Grassano

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Altitudine: 525 m
Abitanti: 5970
Distanza dal capoluogo: 42 km

Santo protettoreSant’Innocenze, celebrato il 22 set­tembre.

EtimoII nome deriva dal gentilizio romano Grassus o da Crassia o Grascia, con riferimento al dialettale grassili, termine con cui venivano designati i terreni fertili.

Origine attestataGrassano nasce probabilmente co­me casale, posto su un punto di transito di un ramo del­la via Appia.

Storia - Adagiato sul colle Sella Mortella il paese fu tra­sformato in centro agricolo modello dall’ordine dei ca­valieri di san Giovanni di Gerusalemme, i quali orga­nizzarono un monte frumentario che prestava sementi ai contadini in difficoltà. Il nome di Gradano compare per la prima volta nel XV secolo, in una donazione dei signori Sanseverino, feudatari di Tricarico, alla Chiesa di San Giovanni dei fra­ti gerosolimitani.

Nel 1415, in quanto pertinenza di Tricarico, fu infeu­data a Sforza Attendolo, a cui spettava la giurisdizione criminale, essendo passata precedentemente quella ci­vile all’ordine di Malta. Tra il 1585 e il 1648 i gerosolimitani lasciarono l’am­ministrazione civile e l’università ebbe l’autonomia amministrativa, limitandosi il governatore di Malta a controllare il solo sviluppo della città. Ai contadini venne concesso di coltivare liberalmente le loro terre, dietro corresponsione di un tenue canone annuale: tutto ciò favorì un notevole sviluppo dell’attività agricola. Non essendo soggetta alla diretta autorità sovra­na o della commenda, Grassano divenne ben presto meta di immigrazione di quanti, braccianti, artigiani e galantuomini, mal sopportavano il peso del sistema feudale.

Dalla prima metà del XVIII secolo fino ai primi del XIX fuinvéstìtà al duca di Salandra, della famiglia di origine spagnola dei Revertera, appartenente al ramo cadetto degli Orsini. Durante le lotte tra repubblica­ni e sanfedisti il duca, nominato tenente generale, ebbe come coadiuvante il colonnello Francesco Car­bone, animatore principale del cardinale Ruffo nel re­clutamento dei giovani contro la repubblica partenopea. Nel 1810 il duca perse tutti i beni che riacquistò con il ritorno dei borboni, per poi ancora perderli, definitivamente, nel 1836, quando furono espropriati e messi all’asta.

Il territorio boscoso di Grassano, nell’Ottocento, fu la base di numerose bande di briganti (e brigantesse) al soldo dei borboni, tra cui si distinse quella più fe­roce di Mattia Maselli, catturato infine dagli stessi grassanesi. Nel secondo dopoguerra la cittadina ha conosciuto un lungo periodo di arretratezza e d’abbandono. Negli anni Sessanta del Novecento, grazie all’industrializza­zione della vai Basento, s’insediò qualche importante azienda. La crisi dei decenni successivi è stata la causa di nuove ondate migratorie dei giovani verso altre re­gioni italiane.

Per le vie del paese si possono ammirare antichi palaz­zi come il palazzo municipale ex convento dei frati mi­nori, nel cui interno sono custoditi alcuni affreschi del 1700, il palazzo Materi, del XVII secolo, caratterizzato da cornicioni in stile barocco. Di interesse artistico è la chiesa madre di San Giovanni Battista del XVII secolo in stile barocco (l’interno, a tre navate, conserva un  prezioso organo intagliato e dorato del Settecento) e la  chiesa della Madonna del Cannine, in prossimità della chiesa di San Giovanni Battista (conserva nel suo interno preziose tele di scuola napoletana).  II belvedere offre una visione panoramica della valle del Basente fino ad Irsina.  Nelle vicinanze si possono osservare i famosi calanchi di argilla.