Brindisi di Montagna

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Altitudine 800 m.
Abitanti 907

Nome di lingua messapica equivalente ad una voce significante “cervo”, “testa di cervo”. “Fondato probabilmente nel medioevo da colonie greco-bizantine, provenienti da Brindisi” (Racioppi 1889, II, 39).

Origine attestata

La disposizione di Federico II del 1239 ordina ad alcuni paesi della Basilica ta di provvedere alla manutenzione del castello di Brindisi, detto castrum Brundisci de Montana.

II paese, posto su un’altura rocciosa ed inaccessibile, funge da vedetta sull’intera valle. Tant’è che i Longobardi lo scelgono per costruirvi una roccaforte come propria difesa e i monaci per erigervi una laura come vedetta dello spirito. La roccaforte, dalla struttura compatta e massiccia, priva di alcun ornamento, secondo quanto si apprende dal documento succitato di Federico II, nel 1239 è già esistente. Essa non è neanche secondaria visto che addirittura dieci pae si sono tenuti alla sua manutenzione.

La roccaforte è dotata di una torre, alta circa sette metri, originariamente adibita a prigione con patibolo per i depre datori e ribelli. In seguito essa è trasformata in chiesa dedicata a S. Michele dai duchi Antenori, gli stessi che nel 1795 ne provocano, per negligenza, il parziale crollo. In seguito, nel 1810 circa, la roccaforte viene occupata da un gruppo di legionari francesi che la danneggiano ulteriormente. Passa poi in proprietà ai signori Battaglia e nel 1830 circa, ai Fittipaldi, che più tardi la donano al Comune.

Nello stesso periodo dei Longobardi e per gli stessi motivi che avevano spinto gli invasori a costruire la roccaforte, i monaci italo-greci della seconda colonizzazione (X-XI secolo) si installano a Brindisi di Montagna. Qui essi menano la loro vita in una serie di grotte che costituiscono una laura. Tra il 1449 e il ’50 ricevono dal conte Antonio Sanseverino, possessore del feudo, la badia di S. Maria dell’Acqua Calda o di Pietra Morella. Essi svolgono un ruolo essenziale per la promozione della vita spirituale ed economica della gente del luogo.

Sono portatori di un tipo di religiosità corale che coinvolge tutti i ceti sociali, introducono nuove tecniche di produzione agricola e vinicola e, inoltre, organizzano i contadini in veri e propri “gruppi di lavoro”. La badia, nel 1462 circa, beneficia di una nuova donazione da parte di Luca Sanseverino, dal quale riceve il feudo di Pietra Morella, facente parte del ter ritorio di Brindisi di Montagna. Ma nel 1505 i padri Certosini di Padula, della provincia di Salerno, acquista no questo piccolo monastero e lo trasformano in Gronda di S. Demetrio. Non è più abitata dai monaci, ma retta soltanto da due frati laici, detti grancieri.

Con il regime napoleonico e per effetto della legge del febbraio 1806 anche l’ordine dei Certosini viene soppresso. Dopo alterne vicende, nel 1860 i beni sono definitivamente incamerati dallo Stato unitario. A questa nobiltà spirituale dei frati si affianca anche quella laica. Diversi sono i signori che, nel corso dei secoli, detengono il potere del feudo.