Miglionico: “La Congiura dei Baroni”

Il primo di uno degli eventi che pone al centro dell’ attenzione il vecchio “Maniero di Miglionico” da poco ristrutturato ed aperto al pubblico. Il 14 Agosto il centro storico di Miglionico (MT) diventerà un borgo medioevale, riportando alla memoria un evento che ha segnato inevitabilmente la storia del suo Castello. Musicisti storici per le vie del borgo, sbandieratori, mangiafuoco, Corteo reale per le vie del centro antico, questo ed altro nella prima della “Congiura dei Baroni”

La data di costruzione del Maniero si perde nel tempo, in nessun documento o “cronaca” è citato il Castello di Miglionico, se non nel 1110 quando il Conte d’ Andria Alessandro Loffredo fece costruire il piano superiore. A quell’ epoca, anche questo si sà, il piano terra era in rovina, e si doveva trattare di una costruzione dell’ ottavo secolo. Non ci sono nomi certi fra i blasonati che lo possedettero in quei secoli, ma ricorre spesso il casato dei Sanseverino fra le citazioni degli storici.

E fu infatti Antonio Sanseverino il Feudatario che nel 1449 subentrò a Sforza De Attendolis nella proprietà del Maniero, cominciando le date precise in questo momento. E con le date cominciano anche gli avvenimenti di grande rilievo per il Castello di Miglionico. E’ l’ epoca in cui Re Ferrante mette mano all’ opera di modernizzazione dello Stato perseguitato dagli Aragonesi a Napoli. Cominciò col tentativo di dissolvere il particolarismo feudale per fare del potere regio la sola leva della vita del Reame.

Lo scontro con i Baroni e i signori feudali diventa, in questo quadro politico, inevitabile. Il Re doveva avere tutte le ragioni per esplorare questa strada, avendo i baroni quasi tutto il potere nelle loro mani. Su 1550 centri abitati del Regno, solo un centinaio erano assegnati al regio dominio, alle dirette dipendenze dalla corte. In questa situazione era evidente che la corte Aragonese di fatto restava subalterna al potere dei Feudatari e che il Re dovesse mirare a rafforzarsi a danno dei suoi Feudatari estendendo il numero delle città Demaniali che erano sotto la sua diretta amministrazione. Sull’ altro fronte i Baroni controllavano più terre del loro Re ed erano organizzati in grandi dinastie ramificate attraverso parentele ed alleanze.

Altro punto di forza dei Feudatari erano l’ alleanza e il favore della chiesa. In questo clima di confluttualità si era avuto un primo scontro dal 1459 al 1462 fra Baroni e Re. Quest’ultimo si fece forte dell’ aiuto di molti Capitani e dell’ eroe Giorgio Castrita Scanderberg che andava in cerca di nuove patrie per il suo popolo disperso dai Turchi. Fra i grandi sconfitti di questa guerra figura quel Giovanni Antonio Del Balzo, ultimo Principe di Taranto che storia e leggenda vogliono morto ad Altamura nel 1463 forse fatto soffocare dal Re con l’aiuto dell’ arciprete della Città Pugliese.

La corte Napoletana era riuscita così a dare un duro colpo ai feudatari incamerando non solo il principato di Taranto ma numerose altre città che da allora divennero città demaniali alle dipendenze del Regno. In questa situazione politica andò subito rafforzandosi la nuova classe emergente dei finanzieri, dei commercianti, ceto medio imprenditoriale a danno naturalmente, del potere feudale e con l’aiuto della Corte napoletana. E fu fatale che i Baroni, per riacquistare potere e autorità, cominciassero a cospirare contro il Re.

Capofila fu il Principe di Teramo e marchese di Vasto Pedro Guevara che, per ragioni di apparentamenti, aveva esteso la sua influenza anche su Altamura e Venosa. La prima occasione galeotta della congiura si ebbe a Melfi dove i Baroni si trovarono riuniti in occasione del matrimonio, nel 1485, di Tristano Caracciolo, figlio del Duca di Capaccio, della famiglia Sanseverino. Guevara, di fronte ai Baroni, teorizzò che bisognava almeno arginare l’iniziativa del Re e riacquistare in qualche modo potere, proprietà e privilegi persi a favore della corte, delle classi emergenti e delle Università.

Guevara per convincere gli altri Feudatari, ricordò che il re si stava accingendo a investire del manto reale il Figlio Alfonso, noto per la sua politica antibaronale, e propose di influenzare il Papa, loro alleato, a non concedere l’investitura al loro giovane nemico. La linea e la proposta del Guevara, pur se condivisa da altri Baroni, non venne accettata pienamente.

Si incaricò Girolamo Sanseverino, principe di Bisignano e Conte di Tricarico e Miglionico, a fare una verifica sulle alleanze possibili per far fronte comune contro la Corte di Napoli. E fu così che nell’intricata congiura il Castello di Miglionico si trovò al centro della vicenda. Nella grande sala del Maniero, si ebbe l’ultima riunone dei Baroni con gli emissari del Re.

Qualche storico ha anche raccontato che il Re Napoletano venne all’ incontro Miglionichese, altri hanno detto che invece mandò suo figlio Federico. Sta di fatto che il Re, mouvendosi con abilità strisciante, riuscì a concludere un accordo di pace con i Baroni e a tacitare, nello stesso tempo il Papa, mentre sul piano militare, provvedeva di fatto a neutralizzare gli avversari.

Quando fu chiaro che i Baroni non potevano essere in grado di dare corpo alla congiura antiregale, il Re li fece imprigionare e istruì contro di loro un processo che si concluse assai tristemente per i feudatari. Pena capitale per molti Baroni e cospiratori, confisca dei loro beni ed alcuni riuscirono in vari modi a scampare alla vendetta del Re. Il Maniero di Miglionico insomma da allora si meritò il nome di Castello del Malconsiglio e la Congiura dei Baroni.

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