Calciano

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Altitudine: 425 m
Abitanti: 1049
Distanza dal capoluogo: 60 km

Santo protettoreMaria Santissima della Serra, cele­brata il 6,7 e 8 settembre.

EtimoII toponimo deriverebbe da Calpianum e Cai-firn delle iscrizioni, mentre Picchia sostiene che derivi da Caltium, caltianum, o Cauddianum dal gentilizio Cal-ddius. Per Giacomo Racioppi potrebbe essere Cautium, che nel Medioevo significava “luogo basso e paludoso”.

Origine attestataAppare in due carte greche del 1092 e 1098 come Caudgianum (in riferimento al gentilizio Calddius indicato da Picchia).

Storia - In seguito alle terribili alluvioni che sconvolsero il Sud Italia negli anni Settanta, destò curiosità una notizia apparsa sui quotidiani in cui si leggeva quanto accaduto in una piccola comunità lucana, Calciano. Pare che sconvolgimenti naturali di questo tipo fossero qui salutati quasi come miracoli in quanto portatori di inaspettato lavoro. In un paese dove la disoccupazione era il male peggiore, i lavori di ristrutturazione post alluvione o terremoto costituivano l’unica fonte di reddi­to ed erano tanto desiderati che, si leggeva appunto nei giornali, un gruppo di abitanti calcianesi si era autotas­sato per comprare, in segno di riconoscimento, una sta­tua della Madonna dell’Annunziata, poi ribattezzata Madonna della Frana.

Il territorio di Calciano, dopotutto, era stato raramen­te risparmiato da distruzioni dovute a eventi naturali come alluvioni e terremoti. Posto nella zona del vasto bosco di Cognato, esso era stato abitato in epoca prei­storica da civiltà agricole provenienti  dall’area del Danubio. Successivamente, a partire dal V secolo, presso il monte Croccia si erano insediate popo­lazioni lucane, come attestano molti reperti oggi con­servati nel museo archeologico di Potenza.

In seguito agli eventi alluvionali del 383 d.C. che portarono alla ri­costruzióne del paese dove oggi sorge l’attuale abitato, e nonostante altri sconvolgimenti, gli abitanti prose­guirono l’opera di insediamento scavando intorno al masso tufaceo e costruendo il castello e le chiese (seco­li X e XI) e vi abitarono fino agli inizi dell’Ottocento. Nel periodo normanno, a causa dell’imponente movi­mento di cristianizzazione messo in opera dalla Chiesa di Roma, grande rilievo assunse il territorio di monte Cognato. Lì vissero, tra il 1129 e il 1130, san Giovanni da Matera e il benedettino san Guglielmo da Vercelli. Durante la dominazione sveva Calciano viene menzio­nata in una convocazione per i lavori di manutenzione ordinaria dei castelli. Lo stesso castello del paese fu ristrutturato secondo le caratteristiche dei castelli federi ciani. Nel 1277 Calciano scompare come entità auto­noma dai documenti ufficiali e risulta annessa a Tricarico.

Come probabile causa di questa temporanea scomparsa, sembra ci siano ancora una volta catastrofi naturali: l’alluvione del 1245 e il terremoto del 1248. Gli scampati al disastro cercarono probabilmente rifu­gio nei vicini casali di Gallipoli-Cognato Sorto i D’Angiò, nel 1319, il feudo di Calciano venne trasmesso a Giacomo dei conti di Incarico e successivamente sot­to Ladislao, che governò a partire dal 1382, fu asse­gnato a Attendolo Sforza di Cotignola. Nel 1443 il re­gno di Napoli passava dagli angioini agli aragonesi di Spagna. A un primo periodo di splendore e fasto, ne seguì uno di grande austerità, a partire dal 1458, quan­do il nuovo sovrano Alfonso Ferdinando decise di ri­sanare la disastrosa situazione finanziaria del regno.

Mentre la maggior parte dei baroni dell’epoca manifesto grande dissenso organizzando diverse congiure, Luca Sanseverino, conte di Incarico, rimase fedele al sovrano e venne da questi ricompensato con denaro e con lo Stato di Bisignano, poi diventato principato nel 1465 sorto Geronimo Sanseverino. Il principe Geranino non si dimostrò fedele quanto il suo predecessore, tanto che, in conseguenza alla partecipazione attiva nelle congiure regie, gli furono sottratti tutti i feudi. So­lo nel 1475 il re Ferdinando, graziandolo dopo l’enne­sima ribellione, lo reintegrò al possesso dei suoi feudi, che includevano Calciano e, su richiesta del principe stesso, fece redigere un documento, noto come Platea, in cui venivano inventariati i beni che, appunto, ritor­navano nelle mani di Geronimo.

