Calvello

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Altitudine 730 m.
Abitanti 2270
Distanza dal Capoluogo 42 km

Dal diminutivo italico del termine latino calvus cioè luogo privo di alberi, o dal basso latino calveta, “luoghi montanini brulli di frustici o di seminati” (Racioppi 1889, 39). Una spiegazione differente (riportata dal Gioscio 1985, 19-20) vuole che il toponimo derivi da un’antica famiglia de Calvello o de Calvellis, menzionata tra i feudatari normanni e i baroni svevi, ma presumibil mente è invece il nome di questa famiglia a derivare dal luogo.

II primo impatto visivo che si ha entrando dal lato sud di Calvello è il bellissimo ponte in pietra di S. Antuono,costruito nel XIII secolo dai frati Benedettini. Esso congiunge il rione S. Antuono, privo di edifici importanti, con il rione II Piano. Tale ponte consente ai monaci di controllare il transito verso i pascoli, i boschi della montagna ed il valico in direzione della valle dell’Agri. Il rione II Piano è il primo insediamento abitativo di Calvello e mutua la sua deno minazione dalla chiesa di S. Maria de Plano: questa è d’impianto romanico e ha la facciata in pietra viva a vista. Il portale principale proviene dalla bottega di Melchiorre da Montalbano (arch. scult, doc. 1273-1279).

La chiesa è annessa al monastero di S. Maria de Plano,attestato in donazioni del 1145 e 1160. “La presenza a Calvello dell’insediamento benedettino incide notevolmente sullo sviluppo dell’abitato e numerosa, si stabilisce nella pianura circostante al convento” (Petrizzi 1996, 58). La comunità religiosa si estingue, quale riflesso delle lotte che in quel periodo (XV secolo) dilaniano la Chiesa. A causa delle sue rendite il convento è assoggettato, nel 1503, alla Cappella del Presepe di S. Maria Maggiore di Roma. Papa Sisto V affida il convento ai frati Minori dell’Osservanza (1587), che lo arricchiscono di un pregevole patrimonio di opere d’arte e lo occupa no fino al 1886.

Un’espressiva opera d’arte è attribuita a Guido Reni (1575-1642) e raffigura una Crocifissione. È collocata nellachiesa di S. Giuseppe, un tempo stazione del la transumanza. La chiesetta, costruita agli inizi del Seicento, è definita “tem pio barocco” per indicare la pregevolezza del manufatto. Pregevole è anche l’af fresco di Girolamo Todisco, raffigurante Vergine e santi (1614), collocato nel la chiesa della Trinità (XII secolo).

“Lungo le volte e le pareti laterali delle quattro ali del chiostro francescano, si dispiegano le Storie della vita di S. Antonio, dei Miracoli di S. Francesco e della Vita della Vergine Maria. Le storie sono intervallate da ritratti di Santi vescovi, Dottori della chiesa e Santi francescani. Il ciclo fu probabilmente eseguito tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo, da un frescante locale di cui non sono state ritrovate notizie biografiche né archivistiche. Egli mirava non tanto alla qualità artistica delle pitture murali, ma, piuttosto, a rendere note le virtù cristiane e a presentare la fede religiosa dei fondatori dell’Ordine” (Soprintendenza 1994, 432). Ubicata nella parte più alta del paese è la chiesa di S. Nicola, al centro del rione omonimo.

La sua esistenza è già attestata in un documento del giugno 1089. Di struttura semplice ad una sola aula, il tempio conserva il prezioso trittico su tavole La Vergine col Bambino e santi. Il dipinto, dai colori sfuma ti e gli sfondi profondi, è considerato l’opera più pregevole che si abbia a Calvello. L’opera è di un artista molto influente, forse Stefano Sparano (pitt. doc. 1545). Posta al centro del paese, nel rione Piazza, è la chiesa di S. Maria degli Angeli. Eretta alla fine del Quattrocento, all’interno vi sono cinque pregevoli affre schi raffiguranti I misteri e la vita della Vergine SS. (1616), firmati daGirolamo Todisco.

L’edificio sacro più interessante del rione è, però, la chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista. Edificata nel corso del primo decennio del Quattrocento, è di stile romanico con pianta a croce latina. La facciata esterna presenta tre por te, di cui quella centrale ha un portale in marmo. Nell’interno si conserva il dipinto, uno dei più preziosi presenti a C., Madonna di Costantinopoli (XVI secolo), di scuola fiorentina. Di notevole interesse artistico è anche la tela Ultima cena (XVII secolo), di ignoto e un S. Giovanni Battista giovane (XVII se colo), di scuola napoletana.

A circa quattro chilometri di distanza dal paese sorgeva l’antico monastero di S. Pietro a Cellario, ora quasi completamente scomparso. La sua esistenza è citata al 1147. Un documento pontificio del 1177 riporta tale monastero occupato dalla Congregazione pulsanese fondata da S. Giovanni da Matera.