Ginestra

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Altitudine 564 m.
Abitanti 929
Distanza dal Capoluogo 65 km.

Dal nome del fiore che abbonda sul pendio su cui è stato edificato il paese.

Origine attestata

Nel 1478 il feudatario di Ripacandida, Troiano II Caracciolo, cede ai profughi albanesi il casale di Lombardamassa, creato dai Longobardi e distrutto dai Nor manni. Due chiese  S. Nicola e S. Maria di Costantinopoli, extra moenia. Que st’ultima reca sul portale d’ingresso l’iscrizione “1588” indicante la data di costruzione. L’edificio ha subito un restauro nel 1935 che ha deturpato la struttura originaria. All’interno vi è un coro ligneo del XVIII secolo e il dipinto Madonna di Costantinopoli di matrice cinquecentesca, anch’esso alterato dopo il restauro. Un’antica tradizione vuole che la Madonna sia apparsa su una quer cia del bosco circondante G. per indicare ai fedeli il luogo su cui erigere il san tuario. È solo una leggenda di fondazione.

La prima chiesa, S. Nicola, è den tro il nucleo abitato e risale probabilmente al XVI secolo. Con l’edificazione di queste chiese, gli esuli albanesi hanno introdotto il culto greco-bizantino. La presenza di questa liturgia, non soltanto a Ginestra ma anche in altri paesi del Vùlture, dura fino al 1627 quando monsignore Diodato Scaglia, vescovo di Melfi, impone il rito latino (tranne a Barile dove il processo di latinizzazione si conclude nel 1665).

A Ginestra è, inoltre, praticata, fino a dopo la seconda guerra mondiale, l’usanza del cosiddetto “secondo battesimo” legato alla devozione verso la Madonna di Costantinopoli. I genitori del bambino scelgono due compari detti compari d’lu viscida, impropriamente chiamati di “S. Giovanni”, come quelli del rito religioso. La cerimonia ha luogo nel bosco in cui sorge il santuario della Madonna: i genitori prendono due rami di un albero disponendoli a forma di cerchio, nel frattempo i compari fanno passare tre volte il bambino all’interno dello stesso cerchio. Il rito si conclude nel santuario dove il gruppo entra da una porta ed esce da un’altra eseguendo l’azione per tre volte. Il rito, che coniuga la natura umana a quella vegetale, è propiziatorio: il benessere non può che venire da una stretta unione tra uomo e natura.

Tra le caratteristiche proprie conservate da queste genti vi è poi il dialetto che si rifà alla lingua parlata dai loro avi. Un altro aspetto positivo è la loro “indole indipendente e fiera”. Ginestra non ha soltanto i suoi caduti nelle due guerre mondiali, ma anche patrioti morti per gli ideali di libertà. Tra questi vi è Pasquale Baffi, professore di lingua e letteratura greca all’Università di Napoli, giustiziato nel novembre 1799 per aver aderito alla Repubblica partenopea, e Agesilao Milano, condannato a morte nel 1856 per aver addirittura attentato alla vita di Ferdinando di Borbone.

Ginestra raggiunge la propria indipendenza amministrativa da Ripacandida il 20 luglio del 1965 dando così vita a un Comune autonomo. Ciò ha rafforzato la non mai eclissata tradizione albanese. A ricordarla sono le numerose vie e contrade che portano i nomi di eroi, luoghi e culti religiosi della regione di provenienza: vico Skanderberg, Borgo Scutari, via Francesco Jura, via Epiro, piazza Albania, via S. Maria di Costantinopoli. (m.a.)