Brienza

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Altitudine 713 m.
Abitanti 4144

II toponimo deriva dal latino burgus (borgo, castello), ma è incerta l’interpretazione del suffisso -entia. Un nucleo di Bruzi, abitanti calabresi, per sfuggire a guerricciole distruttive, si spinge fino al territorio dell’attuale B., costruendo un piccolo centro abitativo. Si è nel VII secolo d.C. (cfr. Paternoster 1996).

Brienza sembra nata per essere definita città “sacra”. La sua struttura urbana si de finisce progressivamente con la costruzione di ogni nuova chiesa, intorno al la quale nasce un nuovo quartiere, ad eccezione del nucleo formatosi intorno al Castello.  Uno dei primi rioni nasce con la chiesa di S. Martino, forse nata nel VII secolo, oggi diruta.

Per centinaia d’anni è privilegiata dai pastori. È la loro chiesa e ad essa vanno “con i ‘zabatti’ e ricoperti di giacconi di pelli di pecora non tosata” (Paternoster 1996, 24] (zabatti = calzari o meglio sandali fatti con pelli di capra o cotica suina stagionata, tenuti legati da strette stringhe anch’esse di pelle). La chiesa è anche meta di “poveri contadini, di modesti artigiani, di donne pudiche, silenziose, sottomesse e riservate coperte dal ‘panno’ nero” (ibidem).

Oggi l’edificio è in stato d’abbandono, ma è visibile. L’omonima porta del rione divide in due l’antico paese: una parte a nord e l’altra a sud. Altri due rioni hanno per centro originario le chiese di S. Nicola e S. Nicolo dell’Arco. E ancora, il quartiere raccolto attorno alla Chiesa Madre. Sulla parte scoscesa del paese la chiesa di S. Michele dei Greci è originaria mente circondata da abitazioni di profughi greci qui venuti prima del 1400.

Oggi è in stato di abbandono. Scomparse sono anche le chiese di S. Nicola di Piazza Piana e di S. Nicolo dell’Arco. Lachiesa di S. Zaccaria risale al 1222, ma viene rifatta ed ampliata nel 1571 dall’architetto cavese Fignoloso. Contiene il dipinto Circoncisione (XVII-XVIII secolo), della bottega di Luca Giordano e S. Pasquale, di Nicola Peccheneda (pitt. doc 1764-1797).

Bella e tutta da guardare è la chiesa Madonna degli Angeli di proprietà comunale. Sul portale è incisa la data del 1612 che è da mettere in relazione con gli af freschi interni del Pietrafesa: a destra, Incontro di S. Francesco con S. Domenico, Apparizione del Bambino a S. Antonio, santo vescovo, Immacolata. Nel presbiterio: Nascita di Maria, Presentazione al Tempio, Visitazione, Assunzione, i Ss. Pietro e Paolo. Nel catino: /saia, re David, Mosè. Nella volta: Incoronazione di Maria.

La chiesa dell’Annunziata, edificata nel 1570 sempre dal Fignoloso, è adia cente ed in comunicazione con l’omonimo convento dei frati Minori Osser vanti. Vi si accede attraverso un portale sormontato da un affresco della pri­ma metà del Settecento con soggetto l’Annunciazione. Adornano l’interno le pregevoli tele ad olio della Madonna del Rosario (1582), di Antonio Stabile, della Madonna del Rosario (1794), di Francesco Maugeri e del S. Antonio Abate (1797), di Nicola Peccheneda.

Il convento adiacente è occupato dagli Osservanti dal 1525 al 1866. È voluto dalla munificenza dei Caracciolo, i quali commissionano la costruzione al Fi gnoloso. Il chiostro è illustrato da una serie di affreschi del 1740, di ignoto, i quali raffigurano episodi della Vita di S. Francesco e S. Antonio raccordati da un’immagine dell’Immacolato. Da ricordare l’operato civilizzatore ed economico dei monaci greci, che nell’873 edificano, presso le sorgenti del Pergola, il monastero di S. Giacomo e di S. Marco, di cui si è persa traccia.

Alla fine dell’XI e all’inizio del XII secolo, risale la chiesa della Beata Vergine Assunta, oggi Chiesa Madre, costruita per accogliere l’aumentato numero di fedeli non più aggregabili nella piccola S. Martino. Essa si presenta a tre na vate, con ampio sagrato, abside leggermente sopraelevata, spazioso coro cir colare e cripta a due navate. L’altare maggiore, in legno e stucco dorato, risa lente al XVII secolo, è dedicato alla Vergine Assunta. Si può ammirare inoltre una Deposizione (1784), del Peccheneda.

Una “laicizzazione”, per così dire, dell’abitato si ha dopo il terremoto del 1857 con la costruzione di nuovi quartieri, nei quali si trasferisce la vita cul turale e sociale, prima nella città vecchia. Di fronte a tante chiese appare un po’ pallido il potere laico rappresentato dal Castello Caracciolo. Esso, già esistente ai tempi di Federico II, prende il nome della casata che resse il governo del paese dal 1428 al 1868.1 marchesi Ca­racciolo discendevano dalla famiglia Caracciolo Rossi, consiglieri di AlfonsoI d’Aragona. Il più illustre ed amato marchese vissuto nel feudo è Litterio Giuseppe Caracciolo, nel XVIII secolo. Dopo la sua morte comincia la lenta ma inesorabile decadenza del Castello.