Calvera

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Altitudine 63
Abitanti 660
Distanza dal Capoluogo 170 km.

II toponimo si riferisce alla “bell’aria” che si respira in paese, ed è un com posto ibrido del greco calti (bello) e del latino e romanzo aura.

Origine attestata

I monaci greco-bizantini, che risalendo da sud pongono le basi della loro attività spirituale presso Carbone e Teana, si spingono anche alle pendici del Monte Mancino, nel territorio dell’attuale Parco nazionale del Pollino, dove fon dano, tra il X ed PXI secolo, la cittadina di Calvera. Uno dei mali endemici della Basilicata è il dissesto idrogeologico del territorio. Calvera è quasi distrutta da una frana nel 1878. Continua a vivere, quindi, in una condizione di precarietà determinata da una economia povera e confermata anche dalla sua ubicazione (Parco nazionale del Pollino) di ridotta economia agricola.

Fino al 1134 fa parte del feudo della contea di Chiaromonte. Tra i signori succedutisi si conta anche Ilario vescovo archimandrita (posto a capo di una federazione di monasteri di origine greco-bizantina) che ottiene il possesso con una sentenza della Regia Corte. Seguono i Sanseverino i quali vi abitano fino alla metà del XVIII secolo. A questa data il feudo viene devoluto al re senza diventare, però, terra demaniale ma conservando, giuridicamente, la sua na tura di feudo. Come tale viene amministrato da uomini di fiducia del re. Tra questi vi sono i baroni Donnaperna di Senise.

Essi non lasciano alcuna traccia del Castello di cui si parla nelle cronache passate così come non rimane traccia alcuna delle strutture architettoniche feudali. Vi sono, tuttavia, palazzi abitati dai “galantuomini” del XIX secolo: Martinese e Mazzilli. Di quest’ultima famiglia si conserva, in buone condizioni, una fabbrica le cui pareti esterne sono ornate da bassorilievi che riproducono scene delle quattro stagioni e da medaglioni marmorei che raffigurano poeti, filosofi, e da altre sculture. Di grande apprezzamento è un quadro di mattonelle di ceramica che raffigura una sce na mitologica. All’interno del palazzo si trovano un camino marmoreo del Sei cento con testa di fauno e festoni, alcuni busti anche in marmo, e vari pezzi bronzei.

Altra iconografia, questa volta sacra, è nella Chiesa Madre di S. Gaetano, pro tettore del paese. Si tratta delPaliotto (1738) eseguito da Gaetano Viva, ope rante nella Bottega napoletana. La chiesa è edificata nel 1701 ed ampliata e re staurata rispettivamente nel 1821 e nel 1825. La vita religiosa di Calvera nasce con i monaci di rito greco-bizantino, qui venuti nel X secolo per condurre vita eremitica, considerato che la zona era ed è ca ratterizzata dai boschi di Monte Zigarello, su cui ancora attualmente si snoda la processione della Via Crucis del Venerdì Santo.

Il bosco diventa anche una risorsa dell’economia locale con la produzione di legno e di funghi. L’aria balsamica e il clima dolce di questo centro rurale della comunità dell’ alto Sinni, del mandamento di Chiaromonte, del circondario di Lagonegro e della diocesi di Anglona e Tursi, offrono la possibilità di un soggiorno saluta re e riposante. Cittadino illustre che qui ha avuto i natali è Settimio Mobilio, avvocato di gran nome ed autore di importanti opere giuridiche e letterarie. (e.f.b.)