Castronuovo di Sant’ Andrea

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Altitudine 650 m.
Abitanti 1660
Distanza dal Capoluogo 165 km.

Un documento bizantino del 1125 lo chiama Castrounobou. Nel 1863, a se guito del regio decreto di Vittorio Emanuele II (col quale si stabilisce che tut ti i comuni napoletani e pugliesi possono mutare il nome), gli abitanti di C. aggiungono l’appellativo Sant’Andrea in onore del santo loro compaesano.

Origine attestata

II nome Castronuovo di Sant’ Andrea ricorre varie volte nell’agiografia del monaco Vitale da C., siciliano venuto in Basilicata nel X secolo e che, dopo l’organizzazione di vari conventi, muore a Rapolla nel 994. Castronuovo di Sant’ Andrea memore del più grande dei suoi figli pose questa lapide perché ne fosse gloria al santo e scuola educatrice a tutti. Così si legge, tra l’altro, sulla lapide posta nella cappella dedicata ad Andrea Avelline.

A lui gli abitanti di Castronuovo di Sant’ Andrea dedicano una grande festa annuale. La loro religiosità cristiana è di antica origine. Nasce con i monaci di rito greco i quali, sotto la guida di Luca di Armento, fondano il monastero di S. Michele Arcangelo. Di quest’ultimo, della chiesa e dell’oratorio ad esso annessi oggi non rimane traccia. Rimane, tuttavia, il ricordo dei monaci per la loro operosità tanto attiva da migliorare il tenore di vita dell’intero paese. La loro azione – sia economica che spirituale – attenua i comportamenti non sempre felici di alcuni feudatari ed infonde dignità e rispetto tra il popolo, valori spesso ignorati dai signori locali.

La Chiesa Madre di S. Maria Mater Rosae (dal 1986 intitolata a S. Maria del la Neve), sorta forse sulle rovine della menzionata chiesa di S. Michele Arcangelo, è ricettizia. Le sue rendite sono abbastanza alte e quasi la metà proviene dal le decime sacramentali. Nei primi decenni del XIX secolo, in attesa della ven tilata legge sulla limitazione dellapotestas iurìsdictionis della Chiesa e sul l’abolizione delle decime, alcuni cittadini inviano all’intendente della Basili cata una supplica: denunciano lo sfruttamento operato dal clero, il quale li obbliga perfino a pagare per amministrare loro i sacramenti. La questione viene risol ta con la legge del 1867, che abolisce le chiese ricettizie e trasferisce le loro rendite ai comuni.

Ma la legge del 1899 dichiara facoltativo questo trasferimento e alcuni comuni si astengono dall’incamerare le rendite. Così accade a C. dove il parroco della Chiesa Madre continua a godere dei proventi dei possedi menti. Questi fatti negativi appartengono al passato, come appartiene al passato la memoria di Gerardo da C. zelante inquisitore a Bari nel 1278. La Chiesa Madre è rimaneggiata nel Settecento e nell’Ottocento. Possiede un corredo artistico composto, tra l’altro, da un busto ligneo e una tela entrambi aventi per soggetto S. Andrea Avelline (XVII secolo) di ignoti; ed altri oggetti liturgici.

Il duca Missanelli edifica in località Calata Sant’Andrea una cappella dedicata al santo protettore. La devozione degli abitanti di C. per S. Andrea non è intaccata né dal tempo né dalle distanze. Anche se lontani dalla terra natia, gli emigrati continuano ad essere fedeli al loro santo e quando la sua cappel la viene distrutta da una frana (1931), essi inviano generose offerte per ricostruirla.