Cancellara

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Altitudine 680 m.
Abitanti 1839
Distanza dal Capoluogo 28 km.

Dalla forma latina ager cancellatus, campo, terreno delimitato da cancelli o steccati; la parola cancellata si è poi trasformata in cancellarla con l’aggiun ta del suffisso -aria -aia che esprime “collettività” (Racioppi 1889, 40-41). Il termine cancello è una presenza toponimica diffusa in Basilicata ed allude ad un luogo in cui venivano usate speciali reti per cacciare la selvaggina.

Leggenda di fondazione

Si narra che un illustre condottiero romano, Pietro Cancellano, dopo la scon fitta di Annibale, sceglie questo territorio per ritirarsi e quindi costruisce un borgo al quale da il nome di Cancellara.

Origine attestata

Una necropoli con sepolture risalenti al V secolo a.C. è stata rinvenuta in località Serra di Carpine. Molti reperti sono nel Museo archeologico provincia le di Potenza; I resti di un antico pagus romano (monete, vasi, tombe) confermano la pre senza di un villaggio.

II destino di Cancellara è stato simile a quello di gran parte delle contrade e dei bor ghi della Basilicata. Dominio di molteplici feudatari, il paese ha sopportato continue e numerose spartizioni delle sue terre. Dapprincipio, nel 1268, vie ne regalato da Carlo I a Pietro di Beaumont, consigliere, familiare del re e regio camerario, il quale prende il titolo di conte di C. Questi lo cede in dote a sua figlia Margherita, sposa di Giovanni di Monteforte. In precedenza due do cumenti del 1198 e del 1208 informano dell’esistenza di un certo Santorio, signore di C.

Il succedersi dei proprietari diventa intenso con il passar del tempo. Nel 1335 vi è un certo Petruccio; verso la fine del XIV secolo il feudo appartiene al to scano Lorenzo Acciaioli. E ancora: Giovannantonio Orsini del Balzo, principe di Taranto, diventa padrone di C. nel 1428, Marino Zurlo nel 1450, Agilberto Sambiase nel 1497. Seguono gli Afflitto (1571), i Caracciolo (1601), i Pappacoda (1625), i Capano, col titolo di duchi, i Carafa e gli Arcamone. Questi ultimi vendono il feudo a Benedetto Candida, patrizio di Benevento e Trani. Se ne ha notizia nel Regio assenso del 12 maggio 1775.

Testimonianza di questa ininterrotta presenza di nobili famiglie è il Castello, costruito probabilmente nel 1300, posto in posizione dominante rispetto all’abitato. Pare che i signori non amassero molto abitare nel maniero. Esso viene, infatti, venduto per 4000 ducati nel 1650 e le sue stanze spartite tra varie famiglie locali. I rapporti fra nobili e clero sono buoni. Don Marino Caracciolo di Brienza e la sua consorte, Donna Ippolita Pappacoda de la Nois, si fanno promotori nel 1604 della fondazione del monastero dei Francescani Osservanti e dell’annessa cappella dedicata a Maria SS. Annunziata. Il convento passerà nel 1613 ai fra ti Minori Riformati, che lo abitano fino al 1866. Nella fabbrica sono conservati alcuni pregevoli altari intagliati in legno, il dipinto Annunciazione (1575), di Giovanni Balducci e l’affresco Cristo Pantocratore del Pietrafesa (1569-1636), e, sempre dello stesso pittore, due dipinti a fresco collocati in altrettanti arconi lapidei durazzeschi (XVI secolo).

Nel primo vi è Maddalena e S. Sofia; nella lunetta i Ss. Lorenzo, Stefano e Leonardo. Nel secondo, S. Lucia e S. Chiara; nella lunetta,Trinità. Dipinti murali si riscontrano nella chiesa di S. Antonio. Di Giovanni Luce (prima metà del XVI secolo) è S. Caterina d’Alessandria e le sue storie. A Giovanni Todisco (pitt. doc. 1545-1566) appartengono la Trinità, la Pietà e Madonna con Bambino, collocati ai lati del catino, e S. Giorgio, posto sulla parete sinistra.

Per secoli il paese versa nella stessa condizione di grande arretratezza socia le ed economica di tutti i centri della Basilicata. La situazione sembra voler cambiare verso la fine del Settecento, quando al cuni vescovi “illuminati” tentano di valorizzare gli elementi più brillanti del le varie collettività. Comincia a nascere anche una nuova classe sociale, quel la dei galantuomini, avviati nelle professioni liberali (soprattutto medici e av vocati). Nel 1783 scoppia una sommossa contro le proprietà feudali sia laiche che ecclesiastiche. È la nuova classe sociale che preme per impedire che il Comune venga amministrato da gente fedele ai feudatari.

Quando anche in Basilicata si sparge l’eco dei successi francesi, gli intellettuali e i galantuomini scendono in piazza con la coccarda tricolore. I contadini, dal canto loro, scorgono tra le fila dei giacobini coloro i quali tentano di difenderli dai soprusi dei baroni. Si schierano subito dalla loro parte nella speranza di veder realizzata l’antica aspirazione: un miglioramento delle condizioni di vita. In Basilicata, quindi, a differenza delle altre regioni, i contadini combattono a fianco della borghe sia illuminata. Di conseguenza il “processo di repubblicanizzazione […] è più spontaneo, diffuso e duraturo che nelle altre province del Regno” (Cestaro-Lerra!992, 122).

Gli abitanti di Cancellara si inseriscono in questo quadro. Essi vengono guidati nel l’insurrezione dai fratelli Basile. Il più giovane dei due, Saverio Gaetano Didaco, detto Gaetano, è ufficiale dell’esercito borbonico; nel 1799 aderisce al la Repubblica partenopea ed è inviato in Basilicata con mansioni di commis sario organizzatore. Il 3 febbraio, giorno della festa del santo patrono S. Biagio, rientra col fratello maggiore Salvatore nel paese natio. Qui Gaetano fa pianta re l’albero della libertà e si proclama presidente della nuova municipalità, di chiarando decaduti i vecchi amministratori.
Questi, però, guidati da Giusep pe Foiosa, tentano con un colpo di mano di abbattere l’albero. L’operazione non riesce e i reazionari vengono “massacrati barbaramente nelli giorni 7 e 8 febbraio 1799,.