Episcopia

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Altitudine 530 m.
Abitanti 1730
Distanza dal Capoluogo 157 km.

Il nomo deriva dalla voce greco-bizantina episkopew, osservare, quindi episkopia, vedetta, per alludere al luogo elevato su cui sorge il paese; Il toponimo deriva da episkopeion, città vescovile non nel senso di vescovado ma di località appartenente al vescovo.

Origine attestata

In un documento dell’871, tra i monasteri fondati nel Sud dai monaci bi zantini è citato quello di S. Lorenzo in Valle (ora S. Maria del Piano) il qua le ha giurisdizione anche su quello di S. Giorgio Martire, entrambi nei pres si di Episcopia. “Hoc locus terribilis est”. Come una sorta di ammonimento, queste parole, impresse sull’arco trionfale della chiesa annessa almonastero di S. Maria del Piano, riecheggiano nella campagna di Episcopia.

Esse alludono forse alla solennità del luogo, alla sacralità del cenobio, o ai terremoti frequenti. Il monastero, inizialmente intitolato a S. Lorenzo, sorge in una zona cosparsa di lauree che si riconoscono soggette all’archimandrita di questo monastero. Il quale non ha soltanto mansioni di episcopo, ma anche il compito di raccogliere fondi per costruire altri monasteri e chiese al fine di contribuire alla diffusione del credo di rito bizantino. Il benessere dai monaci apportato alla comunità con la cura dell’agricoltura è notevole. Tuttavia già nel XIII secolo la loro dimora è quasi ridotta ad un rudere.

Si è nel XIX secolo e le campagne di alcune zone della Lucania sono pervase di briganti. Il Castello diventa luogo di rifugio per le tante famiglie episcopiote terrorizzate dalle bande dei delinquenti. Dopo qualche anno, all’indomani del­l’unità d’Italia, esso diventa anche sede delle riunioni dei filoborbonici che discutono su come scacciare dal paese i Savoia.

Il Castello è pervaso da un’atmosfera suggestiva. Forse perché è immerso nel verde o forse perché su di esso si concentra la fantasia popolare. Secondo la tradizione uno spiritello, detto monachicchio, lo abita e lo difende dagli in­trusi con scherzi e dispetti. Non lontano, sulla rupe di Ciamparella, si erge la Chiesa Madre di S. Nicola di Bari fondata nel Cinquecento. A quest’epoca appartiene la statua lignea Madonna del Piano (XVI secolo); vi sono anche la statua marmorea di S.Nicola (XVII secolo) e due calici argentei (1654-1697).

Seguendo l’asse che taglia trasversalmente il paese si incontrano i palazzi di famiglie illustri. Forse il più importante è quello dei Fabrilis il cui capostipi-te è nominato, nel 1121, governatore della contea di Lucania dall’imperatore di Bisanzio Giovanni II Comneno.  Tra i palazzi di Episcopia si ricordano: Targiani, Astore, Cocchiaro, Brandi, Guerriero, e De Salvo. Palazzo Guerriero è il più antico, risale infatti alla fine del XVIII secolo, mentre De Salvo (1850) è forse il più recente, fatto costruire da don Egidio, proprietario anche del Castello.

I palazzi, i maestosi portali arricchiti da particolari ricercati, i vicoli medie vali abbelliti da graziose fontanelle per un attimo offuscano la percezione della miseria del paese. Qui il tempo sembra immobile e la vita trascorre con ritmi lenti e ripetitivi. La monotonia è interrotta solo dalla sagra del pesce e dalle feste a cui partecipano anche gli emigrati. Tornano provvisoriamente; da paesi lontani per far visita a parenti e amici; per assistere alla processione del la Madonna accompagnata da donne con sulla testa gli stipali (piccoli covo ni di grano); per ammirare due mietitori esibirsi, sul sagrato, nella danr.n del falcetto: ballano con la falce in mano e con movimenti ritmici fìngono di mietere il covone. L’atmosfera è commossa e festevole insieme.

Si insinua tra i vicoli il ritmo della musica, la voce dei canti, il profumo dei fusilli fatti in casa, della carne alla brace. Tutto sale fino alla chiesa di S. Maria del Piano, E qui, nella pace della campagna, si perde il senso di quelle brevi, angustianti parole che dall’arco, per un attimo, incutono timore: “Hoc locus terribilis est”.