Marsico Nuovo

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Altitudine 865 m.
Abitanti 5290
Distanza dal Capoluogo 61 km.

II toponimo si riferisce al personale latino Marsicus. Ma, secondo una tradi zione, il nome si fa risalire ad unvicus oppidum o castrum marsicum, da ri versamenti di coloni, soldati o agricoltori, venuti dalla Marsica. La specifica­zione nuovo, aggiunta in epoca imprecisata, è usata per opporlo a Marsicovetere. Nella dizione locale il centro èchiamato màrseche.

Origine attestata

II primo documento in cui appare il nome di Marsico Nuovo è del 570, allorché com pare come paese del gastaldato del Latiniano.

Gianuario è un vescovo di Cartagine, giunto in Italia per radicare la fede cristiana. Verso il 280 è a Potenza. Qui trova l’opposizione dell’amministratore romano Leonzio, che lo perseguita. Durante la fuga nel faggeta della Maddalena e del monte Arioso, tra Potenza e Marsico-Abriola, viene raggiunto e de capitato. Nell’853 una popolana, di nome Susanna, sogna per tre notti di se guito il luogo dove è sepolto Gianuario. Il suo corpo viene ritrovato e, quindi, condotto a Marsico Nuovo ed interrato nel punto in cui si organizza il suo culto.

Le sue ossa, tuttavia, sono contese tra il feudatario e il locale monastero benedettino di S. Stefano, il quale rimane libero fino al 1768, anno in cui entra in possesso del Comune. Questo fa costruire una cappella laicale in S. Stefano, e in essa colloca le spoglie mortali del santo.

Anche la chiesa di S. Stefano, annessa all’omonimo monastero, cambia la de dicazione, che è ora a S. Gianuario. Si pensa che sia costruita su un vecchio tempio pagano dedicato al dio Serapide. Costui sarebbe raffigurato sulle co­lonne esterne del portale, opera questa di un discepolo di Melchiorre da Montalbano (scult, arch. doc. 1273-79). Molto probabilmente la chiesa esiste già nell’853, pur se un documento attesterebbe l’origine al 1077, quando viene fat ta ricostruire dal conte normanno Reinalt Malconvenient. Il monastero di S. Stefano è collegato all’abbazia della Trinità di Venosa, dal la quale continua a ricevere rendite fino al termine del Quattrocento.