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Altitudine: 656 m
Abitanti: 532
Distanza dal capoluogo: 102 km
Santo protettore - San Giacomo Maggiore, celebrato il 25 luglio.
Etimo – II toponimo deriva quasi con certezza da Cea-rellius, che significa “proprietà di Cerellio”, la zona cinta di mura compresa tra il castello e la chiesa madre.
Origine attestata - Nel 1060 Cirigliano compare per la prima volta come appartenente alla diocesi di Incarico in una bolla.
Storia – Le prime notizie del paese risalgono all’età normanna, quando Cirigliano era feudo di un milite del principato di Tarante. Nel 1154 apparteneva a Pagano, un suffeudatario della contea di Montescaglioso, mentre sotto gli angioini suoi signori furono Filippo Echinard e successivamente Giovanni Pipino, prima che re Ladislao lo donasse a Giacovello Moccia. Poi, a partire dal 1487 quando re Ferdinando lo vendette a Pascacio Diazgarlon, conte di Alife, Cirigliano cominciò a passare nelle mani di diversi signori, quasi sempre per vendita. Dopo essere stato acquistato da Ettore Marra fu ceduto a Gian Vincenzo Sanfelice e pervenne a Camilla Rocco e poi a suo marito Cesare Muscettola. Dal successivo acquirente, Francesco, nipote del Muscettola, passò alla figlia Cassandra, che ricavò dalla sua vendita a Giovanni Battista Coppola, 13.000 ducati. All’inizio del 1600 fu acquistato dai Villani, che poi lo vendettero a Francesco Formica mantenendo però il titolo marchesale.
Nella Relazione del Gaudioso del 1736 Cirigliano viene descritto come una cittadina dall’aria salubre, edificata tra due valloni e la cui popolazione, essenzialmente dedita al lavoro agricolo, produceva olio di ottimo livello, gfano, vino e lino. Nel 1806, data in cui la feudalità venne ufficialmente abolita, ultimo signore fu proprio un Formica, Don Giovanni, che morì a Cirigliano nel 1816. Del castello feudale di famiglia, intatto nella sua struttura esterna, e visitabile, sono ammirabili la torre, ristrutturata nel 1977 e gli oggetti antichi conservati all’interno.
Cirigliano partecipò attivamente ai moti antifrancesi e subì diversi saccheggi per opera dei briganti di Crocco nel 1861. Nel XX secolo la situazione generale del paese cominciò a migliorare. Dopo la prima guerra mondiale furono istituite le classi che mancavano per completare l’istruzione elementare. La strada che collegava il paese a Gorgoglione venne ultimata nel 1917, l’elettricità fu introdotta nel 1929 e l’acquedotto costruito negli anni Trenta. La scuola media, istituita nel 1963, è stata in questi ultimi anni eliminata per mancanza di un numero sufficiente di studenti, e quindi oggi i ragazzi viaggiano per completare le scuole dell’obbligo fino a Stigliano. Nel 1973 una frana di enorme proporzioni inferse un duro colpo all’economia del paese.
I vigneti e gli uliveti furono trasportati via dalla furia dell’acqua e molti edifici subirono ingenti danni. Cirigliano rimase a lungo in una situazione di isolamento, e nonostante le richieste degli abitanti, solo a distanza di sedici mesi la macchina burocratica diede ufficialmente inizio ai lavori di ricostruzione, senza che, peraltro, venissero mai portati a compimento. Oggi il paese conta poco più di cinquecento abitanti ed è, dunque, a rischio spopolamento.
Il tasso di natalità è sotto lo zero e l’unico incremento nel numero di abitanti è dato dal cambio di residenza di quei ciriglianesi che dopo la pensione ritornano in paese. Oltre a loro, la popolazione è costituita da un numero minimo di impiegati, insegnanti, professionisti e alcuni coltivatori diretti, mentre la classe artigiana, ormai scomparsa, è stata sostituita da quella dei braccianti. Negli anni Novanta qualche passo avanti è stato compiuto in dirczione del turismo, per valorizzare le risorse naturali, soprattutto del bosco, e dare un futuro lavorativo ai giovani, ma questo non è bastato a porre un limite all’emigrazione.
Oltre alle risorse naturali e al castello feudale a Cirigliano si può visitare la chiesa madre di Santa Maria Assunta, della cui originaria costruzione, anteriore al 1500, rimane solo l’antico battistero. Fu rifatta agli inizi del 1800, ponendo l’ingresso dove una volta era la sacrestia, invertendo così la disposizione originaria e dimezzando quasi la sua estensione. Modificata fu anche la pianta a croce latina, mentre l’antica campana con l’iscrizione del 1553 andata distrutta con il terremoto del 1805, fu poi rifusa in modo da poter conservare parte di quella antica iscrizione.




