Castelgrande

Hotel – Agriturismi – Bed and Breakfast – Residence – Casa vacanze – Ostelli – Shopping – Ristoranti – Pub – Vendita  Appartamenti

Altitudine: 950 m.
Abitanti: 1288
Distanza dal Capoluogo: 58 km.

Nelle carte antiche vi sono varie forme che denominano il paese: Castrum Grandis, Castrum de Grandis, Castrum Grandinis (forme latinizzate), o anche Castellogrande, Castellograndino, Castello di Grandine. Secondo Racioppi il termine grande è  “in opposizione a piccolo castello […], quale doveva essere il castello del prossimo monte, che ancora è detto La Guardiola” (Racioppi 1889,41). In questo caso la parola grandine è, invece, forma ricostruita, non etimologica.

Origine attestata

Nel territorio sono stati rinvenuti alcuni reperti archeologici: in località “Canalicchio” sono venuti alla luce resti di un villaggio risalente al periodo del bronzo; in località “Monte Giano” si trovano frammenti di ceramica risalenti al periodo ellenistico. “Su di un colle, coronato dai ruderi del vecchio castello, torreggia Castel grande. Questo ameno borgo, messo a guardia dei confini fra la provincia di Avellino e la Basilicata, per l’altitudine della sua posizione fu in origine un castello legato al nome di potenti famiglie” (Roges 1924, 245).

Allo scoppiare dei moti, Cristiano corre in Basilicata, costituisce nuclei armati e conquista alcune municipalità tra cui Picerno, Pisticci e Ferrandina; partecipa, inoltre, alla vittoriosa presa di Salerno e si spinge fino in Puglia dove cinge d’assedio la cittadina di Altamura. La situazione, però, precipita. I comuni tornano ad essere filospagnoli e cioè filogovernativi. Finisce anche la parabola di Cristiano che, dopo varie vicissitudini, viene impiccato a Napoli il 23 agosto del 1653. Il 23 agosto del 1913, il comune di Castelgrande mura una lapide commemorativa sulla casa di Cristiano e gli dedica la piazza antistante.

Un ruolo importante lo svolgono in passato anche i numerosi feudatari. Il primo documento in cui si ha notizia di un signore è del 1278: la terra di Castrum de Grandis è feudo di Pietro Anibaldo di Roma. Successivamente, nel 1289, essa passa a Giovanni Pipino di Barletta. Subentrano i Sanseverino nel XIV secolo. È di questo periodo la lotta tra il ramo ungherese e quello francese del la dinastia angioina per la successione sul trono del regno dopo la morte di re Roberto d’Angiò.

Anche Castelgrande subisce distruzioni dovute alla guerra. Durante la ricostruzione il paese comincia ad ingrandirsi aumentando il numero delle abi tazioni del nucleo originario sorto attorno al Castello, in contrada S. Michele. Verso la fine del Quattrocento, con la restaurazione del regno ad opera di Al fonso II d’Aragona, vengono colpiti tutti quei nobili alleatisi con Carlo Vili durante la sua discesa in Italia. Tra questi vi è anche Pietro d’Alemagna, signore di Castelgrande, il quale perde il feudo che passa così al principe di Stigliano, Antonio Carafa (20 giugno 1496). Due secoli dopo, nel 1696, l’ultimo duca Carafa muo re senza eredi. Il territorio è venduto all’asta e acquistato, il 6 giugno, dalla famiglia D’Anna, che lo mantiene fino all’eversione della feudalità. Tra i beni inventariati per l’asta vi sono anche due chiese importanti: la Chiesa Madre, dedicata all’Assunta.

Della prima si dice che: “consiste in una navata coperta a tetti”. Incerta è la data della sua fondazione. Un’iscrizione sulla porta laterale reca il 1631, ma all’interno dell’edificio sul pavimento sono incise queste parole: “Sepolcro della famiglia Carusi eretto ai 20 agosto 1491″.

Ciò fa supporre che l’attuale costruzione sorga su di una antica cappella. Nel 1870 la chiesa è ampliata a tre navate in stile romanico, quindi è ricostruita dopo il terremoto del 1910, ma è nuovamente danneggiata dal terremoto del 1980. Al suo interno sono conservate opere di pregio: il dipinto su tela Presentazione del Bambino e Ss. Giovanni e Anna (XVH secolo), di Giuseppe Marnilo, uncoro ligneo del 1701, e la scultura lignea S. Sebastiano (XVIII secolo), di autore ignoto. La seconda chiesa, Madonna di Costantinopoli, si trova a circa un chilometro dall’abitato. È a pianta centrale a croce greca con i bracci terminanti in absi di. Anche di questa fabbrica non si conosce la data di fondazione. Di certo esi ste prima del 1614, anno in cui è ampliata con le offerte dei fedeli. La chiesa aveva in passato un ricco patrimonio costituito dalle donazioni fatte da nobi li e popolo per le grazie ricevute. Dopo le leggi eversive del 1860 i suoi beni passano al demanio.

Appartengono al passato le ribellioni. Appartiene al passato la feudalità. Alle soglie del 2000, Castelgrande volge lo sguardo verso le stelle. È stato impiantato, infatti, l’Osservatorio astronomico in consorzio con quello di Capodimonte a Napoli. Nella sede di Castelgrande c’è la sezione del SINGAO (Southern Italy Neutrino and Gamma Observatory). Posto a 6 chilometri dall’abitato, sul colle Tuppo, è il primo centro internazionale in Italia per gli studi e gli esperimenti di astrofisica per indagare di cosa è fatta la lu ce delle stelle, (m.a.)