Marsicovetere

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Altitudine 1037 m.
Abitanti 4300
Distanza dal Capoluogo 85 km.

II centro è attestato nel Catalogo dei Baroni (1167) con il nome di Marsicus Vetus. E composto da Morsico edall’aggettivo vetus, vecchio. Tale componente differenzia il centro preesistente da quello successivo di Morsico detto poi nuovo, anche se alcuni studiosi hanno reputato vetere come un riflesso dell’antica città di Vertina, nominata da Strabene (Libro VI).

Leggenda di fondazione

Si pensa che il paese abbia accolto i profughi della città di Vertina, distrutta dai Romani nel VII secolo, ed anche una colonia di Marsi, antico popolo originario della Marsica scesi nella valle dell’Agri in cerca di una dimora.

Origine attestata

La prima notizia indiretta dell’esistenza del paese si ha in un documento dell’871, in cui si parla deimonasteri di S. Elia e di S. Giovanni, situati sulle pendici del monte S. Nicola, presso la città di Marsicus Vetus.

Storia

Marsicovetere è uno dei siti più elevati della regione. È un centro tipicamente conta dino, la cui economia si basa sulla produzione ortofrutticola e zootecnica. A causa della sua posizione, il paese, fortemente arroccato in cima ad un monte, ha conservato nella popolazione quei tratti tipici di chi vive isolato: te stardaggine, tenacia, familismo, empirismo e cultura magica. Nel 1953 è an cora in uso la pratica del “salto degli sposi” consistente nel saltare la soglia della chiesa per non incorrere nel malocchio.

La storia passata non differisce di molto rispetto agli altri centri della regione. La parrocchia è di natura ricettizia, chierici e sacerdoti partecipano alla”massa comune”. La miseria caratterizza gli abitanti; anche il clero è povero e molto spesso chi abbraccia la carriera ecclesiastica lo fa per sfuggire alle tasse e per ottenere qualche risorsa con cui vivere. Si pensi a Porzia Caracciolo, proprietaria del feudo, che nel 1597 si allea col Comune per scacciare dal paese quei chierici rei di avere abbracciato la fede solo per evitare di pa­gare le tasse.

I rapporti tra feudatari e clero sono spesso tesi. Per trentasei anni, prima del 1594, i signori impediscono l’arrivo in paese del predicatore quaresimale, ed inoltre alimentano l’astio della popolazione nei confronti degli ecclesiastici. I vescovi, soprattutto quelli residenziali dopo il Concilio di Trento, agiscono in un clima così teso e difficile. In precedenza la situazione è meno comples sa. Un documento del 1188, quando il paese è sotto la signoria di Bartolomeo, testimonia la donazione fatta da parte del signore della chiesa di S. Maria in M. all’abate Falcone di S. Stefano.

II cristianesimo è qui diffuso prima dai monaci greci dei due monasteri di S. Elia e di S. Giovanni, quindi dai Benedettini, e, infine, dai Francescani Con ventuali arrivati nel 1343. Nove anni prima vi giunge Angelo Clareno, il fran­cescano dissidente e per questo in fuga dalla persecuzione della Curia roma na. Egli predica la povertà assoluta ed è a capo della setta dei Fraticelli della povera vita, da lui fondata. Alla sua morte i suoi seguaci rientrano nell’Ordine e si aggregano ai Conventuali coi quali costruiscono il convento di S. Maria dell’Aspro (1343), oggi rudere.