Campomaggiore

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Altitudine 795 m.
Da Campus, campo (terreno coltivato a grano) e Ma/or, maggiore, “per dire che quella era per eccellenza terra da grano” (Cutinelli 1885, 18).

Leggenda di fondazione

Si dice che Campomaggiore abbia origine dal ruolo avuto durante la lotta tra Lucani e Romani, i quali vi avevano qui collocato un accampamento, il Campus Ma/or.  La vendetta, il colera, la frana: tre nemici di Campomaggiore. La vendetta si ricollega alla fe rocia degli uomini. Campomaggiore partecipa ai moti ghibellini del 1268 e per questo messa a ferro e fuoco. Viene braccato e ucciso il giureconsulto Pietro, nativo di C. pur se ritenuto uno degli uomini più saggi della regione.

Per quanto piccolo il paese si riprende e fornisce anche militi a Roberto d’Angiò (1336). Già prima aveva fornito non soltanto militi ma tutte le risorse del feudo ai suoi si gnori, a cominciare da Roberto da Pietraperciata (Pietrapertosa); Rainaldo da Campomarano e Pietro della Marra. Ma ben presto il paese diventa “fantasma”.

È scomparso il paese ma non il feudo, tanto è che dall’anno 1500 passa di mano in mano a vari baroni: Garsia, Campolongo, Sacchetti, Sabariano e in fine Rendina, che l’acquistano il 13 ottobre 1675. I conti Rendina, di origine beneventana, conducono una politica innovativa per l’epoca: ripopolano le campagne del feudo e favoriscono l’agricoltura, subaffittando a prezzi moderati i terreni ai contadini e ai massari. Tale politica economica porta ad una subitanea crescita demografica: nel 1741 vi sono 80 persone circa, nel 1816 ve ne sono invece 1000. Un altro motivo che determina la rinascita di C. è la decisione dei Rendina di porre “in loco” la propria residenza abituale. Interessato all’istruzione dell’u nico figlio Teodoro, il conte lo manda nel collegio Tolomeo di Siena. Terminati gli studi, il giovane ritorna a Campomaggiore e dedica tutta la sua esistenza e il suo sa pere allo sviluppo di esso.

Le condizioni precarie in cui vivono i contadini e l’arretratezza dell’agricoltura spronano Teodoro a rifondare, insieme all’architetto Giovanni Patturelli, un paese agricolo nuovo. Progettano un tessuto urbano originale: strade parallele e intersecate ad angolo retto e case tutte di eguai fattura e misura. Campomaggiore diventa così un bel paese “colle sue casette tutte uniformi ed ordinate in fila come le tende di un campo: coverte da tegole rosse ed ombreggiate da fichi e da viti piantate innanzi alle porte e che salendo lungo i muri facevano festone sull’architrave o intorno alla finestrella” (Cutinelli 1885, 138).

In campo agricolo il conte introduce la coltivazione dell’olivo, fa arrivare al beri da frutta, incrementa l’ovicultura importando arieti merinos e verri casertani.
Lo sviluppo generale si verifica nel primo trentennio del XIX secolo, deter minando la crescita della popolazione e un miglioramento del tenore di vita. La crescita demografica fa sì che il paese non possa più dipendere ammini strativamente da Albano e, con grande piacere di popolo, nel 1816 C. diviene Comune indipendente.

Il fenomeno carbonaro investe la Basilicata e anche a Campomaggiore si costituisce una “vendita” non solo con personaggi autoctoni ma anche dei paesi limitrofi. E questo può considerarsi un evento positivo. Episodi negativi si hanno nel 1862 quando il paese subisce prima l’incursione di briganti capitanati da Labriola, campomaggionese, e poi la fucilazione di un giovane e una donna, traditi da un prete, nel quadro della repressione del brigantaggio.

10 febbraio 1885: una disastrosa frana fa scivolare a valle il paese. Rimangono in piedi soltanto l’imponente Palazzo Baronale, la chiesa della Madonna del Cannine e qualche altra casa solidamente costruita. Il resto è un cumulo di macerie.

Il “balletto” dei ritardi per la ricostruzione, delle varie insensibilità verso gli abitanti caratterizzano le autorità nazionali. Con notevole ritardo viene intra presa la costruzione di un nuovo paese, collocato più a monte. Ma ormai an­che il destino economico è segnato. I Rendina lasciano il paese e gli amministratori che vi succedono non dimostrano di essere altrettanto illuminati. Di interessante nella C. nuova è la chiesa parrocchiale, nel cui interno è con servato un dipinto su tela raffigurante Madonna con Bambino e santi (XVII se colo), attribuito a Nicola Pecchenedda.(l.d.c.)