Castelluccio Superiore

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Altitudine 750 m.
Abitanti 1095
Distanza dal Capoluogo 157 km.

II capitano lucano Lucio costruisce il castello e fonda il paese dandogli il proprio nome: Castel di Lucio. In seguito per abbreviazione si ha Castelluccio.

Leggenda di fondazione

È il 300 d.C.: alcuni Schiavoni trasportano verso la Calabria una pesante sta tua della Madonna dal volto nero. Giunti a destinazione vorrebbero venderla. Arrivati in prossimità dell’agro di Castelluccio Superiore essi, ormai esausti, decidono di riposar si e poggiano la statua su un tronco. Vani sono i numerosi tentativi di risolle varla, il simulacro si è incredibilmente appesantito. Alcuni pastori assistono alla scena e interpretano il fatto come un segno della volontà della Vergine di rimanere nel luogo. Qui costruiscono la cappella della SS. Annunziata e, attorno ad essa, il paese.

Origine attestata

Nel documento, datato 1100, si legge che l’arcivescovo di Acerenza e alcuni feudatari, tra i quali Argotto signore di Castellucio, donano all’abate di S. Ma ria del Casale di Pisticci la chiesa di S. Michele Arcangelo. Abbarbicato sulle scoscese pendici del Cozzo Pàstano, circondato da invali cabili burroni, Castelluccio Superiore si affaccia sulla Valle del Mèrcure. Il panorama è sugge stivo. La fitta vegetazione del Parco nazionale del Pollino pare assediare il paese.

Da esso gli abitanti vanno verso luoghi immersi nel più esaltante verde. Vanno anche alla Torna, alla Cerreta, e alla vetta del monte Zaccana. Qui sorge la Cappella della Madonna del Soccorso (XVII secolo), dove ogni quarta dome nica di settembre i fedeli si riuniscono per prelevare la statua della Vergine e condurla processionalmente in paese, nella Chiesa Madre. Questa chiesa è in titolata alla santa protettrice Margherita e custodisce, sino a maggio, la statua della Madonna. Conserva invece stabilmente un pregiato dipinto di Antonio Stabile, L’Eterno Padre (1580), un coro ligneo intagliato (XVII secolo) e un pa-liotto intarsiato del Seicento.

Gli abitanti di Castelluccio Superiore forse devono la loro devozione religiosa all’influenza dei padri Minori Osservanti, i quali fondano appena fuori paese un convento nel 1573 e vi dimorano sino al 1866. Il complesso oggi è in stato di abbandono. Anche dell’antico Castello feudale si hanno solo ruderi. Essi sono testimonianza del periodo in cui il paese forma un unico comune con Castelluccio Inferiore. È un piccolo feudo che passa tra le mani di pochi signori: dai Sanseverino ai Palmieri, dai Cicinello ai Pescara di Diano.

Dopo secolari dispute fra i parroci dei due paesi, la separazione ecclesiastica territoriale dei due comuni av viene nel corso del XVII secolo, con la divisione del patrimonio del clero, men tre la divisione amministrativa giunge a compimento nel 1813. Brevissima vita ha la nuova municipalità repubblicana nel 1799. Presidente del Comune è eletto il sacerdote don Francesco Cantore Catalano, il quale rimane di fatto rea lista. E alla notizia dell’approssimarsi, in salita dalla Calabria, delle truppe gui date dal cardinale Ruffo, fa divellere l’albero della libertà.

Castelluccio Superiore, nonostante le modeste dimensioni, è un centro agricolo vivace, attivo nella produzione di grano, segala, patate, castagne, la quale soddisfa appieno il fabbisogno locale e che, in parte, è anche venduta. La fertilità del terreno è si curamente dovuta all’abbondanza d’acqua, grazie alla presenza di numerose sorgenti e di due torrenti, il Peschiera e il S. Giovanni. In passato le loro ac que vengono utilizzate anche per attivare i mulini e le gualchiere presenti nel la zona, oltre che per la lavorazione del rame e della lana. Oggi esistono un maglificio e una fabbrica di confezioni, tutte esportate. Data l’assenza di pascoli, gli abitanti si sono indirizzati all’allevamento dei suini, e specializzati, quindi, nella lavorazione del prosciutto che viene anche com mercializzato .