Negli anni che segui­rono, il controllo del sovrano nei confronti dei sistemi vessatori messi in atto dai baroni e le successive limita­zioni imposte dall’alto, portarono a un inasprimento dei rapporti, già precari, dei Sanseverino nei confronti del re. Nella congiura dei baroni del 1485 i Sanseveri­no ebbero un ruolo di grande rilievo. Ancora una vol­ta, però, la congiura si dimostrò un fallimento per i si­gnori, molti dei quali furono condannati a morte. Il principe Geronimo perse tutti i suoi feudi, e Calciano, come molti altri dei suoi territori, per più di un ven­tennio passò nelle mani di diversi feudatari. Si sa che nel 1517, poi nel 153 6 e nel 1543 Calciano fu ancora di un Sanseverino.

Nel 1559, alla firma del trattato di Cateau Cambresis, Calciano fu assegnata al De Leyra e nel 1606 passò ai Revertera, che avrebbero ricevuto il titolo di duchi della terra di Salandra nel 1613 dal re Filippo III di Spagna. La sottomissione ai Revertera fu ancora più dura di quanto fosse stata quella ai Sanseverino. I nuovi baroni fecero sentire, in maniera più consisten­te che in passato, il peso feudale, aumentando la pres­sione fiscale e limitando l’uso dei diritti sul territorio, in un momento in cui si cominciavano ad avvertire nuove esigenze di vita sociale ed economica. Nel 1738, interpretando i malumori dei cittadini, gli am­ministratori locali delT’università” (autorità locale) di Calciano si opposero ai quindici capitoli di grava­mi posti dal barone Nicola Ippolito Revertera, po­nendo ini/io a un contenzioso che durò a lungo. Do­po la breve parentesi del decennio francese, i Revertera richiesero l’annullamento di quanto era stato de­cretato in precedenza e un nuovo assetto fondiario.

Dalle numerose vertenze che seguirono, tuttavia, i Revertera ne uscirono sconfitti, poiché accumulando in­genti debiti soprattutto con i creditori, dovettero ce­dere molte delle loro proprietà. Fra coloro che bene­ficiarono maggiormente di questa situazione ci furono sicuramente i Mateti di Grassano che, fra il 1840 e il 1860, incrementarono la loro presenza nel territorio di Calciano.Dopo l’unificazione italiana il paese ebbe un ruolo nella lotta contro O brigantaggio. Nel 1866 il capitano Blancuzzi da Calciano, della guardia nazionale, com­battè nei boschi di questo territorio contro il brigan­taggio e fece prigioniero il famoso brigante Francoli­no. Apparteneva alla sua banda anche il celebre bri­gante calcianese Permeo, il quale fu ucciso nell’agro di Stigliano.

Nel 1878 Calciano e Garaguso si distaccarono da Oliveto e finalmente nel 1913, con la legge n. 699 dell’ll giugno Calciano divenne comune autonomo. Oltre che con i suoi soldati al fronte, il paese visse la prima guerra mondiale attraverso l’esistenza di un campo di concentramento in contrada Serre. Dei col­loqui che lì avvenivano con chi era chiamato nemico si è avuto notizia da chi ha vissuto quel periodo in prima persona. Si sa, inoltre, che vennero utilizzate squadre di prigionieri austriaci per la costruzione di strade. Nel periodo fascista a Calciano giunsero artigiani e operai specializzati per la costruzione di una teleferica, che non venne mai ultimata per la morte improvvisa del suo ideatore.

Già in precedenza, nel 1807, il paese era rimasto tagliato fuori da opere infrastrutturali che avrebbero potuto collegarlo a Garaguso. Solo con la costruzione della superstrada 407 il paese sarebbe uscito da un isolamento secolare. A testimoniare la storia del paese sono i monumenti e le chiese, come la chiesa parrocchiale dedicata a san Giovanni Battista, costruita nel XVI secolo, dopo che la popolazione fu costretta ad abbandonare l’antica Calciano in seguito a uno dei più disastrasi eventi tel­lurici, di cui si è detto. Secondo la tradizione, i fedeli del tempo furono più che riluttanti ad abbandonare la loro chiesa per una nuova. Del vecchio edificio sa­cro rimangono oggi solo mura esterne, che nonostan­te il tempo e l’incuria, preservano nella loro parte in­terna pitture risalenti al Trecento.

Lì venne anche tro­vato il prezioso trittico, olio su tavola del 1503, firmato da Bartolomeo da Pistoia, raffigurante la Ma­donna in trono con il Bambino e, lateralmente, i san­ti Giovanni Battista e Nicola da Bari. La chiesa della Rocca, risalente ai secoli XIII e XIV, è oggi ridotta a rudere. È rimasta soltanto la figura di un Cristo ai cui piedi si estende la città di Calciano, men­tre gli affreschi che la decoravano sono presao la So­printendenza ai beni artistici e storici di Matera. Notevole è il patrimonio naturale della foresta di Gallipoli-Cognato, la più grande foresta demaniale della Basilicata, accessibile da Calciano, dove in una lussureggiante e incontaminata vegetazione si posso­no ammirare diverse cerri, olmi, aceri e lecci, oltre che varie specie di animali come volpi, tassi, faine, cinghiali e daini.