Gorgoglione

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Altitudine: 800 m
Abitanti: 1395
Distanza dal capoluogo: 116 km

Santo protettoreSant’Antonio da Padova, celebra­to il 13 giugno.

EtimoSecondo Racioppi Gorgoglione, nome pre­sumibilmente attribuito prima al torrente omonimo, nei pressi del quale è ubicata la città, deriva dal lati­no gurgulio, gurgulionis, che significa piccola casa, tugurio.

Orìgine attestataVasi a figure rosse, monete e ar­mature rinvenuti nel territorio di contrada Santa Ma­ria degli Angeli attestano l’esistenza di un abitato ri­salente al IV secolo a.C.

StoriaUna vicenda legata al dissesto idrogeologico che interessa il centro storico di Gorgoglione ha fat­to sì che questo piccolo centro della provincia di Matera potesse recentemente essere conosciuto sul ter­ritorio nazionale. L’episodio in questione, che non si è ancora concluso, è la disputa tra il governo locale, che vuole ultimare il trasferimento lontano dal cen­tro storico in frana, e il comitato civico che si oppo­ne fortemente allo svuotamento della parte antica di Gorgoglione che porterebbe alla sua distruzione to­tale. Tutto quanto testimonia sia la caparbietà e l’at­taccamento della gente a quello che è il simbolo del­la propria identità storico-culturale, sia la triste sorte di un territorio che ancor prima di essere urbanizza­to aveva già sperimentato eventi franosi distruttivi.

Le antiche origini di questo abitato risalgono al IV secolo a.C. e sono attestate dai vasi a figure rosse, monete e armature rinvenuti nel territorio di contra­da di Santa Maria degli Angeli e ora custoditi nel mu­seo della Siritide di Policoro. Sebbene non esistano resti di epoca romana perché sembra che siano stati completamente utilizzati come materiale di costru­zione in epoca medioevale, la cittadina fu presumi­bilmente ricca in quel periodo, e con molta probabi­lità fu allora che venne denominata Gurguglio. Le prime testimonianze storiche risalgono ai primi anni dell’XI secolo, quando il paese faceva parte del contado di Tancredi d’Altavilla. Un documento da­tato 1070 fa riferimento al castello Gurgulio e al mo­nastero dell’Abbate Niso o Santa Reparata, che suc­cessivamente fu donato dal conte Umfredo all’abba­zia di Montescaglioso insieme a Santa Maria di Abbate Lupo, a Santa Maria di Acina e ai relativi pa­trimoni fondiari. Testimonianze di questa fase sono i resti della Fiumara di Gorgoglione noti come “Grot­ta dell’eremita”.

Nel 1160 Gorgoglione era nelle mani di Patrizio, che aveva sposato la vedova di Alberto di Gorgoglione, un omonimo del quale, appartenente alla stessa fa­miglia e signore di Acquaviva in Puglia, aveva fatto costruire la chiesa del paese. Nel 1175 Roberto Brizio occupò le terre che Umfre­do aveva donato all’abbazia, dando inizio a una di­sputa che venne risolta in tribunale e che restituì i be­ni all’abate Alferio. Per mancanza di un feudatario divenne demanio regio nel 1240, mentre alla fine del XIII secolo apparteneva a Guglielmo della Marra. Da Eligio della Marra passò ad Antonio Carafa e poi a Donna Anna. Morto l’ultimo erede della famiglia, Nicola Carafa de Guzman, il feudo fu venduto agli Spinelli. Nel 1806, data in cui la feudalità venne ufficialmente abolita, era del marchese Fuscaldo, prota­gonista di diversi litigi con l’autorità cittadina, l’ “uni­versità”, che avevano come oggetto la proprietà di alcune terre demaniali.

Nel 1857 il paese subì ingenti danni in conseguenza a un evento sismico, e nel 1973 una frana travolse molti edifici, incluso una colonia in grado di ospitare fino a cento bambini, in località Piano della Signoria. Il terremoto del 1980, ultimo in ordine di tempo per gli ingenti danni arrecati, ha rappresentato l’inizio dell’abbandono del centro storico, oggi così dibattu­to. E facile immaginare, dunque che delle antiche co­struzioni oggi rimane ben poco. Dell’antico castello, delle torri e della porta rimane la piazza che fu del castello. Ristrutturata nel 1966, la chiesa madre dedicata a Santa Maria Assunta, origi­nariamente costruita in stile romanico, e poi trasfor­mata nel Seicento in stile barocco, conserva nel suo interno la statua in legno della Madonna del santua­rio di Pergamo.

La scultura risale all’anno Mille e fu modificata nel Settecento con la sostituzione del Bambino, probabilmente rubato, con un altro di di­mensioni sproporzionate rispetto alla Vergine. D Bambino che originariamente era sulle ginocchia del­la madre, è ora in piedi e mostra un viso da adulto. Alla Madonna del Pergamo è dedicato il santuario che si trova a circa cinque chilometri dal paese su un altura, dove abitarono monaci benedettini, agostiniani e francescani. La chiesa, che ha fatto parte degli iti-nerari dei luoghi sacri di Basilicata durante il Giubileo del 2000, presenta una facciata principale sem­plice, su cui in tempi recenti è stato aggiunto un tim­pano. È a navata unica e l’altare maggiore, con i suof elementi decorativi, testimonia una fase tardo me­dioevale dell’edificio.

Del Cinquecento sono un’acquasantiera lapidea e una statua lignea policroma rappresentante una Ma­donna in posizione rigida e frontale di un ignoto ar­tista lucano. Durante le feste principali, che si svol­gono l’I 1 e il 12 giugno e l’il settembre, il santuario diviene meta del pellegrinaggio dei fedeli che arriva­no dal paese. L’ 1 giugno la statua della Madonna del Pergamo, che secondo una leggenda fu trovata da un pastore nella cavità di un tronco, dopo che aveva vi­sto le sue vacche inginocchiate davanti all’albero, vie­ne portata in processione dal paese fino al santuario. Il giorno successivo, al termine della messa si svolge una processione nel piazzale antistante alla chiesa e nel pomeriggio ha luogo la festa del “maggio”, albe­ro formato dall’unione del tronco di un cerro e della cima di un agrifoglio.

Analogamente a quanto succe­de nella più famosa festa che ha luogo ad Accettura, anche a Gorgoglione l’albero, funge prima da albero della cuccagna con  tiro al bersaglio e viene poi sca­lato. Questa antica festa della natura, fondata sul­l’antico culto degli alberi, piena di significati magici e più antica del culto religioso legato ai santi cristia­ni, qui come altrove, si è perfettamente fusa con la re­ligiosità del popolo.