Castelmezzano

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Alitudine 750 m.
Abitanti 1006
Distanza dal Capoluogo 64 km.

Dalla collocazione geografica del castello posto a eguale distanza dai castelli di Pietrapertosa e Brindisi di Montagna; il nome viene fatto derivare anche dal primo feudatario, Tommaso Castromediano.

Leggenda di fondazione

Si vuole attribuire la fondazione del piccolo centro a un pastore. Questi, nel condurre il suo gregge al pascolo, intravede, nascosto tra le cime dolomitiche, un luogo di un verde rigoglioso e cosparso di grotte. Ciò lo attira al punto da scegliere come suo rifugio una grotta. Il suo esempio è presto imitato da altri pastori e così il luogo si popola.

Origine attestata

Un documento dell’842 attesta che il saraceno Apolaffar fa innalzare torri e campi fortificati a Castelbellotto e sull’erte rocce dove sorgerà Castelmazzano. Situato sul versante roccioso occidentale della costa di S. Martino, il centro di Castelmazzano è di origine antica. I ruderi del Castello, arroccato sull’altura di un monte, ne sono testimonianza. L’impianto originario di questo fortilizio, più che di castello, risale all’insediamento del primo feudatario di Castelmazzano, il valoroso guerriero Tommaso Castromediano, al quale il re normanno Guglielmo, verso la fi­ne del Mille, assegna il feudo.

L’antica roccaforte, costruita per difesa dei feudatari, si stagliava imponente sul piccolo centro abitato, dove si trova il Palazzo ducale, un tempo dimora dei feudatari. Sotto gli Angiomi Castelmazzano appartiene a Guglielmo Tournespee e Roberto de Ponziano; in epoca aragonese nel dominio del feudo si susseguono i conti Garlon d’Alife, i Suardo, i De Leonardis che si adoperano, al contrario dei predecessori, a migliorare le condizioni economiche e sociali del feudo con l’incremento del la produzione cerealicola e della pastorizia, e infine i De Lerma, che manten gono il feudo sino all’eversione della feudalità con il titolo di duca. La Costituzione, promulgata nel 1799, alimenta la speranza dei contadini di poter vedere distribuire le terre, ma presto cade: viene ripristinato il governo borbonico.

Con l’unità d’Italia il problema della terra non viene risolto. Si hanno nuovi tumulti, ma unica valvola di sfogo diventa l’emigrazione. Numerosi sono i Castelmezzanesi a emigrare a New York, dove trovano lavo ro con più facilità grazie ad un loro compaesano, Giuseppe Paterno. Proprio a questi si deve, nel corso degli anni Venti, l’idea del grattacielo ad uso abitativo. Diverse sono le resistenze che il lucano si trova ad affrontare, ma alla fine trova i finanziatori che credono nella sua tesi: New York è una città che deve svilupparsi verticalmente e non orizzontalmente. È un’idea vincente. Paterno, pur avendo abbandonato il paese d’origine a soli tre anni, si sente c munque a questo legato e periodicamente invia denaro a Castelmezzano per costruire opere sociali.

Di interessante nell’attuale centro è la Chiesa Madre, anticamente intitolata a S. Maria La stella e Mattutina, in seguito alla Madonna di S. Maria dell’Olmo divenuta protettrice. All’interno si conservano i dipinti Sacra Famiglia (XVII secolo), di Girolamo Bresciano e Madonna con Bambino e santi (1616), di pit tore tricarichese; le statue lignee Madonna con Bambino (XV secolo) e Madonna del Bosco (XV secolo).

Suggestiva è anche la cappella della Madonna delle Grazie, la cui costruzio ne risale probabilmente al 1500 circa. Opera di grande valore è un antico al tare in stile barocco, su cui campeggia un quadro della Madonna delle Grazie.