Grottole

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Altitudine: 482 m
Abitanti: 2116
Distanza dal capoluogo: 31 km

Santo protettoreSan Rocco, celebrato il 16 agosto.

EtimologiaDal greco kruptai e latino cryptulae, “grotticelle”, piccole grotte preistoriche ancora esi­stenti ai piedi del paese.

Origine -I numerosi ritrovamenti archeologici di in­sediamenti e necropoli di epoca preromana, nonché le tracce di acquedotti e di serbatoi d’acqua risalenti al periodo romano, hanno fatto ritenere che Cryptae sia stata fondata verso il VII a.C. da coloni greci pro­venienti dalla costa jonica e che, al tempo della ro­manizzazione, fosse un piccolo villaggio, presidio e stazione sulla via Appia.

Storia - Grottole, piccolo borgo medioevale, sorge su una collina posta sullo spartiacque tra il Basento e il Bradano. Durante il Medioevo fece parte del princi­pato di Salerno, il cui principe, Sincolfo, costituì, nell’851 d.C, il primo nucleo del castello, sulla zona più alta della collina, nel punto in cui, probabilmen­te, preesisteva una piccola fortezza romana. La torre fu successivamente ampliata nei secoli XII-XIV, dovendo rappresentare, per la sua posizione strategica, un notevole baluardo contro le scorriban­de di slavi, ungheresi e saraceni. Con l’arrivo dei Normanni, in un primo momento, fu dominio di Romano Materano, comandante del­l’esercito greco; subito dopo, intorno al 1035, passò alla parte avversa, essendo stata occupata da Gugliel­mo Braccio di Ferro, primo conte di Matera.

Nel 1076 il feudo di Cryptole venne conquistato da Ro­berto il Guiscardo, figlio di Tancredi, dopo la scon­fitta del cognato Gisulfo. Nel 1133 la città tentò inva­no di resistere all’assedio di Ruggiero II, e al disastroso attacco che ne seguì, causa, secondo le cronache loca­li, di una drastica diminuzione degli abitanti, i quali passarono così da tredicimila a poco più di quattro­mila. La popolazione di Grottole fu ulteriormente decimata dal terremoto del 1253 e dall’epidemia ma­larica del 1271 (nel 1270 la città contava poco più di cinquecento anime). Le nuove ondate epidemiche che si succedettero dal 1301 al 1310, determinarono un ulteriore calo demografico che cesserà soltanto nella seconda metà del XV secolo.

Nel 1654 il feudo fu messo all’asta e due anni dopo acquistato per novantamila ducati da Carlo Spinelli, creditore di casa Sances, il quale ebbe facoltà di mu­tarne il nome da Grottole in San Giorgio. Egli dimorò per molti anni a Grottole, dove apportò riparazio­ni al castello, alleggerì il peso fiscale dei contadini, contribuì a mantenere e migliorare il convento dei frati cappuccini e si adoperò per la pacificazione tra domenicani e clero secolare (ma la tregua durò fino al 1718).

Le liti tra i religiosi costituirono un grave danno per l’economia, la cultura e lo sviluppo del paese. Il fatto che il clero possedesse gran parte dell’agro grottole-se e che i contadini non fossero liberi di diventare pa­droni della terra che coltivavano, dovendo pagare ol­tre alle decime, il canone, fece sì che intere famigli si trasferissero nelle terre vicine (Grassano, Matera, Irsina, Gravina, Ferrandina) dove vi erano condizio­ni più favorevoli. Nel marzo 1726, la Regia camera intestò il feudo di Grottole, allora chiamato Terra di San Giorgio, a Ippolita Spinelli, consorte di Don LuigiSanseverino. I nuovi signori non ebbero buoni rapporti con i reggimentari (cosa insolita per i feudatari) né con i cittadini, ma addirittura peggiori furo­no quelli del loro erede, Pierantonio Sanseverino, con l'”università” e con i padri domenicani. Fu però Luigi, il figlio di Pierantonio, a essere ricordato come uno dei peggiori feudatari di Grottole, a causa del suo carattere bizzarro e arrogante.

Egli, stabilitosi nel castello per poter meglio organizzare imponenti bat­tute di caccia (a cui erano costretti a partecipare tut­ti i grottolesi esperti nell’arte venatoria, pena sei me­si di carcere duro, da scontare nel palazzo baronale) arrivò al punto di far arrestare un cittadino, il quale si era rifiutato di gettare in acqua un prelato, reo di aver mancato un cinghiale. Il periodo del suo gover­no viene indicato come uno dei più duri per i cittadi­ni di Grottole, i quali venivano costretti a prestare servizio senza riceverne alcun compenso in cambio.

Lasciò Grottole, con gran gioia dei cittadini, in se­guito a un forte spavento, causato da una schioppet­tata (che per poco non lo colpì) tirata da un canoni­co che intendeva così difendere l’onore della nipote, di cui il conte si era invaghito. Dopo la sua partenza incontrò molte difficoltà per riscuotere le decime, poiché i grottolesi che si rifiutavano di pagare le tas­se trovavano protezione nel convento dei cappucci­ni. Per questo motivo, nel 1783, Luigi donò il feudo al fratello Tommaso, che lo tenne fino alle leggi ever­sive (1806).

Tra i monumenti di Grottole, di grande interesse ar­tistico è la chiesa madre di San Domenico in stile ba­rocco e l’antica chiesa di Santa Maria la Grotta, risa­lente al XVII secolo, riconsacrata nel nome di San Rocco. La chiesa diruta, intitolata ai santi Luca e Giuliano, protettori del paese sino al 1815, risale al XIV secolo. D’impianto a croce latina, la chiesa è formata da una navata centrale, delimitata sui lati da tre nicchioni con arco a tutto sesto, che si innesta nel transetto attraverso un ampio arco trionfale. La co­struzione (alta 39 m, larga 20), non è mai stata ulti­mata.

Furono costruite nella fase più antica le fon­damenta, la struttura a croce latina, i muri perime­trali e le fogge di sepoltura. All’inizio del 1600 furono completate la croce latina, la facciata esterna e la foggia cimiteriale. Il grandioso fabbricato subì danni notevoli nel terremoto del 1694; furono note­voli spese per le riparazioni, ma un’improvvisa lesio­ne longitudinale presagì il crollo della navata centra­le. Nel 1767 fu costruito un corpo laterale per con­tenere l’azione della struttura centrale. L’evento sismico del 1980 ha ulteriormente aggravato le con­dizioni della chiesa. Su un colle, nelle vicinanze del paese, si può ancora ammirare il castello che fu co­struito nell’851 dal principe longobardo Sincolfo, a base quadrata con torri di cui oggi resta solo quella centrale.

Nel bosco di Fosso Magno, fuori dell’abitato, si tro­va il santuario di Sant’Antuono. Qui, la prima dome­nica di maggio si celebra una festa in cui è previsto un piccolo pellegrinaggio penitenziale, consistente in tre giri di processione intorno alla chiesa. Un tempo il rito cominciava con una vera e propria rissa tra gli abitanti di Grottole e quelli di Grassano per acca­parrarsi l’onore di portare la statua del santo in pro­cessione. Un’altra curiosa tradizione, oggi in disuso, consisteva nel vendere all’asta un maialino (a cui, in segno di riconoscimento venivano tagliate le orec­chie e la coda), detto Antonino, nei mesi precedenti lasciato libero nelle strade e nutrito dalla generosità della gente.

Compreso nel territorio di Grottole è il lago di San Giuliano, un invaso artificiale costruito nel 1955, di­venuta oasi naturale regionale dal 1976, e oasi del WWF Italia dal 1989.