Maschito

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Altitudine 595 m.
Abitanti 1880
Distanza dal Capoluogo 73 km.

II toponimo deriva dalla forma latina masculetum, “luogo dove sono piantate viti maschie”.

Leggenda di fondazione

Nella valle di S. Martino si possono osservare i ruderi di una fabbrica che si dice appartenente ad un antico castrumromano, poi abbandonato per cause ignote.

Origine attestata

Con un atto datato 26 settembre 1541 l’allora proprietario dell’odierno territorio di Maschito, D. Giovanni de Teis, sigla un accordo con i Greci-Albanesi, fuggi ti dalla terra natia: ad essi concede di risiedere nel feudo dietro pagamento annuo di un ducato per fuoco.

Storia

La terra di Maschito distante dalla già detta Ripacandida a 6 miglia è abitata da numero 1300 persone di nazione albanese, tutte dedite alla coltura dei territori e industrie di massarie. Viene posseduta dall’ Illustre Duca di Castelmonte D. Antonio Carafa rendita di docati 800 incirca e nello spirituale ritro vasi compresa nella diocesi del vescovo di Venosa, la di cui mensa ne percepisce da docati 80, essendovi una sola chiesa parrocchiale redditizia in docati 100 incirca, servita da 16 sacerdoti” (Gaudioso, 1965, 77). Questa è la situazione di Maschito nel 1736 descritta da Gaudioso.

Maschito nasce come casale. Col trattato di Costantinopoli (1533) tra Carlo V re di Spagna e il sultano Maometto II vengono sanciti, tra l’altro, il passaggio del l’Albania ai Turchi e la possibilità per gli abitanti interessati di lasciare il lo ro paese e recarsi in Italia.

Un buon numero di esuli albanesi si stanzia nei pressi di Venosa. Insofferenti dei continui maltrattamenti subiti dalla gente del luogo, essi decidono di sta bilirsi in un territorio lontano sette chilometri dalla città di Grazio. È un piccolo feudo appartenente al viceré spagnolo Consalvo de Cordova.