Craco

Il Borgo Medievale di Craco, disabitato dal 1963 a causa delle frane, si è trasformato in un set cinematografico d’eccezione. Il percorso è insolito e fortunato: da borgo medievale in rovina a set cinematografico “aperto“.

Succede a Craco, paese della Basilicata a pochi chilometri da Matera, case strette a una roccia calcarea, stradine e scalini sul precipizio, da cui si staccano le sagome di una torre normanna e di un castello del XIII secolo. Da lontano, il borgo medievale appare mimetico, le case, i campanili, le fortificazioni, sono dello stesso colore della rupe.

Uno sguardo più ravvicinato mostra edifici come quinte teatrali, scivoloni di frane, pezzi di scenografia lasciati indietro dalle troupes cinematografiche. Craco è un frammento d’Italia incontaminata, che deve la sua fortuna, per paradosso, proprio alle frane. L’ultima grande frana, nel 1963, ha costretto per sicurezza gli ultimi abitanti allo sgombero.

Ma i crolli ne hanno costruito la bellezza, una bellezza in bilico.Da allora questo paesino in equilibrio è diventato una location per il grande schermo, celebrata da Cinecittà a Hollywood.

Il primo ciak famoso è stato quello di Francesco Rosi nel 1977 per Cristo si è fermato a Eboli: le riprese si dividevano tra il piccolo borgo e i Sassi di Matera. Insieme ai più famosi Sassi ha visto cineprese e telecamere di ogni tipo: da quelle di kolossal americani come King David con Richard Gere e The Passion di Mei Gibson, a quelle tricolori dei fratelli Taviani per Il sole anche di notte.

Qui però si sono anche persi finti battaglioni di soldati brasiliani in una telenovela di Rede Globo. In realtà, da quando Alberto Lattuada girò nel ‘53 a Matera, gran parte della provincia è stata setaccia da produttori e registi: Stigliano, Accettura, Aliano, scenografie naturali uniche.

Ma Craco del cinema ha fatto una vocazione. Il centro storico è stato destinato a “Parco scenografico”; edifici, dal secentesco convento di San Pietro al castello sono stati restaurati, o sono in via di recupero. L’idea è di attrezzare le rovine come un centro di produzione permanente, mentre uno dei palazzi più solidi diventerà un museo che ospiterà cimeli dei film girati o e nei paesi vicini.

Non solo. Le frane hanno reso celebre la “città fantasma”?

Craco ringrazia. Oltre al cinema nel futuro della vecchia Craco c’è un laboratorio ad alta tecnologia sullo studio delle frane e sulle rovine di beni culturali danneggiati.