuga ma, accusati di lesa maestà, vennero fatti prigionieri e giustiziati nel luglio del 1487. Nella sala del Malconsiglio il re imbandì la tavola per festeggiare la vit­toria sui baroni.

Il 12 dicembrel504, per speciale concessione del Cattolico, il paese e il castello furono consegnati a Et­tore Fieramosca. A questi fu concesso il titolo di conte di Miglionico per la vittoria conseguita sul campo, a Barletta, durante la celebre disfida. Fieramosca fe­ce elevare le mura e la merlatura del castello, istituì e finanziò la festa della Madonna delle Grazie e della Porticella, e dotò la chiesetta urbana di belle pitture e pregiati affreschi contraddistinti dallo stemma fa­miliare.

Nel 1526, durante la guerra tra Francia e Spagna, i contadini di Miglionico si difesero strenuamente, re­spingendo l’attacco dei francesi. Con l’avvento dei francesi, Bernardo Sanseverino, figlio di Girolamo, rientrò in possesso degli anti­chi possedimenti di famiglia, i quali furono venduti nel 1536, con il patto della ricompera, dal figlio Pierantonio al principe Pignatelli. Successivamente la terra e il castello furono venduti e riacquistati dallo stesso Pierantonio, rispettivamente a Gennaro Caracciolo, nel 1547 e a Francesco Villancet nel 1551. Dal 1570 i Sanseverino furono nuovamente i signori di Miglionico.

Nel 1607 fu possedimento di Marcello Nigro, erede dei principi Sanseverini e, quindi, del duca Orsini di Gravina, discendente di questi per parte femminile. Nel 1624 la signoria fu acquistata da Ippolito Revertera, Duca della Salandra, che prese il titolo di Con­te di Miglionico. In seguito ai moti rivoluzionari scoppiati a Napoli nel 1647, la popolazione insorse contro il conte, che richiedeva la riscossione delle tasse e, dopo averlo assediato molte ore in chiesa, gri­dando di non voler pagare, lo rinchiuse prigioniero nel castello.

Nel 1829 i signori di Salandra furono espropriati del castello e delle altre proprietà, che vennero consegna­te, con un’asta pubblica, ai cittadini di Miglionico.La cittadina partecipò ai moti risorgimentali del 1860. Ha dato i natali ai poeti Girolamo e Marcanto­nio Mazzone (del Seicento); a Pietrangelo Bilotta, storico e letterato del Settecento; all’archeologo Do­menico Selluce (1773-1831). In piazza del popolo sorge la chiesa madre di Santa Maria Maggiore, risalente al XIV-XV secolo, con portale rinascimentale a ogiva riccamente decorato, campanile romanico a pianta quadrata e bassorilievi caratterizzati da figure di santi.

Al suo interno è pos­sibile ammirare il Polittico di Cima da Conegliano, 18 tavole con al centro una scultura lignea raffigurante la Vergine col bambino e san Giovanni, di scuola na­poletana, risalente al 1449, fatto acquistare a Lipsia al duca Vincenzo Gonzaga di Mantova dal canonico Marcantonio Mazzone, compositore e amico del Tas­so, il quale le inviò a Miglionico con l’intento di di­ventare arciprete. Sempre nella chiesa madre sono state rinvenute l’ Assunzione del Tintoretto, una Deposizione di scuola michelangiolesca, una Presen­tazione e una Madonna con i santi del Guercino, una Via Crucis, di pregevole fattura, di scuola napoletana del Seicento, una statua quattrocentesca in pietra raf­figurante Santa Lucia dello scultore Stefano da Puti-gnano, infine dodici statue lignee di scuola Veneta del XVII secolo e alcune tele risalenti al Seicento opera del Ferri.

Nelle vicinanze del comune si trova la chiesa di San Francesco, affiancata a un piccolo convento con campanile romanico. Nella piccola chiesa della Trini­tà, con cuspide a piramide e affreschi della metà del XV secolo, per tradizione si recavano a pregare le don­ne nubili in cerca di marito.