Chiaromonte

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Altitudine 794 m.
Abitanti 2340
Distanza dal Capoluogo 150 km.

II toponimo deriva dal nome della famiglia normanna prima proprietaria del feudo od è una traduzione italiana di Clair-mont;  il nome allude alla posizione elevata del paese.

Origine attestata

Dal documento di Ludovico II dell’anno 871 si apprende dell’esistenza in Chiaromonte Comune di Chiaromonte Potenza del monastero di S. Archistratino, tenuto da monaci greci. I Benedettini si insediano nel 1061 nell’attuale grancia del Ventrile, citata nelle fonti antiche anche come Sagittario Vecchio. Il monastero viene spostato in luogo più difendibile, presso il monte Caramola e assume il nome di S. Maria del Sagittario. In esso subentrano i Cistercensi nel 1206 i quali acquisiscono l’antico patrimonio, lo consolidano grazie a numerose nuo ve donazioni, ampliano il monastero e lo rendono tra i più prestigiosi del Sud. Una pausa di decadenza inizia nel 1441 allorché il Sagittario è dato in com menda. Le truppe francesi di Loutrec così come a Melfi, saccheggiano e in­cendiano là dove passano.

Così fanno anche al Sagittario nel 1528. Nel 1568 il convento si affranca dal commendatario e da allora, se da un lato torna a co noscere l’antico splendore, dall’altro non si sottrae a scandali creati dai suoi priori, presi da cupidigia o corruzione o incapacità amministrativa. Le leggi soppressive del decennio francese lo chiudono (1808) ed esso decade tanto rapidamente che nel 1814 i suoi ruderi sono venduti come materiale da costruzione.

Va detto, comunque, che questo convento è l’unico ad ospitare in Basilicata una comunità cistercense. Diversi suoi padri vengono nominati vescovi ed uno anche cardinale, ma il più famoso di loro è Giovanni da Caramola le cui doti di taumaturgo sono note a contadini e signori tanto che anche Margherita Sanseverino si rivolge a lui per risolvere il proprio problema di sterilità. Muore nel 1338 e i chiaromontesi lo eleggono a loro protettore.

La sua salma è custodita in un sarcofago ligneo collocato nella Chiesa Madre di S. Giovanni Battista alla quale sono destinati alcuni arredi del soppresso Sagittario. Altri ar redi finiscono alla chiesa di S. Tommaso, tra cui un bell’altare in marmi poli cromi. In essa vi sono anche un Crocifisso (XVI secolo), di origine napoletana, e due teleMadonna dell’Addolorata (XVIII secolo), nello stile del Solimena, e Circoncisione (XVIII secolo), di un allievo di Luca Giordano. Sin dall’epoca della fondazione (1200) la chiesa di S. Tommaso è beneficio lai cale dei Sanseverino e parte integrante del Castello feudale.

Quest’ultimo è fondato nell’XI secolo e abitato dai Chiaromonte prima, e dai Sanseverino poi. Da C. Ruggero Sanseverino controlla tutto il territorio sud-orientale della regione. Tra il 1230 e il 1250 egli organizza la resistenza ecclesiastica contro gli Svevi e, scoppiata la rivolta ghibellina nel Vùlture e a Potenza, corre a massacra re i ribelli. Un tempo il Castello era anche centro militare fortificato. In seguito subisce le vicende dell’alterna fortuna dei suoi proprietari: da fortezza normanna degrada a palazzo agricolo. Lasciato in uno stato di graduale abbandono, sol tanto nel 1849 è recuperato dalla curia vescovile e adattato a monastero di Teresiane.

E questo succede perché la Chiesa riesce a recuperare dai Borboni la maggior parte dei beni confiscati durante il governo francese. Non così per i Sanseverino, che con le leggi eversive perdono il feudo. L’ultimo loro erede, Luigi (1823-1888), possiede qui soltanto una piccola vigna. La chiesa locale torna a perdere i suoi possedimenti con la legge del 1867.
Tra questi vi è anche il palazzo chiamato Giardino del Vescovo. Nel 1907 l’edificio è adibito a sede della Cattedra dell’agricoltura, organismo creato con la funzione di promuovere lo sviluppo agricolo. La Cattedra si distingue sotto la direzione di Riccardo D’Amelio con la fondazione della Società d’apicoltura chiaromontese.

Nei decenni successivi, a seguito dell’impoverimento della produzione agricola dovuto alla polverizzazione fondiaria e all’emigrazione, l’organismo è di sciolto e il fabbricato venduto. Prima di questa Cattedra, fin dal 1600 è attiva in paese la “Schuola di Gramaticha” alla quale si aggregano, verso la fine del l’Ottocento, il ginnasio e una scuola serale per adulti, prima in Basilicata. Oggi queste scuole non sono più funzionanti, lo è invece un istituto di studi religiosi che ha come sede l’ex seminario costruito nel 1748 accanto al palazzo vescovile, il quale è provvisto anche di un carcere per sacerdoti.