Genzano di Lucania

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Altitudine 587 m.
Abitanti 6270
Distanza dal Capoluogo 55 km.

II toponimo deriva dal personale latino Gentius, famiglia un tempo proprie-taria del pagus, a cui va aggiunto il suffisso aggettivale -anus, che indica appartenenza.

Leggenda di fondazione

Secondo un’antica credenza popolare, il pastore/ens, abitante delle grotte dei valloni circondanti Genzano di Lucania, avrebbe rapito e sposato la bella San, figlia del re dei Basi, e avrebbe costruito per lei una splendida dimora nel luogo dove oggi sor ge il quartiere medievale del paese. Quest’ultimo, dall’accoppiamento dei no mi Jen e San, avrebbe preso la denominazione di Genzano.

Origine attestata

Nei dintorni delle contrade Pago e Pila Grande, sono stati rinvenuti resti di un insediamento romano, il pagus Gentianum: ruderi di mura difensive, fonda menta di edifici, tratti di acciottolato, tombe e brevi epigrafi.

II centro storico sorge sullo sperone di roccia che costituisce il prolungamento naturale del territorio su cui si snoda l’abitato. Il monumento che segna la fine della zona collinare, la parte nuova, è la “Fontana Cavallina”, situata al l’inizio di uno dei tre valloni (quello di ponente) che circondano il paese. Essa è inserita all’interno di un più ampio complesso architettonico edificato nel 1865-66. L’impianto è a forma di anfiteatro e in stile neoclassico.

La fontana è costituita da un’ampia vasca circolare, perché utilizzata anche come abbeve ratoio per gli animali, il cui allevamento è una delle principali attività del paese. Infatti già un apprezzo del 1615 parla di “baccini, porcini, ovini e caprini,  vi sono anche bellissime caccie di caprii, lepori,  porci selvaggi infiniti nelle due difese Macchia e Ralle”(Annuario 1980, 241). Sulla sommità della fontana è collocata la statua acefala di marmo raffigurante la dea Cerere, comunemente detta della “Santa Abbondanza”.

È un reperto archeologico risalente ad un periodo compreso tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., rinvenuto nella seconda metà dell’Ottocento presso contrada Pila Gran de, a due chilometri dalla strada che collega G. con Oppido Lucano. L’intero complesso è un’opera di ingegneria idraulica di grande valenza difensiva in funzione della stabilità idrogeologica del territorio. In essa confluiscono, in fatti, sia le acque sottostanti che quelle di superficie della collina, le quali, al trimenti, corroderebbero il fronte del vallone causando seri rischi di frane e smottamenti. La bellezza di tale monumento è stata celebrata anche dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato con l’emissione, nel 1978, del francobollo “Fontana Cavallina di Genzano di Lucania” (serie Fontane d’Italia) con una tiratura di 18.000.000 di esemplari.

Seguendo il percorso, dal complesso della fontana si perviene al centro storico. L’origine di quest’ultimo va cercata nei primi secoli dopo Cristo (500-600). In tale periodo gli abitanti dell’antico pagus Gentianum si rifugiano su di un’al tura in quanto “l’anarchia militare, le guerre civili ed esterne, le frequenti pestilenze, la miseria e la denutrizione, l’insalubrità degli ambienti” (Annuario1980, 83) decimano la popolazione. Il sito, difeso da irti costoni, offre la possibilità di una maggiore sicurezza sia dagli attacchi militari, sia dalla malaria. Risalendo il corso principale, che costituisce la dorsale del centro storico, si incontra il palazzo marchionale De Marinis.

Questa famiglia ha mantenuto il possesso del feudo dal 1617, anno in cui esso è espropriato ai danni dei precedenti proprietari, fino all’eversione della feudalità (1806). Andando indietro nel tempo, prima di loro c’erano i Del Tufo, i Ruffo di Calabria, i quali ultimi ruotavano nell’orbita dei Sanseverino e degli Orsini, dominatori della vita regionale per vari secoli. È un edificio sulla cui data di fondazione non si hanno notizie certe. Negli anni ha, però, subito notevoli trasformazioni, l’ultima delle quali, in ordine di tempo (fine 1800), ha impresso l’attuale forma architettonica. Il palazzo è oggi sede del Municipio.

Sulla parte occidentale del centro storico, nelle vicinanze di palazzo Bonifacio (fine 1600), si erge la chiesa dell’Annunziata. L’edificio sacro è probabilmente costruito tra il XII e il XIII secolo. Diventa, però, esempio di architettura manierista perché manomesso agli inizi del Seicento. Si è conservato, in vece, il portale d’ ingresso risalente alla fine del Quattrocento, che fa bella mostra dello stemma della fondatrice e di un altro dei Ferrillo, nobili di Acerenza. La facciata è rivolta ad oriente e su di essa vi sono due orologi solari.

Il campanile, a forma ottagonale, è coperto da una cupoletta ed è un esempio di archi tettura tardo cinquecentesca. Interessante è anche il portale (fine XV secolo). L’interno della chiesa contiene un pulpito scolpito in legno dorato, sontuoso e sormontato dallo stemma dei Sancia (diventato in seguito lo stesso del Co mune), e il dipinto su tela Sacra Famiglia (XVIII secolo), opera di Paolo de Maio (pitt. doc. 1753-1784). Accanto alla chiesa viene fondato, agli inizi del Trecento, il convento delle Clarisse dall’allora feudataria Aquilina Sancia Bonasforza. Lo spazio è ricavato all’interno del castello normanno di sua proprietà. Le suore vi abitano fino al 1905 e, dopo questa data, il castello va in rovina totale.

Un altro importante edificio ecclesiastico, situato lungo la via principale del centro storico, è la Chiesa Madre di S. Maria della Platea. La costruzione risale al Cinquecento e subisce alcuni rifacimenti circa due secoli più tardi. Vi sitandola colpisce la sua imponente abside. Custodisce il dossale su tavola Ma donna con Bambino e santi (1474), del maestro Veneto Lazzaro Bastiani (1430 ca.-1512). Egli  dipinge una tavola che si rifa agli schemi bizantini. Ciò nonostante, l’altissima qualità del colore delle raffigurazioni fanno di questo polittico una delle espressioni più alte e significative (Di Mase 1997, 38) presenti in Basilicata.

Vi sono, inoltre, una coeva scultura Madonna col Bambino, di ignoto; un dipinto su tela Visione di S. Antonio (1697), di Paolo de Matteis. Un’ultima costruzione di una certa rilevanza storica è il Castello di Monte Serico o Monserico, posto a circa 13 chilometri dall’abitato. Esso viene edificato fra il 1000-1100, è utilizzato da Federico II come luogo di sosta e reso anche sede del Magister Massarium Apuliae. Il fortilizio appartiene, nel corso dei secoli, ai Grimaldi e ai Boria. La struttura architettonica è semplice: un basso maschio parallelepipedo che ha al centro una torre quadrata. La sede del feudo è stata, però, quello che oggi viene chiamato il “paese vecchio”.