Castelsaraceno

Hotel – Agriturismi – Bed and Breakfast – Residence – Casa vacanze – Ostelli – Shopping – Ristoranti – Pub – Vendita  Appartamenti

Altitudine 916 m.
Abitanti 1950
Distanza dal Capoluogo 137 km.

II toponimo rinvia alla presenza saracena nel territorio (Castrum Saraccnum).

Leggenda di fondazione

Gli abitanti di Pianola, per difendersi dagli attacchi dei Saraceni, costruisco no una fortezza sul luogo ove oggi sorge il paese.

Origine attestata

Anno 1031: in “questo anno i Saraceni presero Grumento e Pianola dove edifica rono un nuovo Castello da essi appellato Castel Saracino”. Così i cronisti dell’epoca; Un altro documento del 1086 riporta la donazione del paese, ormai spopolato dalla prima metà dell’XI secolo, fatta ai monaci greci del monastero di S. Angelo al Rapare, affinchè lo riedifichino. La prima domenica di giugno ci si reca a messa molto presto, quindi, ascia in spalla, gli uomini si dirigono verso il vicino bosco Favino. Il loro proposito è di abbattere un faggio con fusto diritto e maestoso. È l’ormai noto rito della’ndenna.

Abbattuto, lo si sfronda e lo si porta a forza di braccia e con l’aiuto delle cosiddette pannodde (grossi bastoni utilizzati da appoggio e da leva per spinge re e guidare la ‘ndenna) in una vicina radura. Qui attendono altre persone. Si mettono in cerchio e, con il parroco, recitano le litanie. Quindi si sorteggia il bovaro che avrà l’onore di trascinare la ‘ndenna nella piazza del paese con l’aiuto dei suoi buoi. Consumato il pranzo sull’erba, si inizia la discesa verso l’abitato. Qui si giunge a sera. In piazza l’enorme palo viene lasciato disteso per una settimana.

La domenica successiva si compie il rito della cunocchia. Anche questo rito richiede la partecipazione alla messa mattutina. Quindi si va verso monte alla ricerca del pino più bello. Individuatelo, tutti si dispongono in circolo ed ognuno assesta al tronco un colpo di scure fino ad abbatterlo. Si taglia parte del fusto, lo si porta a spalla in una radura dove ci sono gli anziani. Questi legano i rami attorno al lungo tronco sottile. Altri rami, tenuti insieme da robusti nodi, coprono la cima. Anche ora si procede al sorteggio per il tra­sporto in paese della cunocchia. Anche ora si recitano le litanie; anche ora si consuma il pasto sull’erba; anche ora si torna al paese, ma con la cunocchia.

Essa però non vi entra: è il simbolo della donna e quindi deve mostrare un minimo di ritrosia, prima di ricongiungersi con la ‘ndenna che l’aspetta in piazza. Perciò essa, sollevata da braccia di giovani, simula l’allontanarsi e l’avvicinarsi al paese, fino a sera, quando finalmente viene depositata in un angolo. Attenderà anch’essa una settimana.

La terza domenica di giugno, di buon mattino, si procede in piazza all’unione della cunocchia con la ‘ndenna. Nel pomeriggio, dopo aver legato ai rami della chioma numerosi cartellini di legno, ognuno dei quali abbinato ad un’offerta di agnelli, polli, prosciutti, denaro ed altro, inizia l’innalzamento, che ha fine solamente quando il fusto è perfettamente verticale. La base del tronco viene interrata nell’apposita buca. Subito arrivano i cacciatori. Si dispongono in ordine, secondo il sorteggio e sparano, uno-due colpi ciascuno, ai cartellini appesi alla chioma. Chi fa cadere a terra il cartellino vince il premio su esso segnato. Al termine della sparatoria ha inizio la scalata della ‘ndenna:il pri mo giovane che raggiunge la vetta ha diritto a tutti i premi.

Questa festività ha per sfondo un rito simbolico a sfondo sessuale. Il matrimonio tra la cunocchia, elemento femminile, e la ‘ndenna, elemento maschi le dotato di forza, vigore e maestosità. Tale unione rappresenta sia l’atto sessuale che la perpetuazione della vita. Il rito ha origini pagane. Sono proprio dei pagani a costruire Castelsaraceno: i Saraceni appunto. Essi approdano in questo sito nell’ambito di quella politica demografica resasi necessaria per ri popolare molte zone di questa regione. Se è vero che tale politica federiciana appare spesso contraddittoria, essa consente, tuttavia, l’accoglienza di tribù saracene anche a Melfi e Venosa, Acerenza e in altri paesi. Mandati via i Saraceni nel 1045, il paese si spopola.

Un tempo, nel trascinare giù in paese la ‘ndenna e la cunocchia si faceva sosta alle numerose cappelle che segnavano il percorso. Oggi tali cappelle sono chiuse o scomparse. Così come è scomparso dalla memoria storica degli abitanti il ricordo dei briganti Scovariello e Florio, qui nati.