Lavello

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Altitudine 313 m.
Abitanti 13087
Distanza dal Capoluogo 74 km.

II toponimo deriva dal latino Labellum, termine che designava un ricettacolo in marmo o in legno presso un pozzo, che serviva per abbeverare il bestiame. Il paese si è sviluppato, infatti, nei pressi di una località ricca d’acqua.

Origine attestata

Nell’ agro lavellese vi è la testimonianza di un insediamento antropico risalente al VI o alla prima metà del V millennio a.C. (Neolitico). Sono villaggi di fattura dauna con fossati a “C” che racchiudono capanne ovali. La storia di Lavello è segnata da un funesto, ma eroico avvenimento: un incendio.

La cittadina prende parte, infatti, alla rivolta ghibellina contro gli Angioini e ne paga le conseguenze. Dalla guelfa Melfi giungono soldati agli ordini di Ruggero Sanseverino i quali assediano e saccheggiano la rivoltosa Lavello dall’8 al 23 agosto del 1268. Ma un gruppo di giovani si asserraglia nella torre del Castello per impedire ai melfitani l’accesso alla città.

Gli assedianti, dopo molteplici e vani tentativi di stanare i rivoltosi, incendiano la costruzione. Nonostante le fiamme i gio vani resistono fino a quando il fuoco prevale ed essi muoiono arsi vivi.

L’episodio è fissato nello stemma del paese: “d’azzurro alla torre gradata di due pezzi d’argento, fiammante di rosso su ciascuno di essi ed accompagnata nel ca po da due quintafoglie dello stesso” (Gattini 1981, 36). Il rogo causato dai soldati guelfi non intacca, però, l’assetto urbano. Il paese ha, infatti, il suo nucleo abitativo originario nel rione Pescariello. È un insediamento romano fondato probabilmente nel I secolo d.C. Esso occupa un’e­stensione non troppo rilevante e le mura corrono lungo il rilievo roccioso.