Web Marketing e social media in Europa

Posted 08 mar 2010 — by Francesco
Category Web Marketing Turistico

Per il marketing online, l’ottimizzazione per i social media non è solo interessante, ma è diventato  un “must”.  Tutti i principali motori di ricerca hanno abbracciato i social media. E con Google che incorpora contenuti  Facebook dando risultati in tempo reale infatti  l’integrazione dei mezzi di comunicazione sociale e di ricerca è un dato di fatto.

Molte agenzie di marketing  search social media offrono già servizi di ottimizzazione e il numero di “esperti di comunicazione sociale” su Twitter sono innumerevole. L’ottimizzazione svolto da “esperti” che si concentrano di solito su siti come Facebook, Twitter e naturalmente su  YouTube. Quando si parla di Europa, tuttavia, ci sono molte più scelte.

Secondo l’Internet Advertising Bureau, le imprese europee  utilizzano mezzi di comunicazione sociale, soprattutto per scopi di ricerca e di guida per  le vendite dei prodotti. Nel frattempo, gli utenti europei spendono sempre più tempo sul web e in particolare sui siti di social media.

Facebook è la rete leader  negli Stati Uniti, ma si sta sperimentando una rapida crescita in tutta Europa. Secondo comScore Facebook è la più popolare rete sociale in 11 dei  17 paesi europei, ma altre reti  continuano a svolgere un ruolo importante.

Diamo un’occhiata ad alcuni paesi europei e i social media  che possono essere utili per il marketing online.

Francia. Il social network Skyrockha ha perso un sacco di visitatori, ma è ancora un operatore dominante. Su 22.6m di utenti francesi il 30% di essi usa Facebook, ma la maggior parte si possono trovare su questo sito francese.

Spagna. Come in Francia, in Spagna, Facebook è diventato il più importante social media utilizzato nel corso dell’anno passato. Due anni fa Tuenti è stato il più popolare. Tuenti ha “solo” 6,8 milioni di utenti mentre  Facebook ha 10.5 milioni di utenti.

Germania. In Germania il gruppo StudiVZ è ancora leader del mercato. Si deve tuttavia notare che i suoi 13,8 milioni di utenti provengono da tre siti diversi. Il diritto tedesco ha delle regole molto severe sulla privacy.  Non possono condividere le informazioni raccolte con gli inserzionisti.

Olanda. Uno dei paesi più piccoli d’Europa ha i fan più fedeli, quando si tratta di social network. Hyves ha ancora due volte il maggior numero di utenti Facebook nei Paesi Bassi. Un numero notevole che può essere in gran parte spiegato con le radici profonde che hanno.

In tutti i paesi elencati Facebook ha guadagnato terreno nel corso dell’anno passato.

Le reti locali sembrano aver trovato la via del ritorno. I Numeri  mostrano una crescita.

Ancora una volta, come con l’ottimizzazione siti web, è molto importante l’ottimizzazione e la conoscenza dei social network per ottenere i risultati migliori.

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Nuove formule di ospitalità: I condo hotel

Posted 04 mar 2010 — by Francesco
Category News

Vendesi camera. Per sempre
Nate negli Usa, si diffondono anche in Europa le nuove formule di investimento che prevedono la cessione della proprietà di singole camere, unità abitativeo quote.L’albergo diventa cosi una sorta di condominio. Funzionano? Solo in località top.

Offrire l’albergo “a pezzi”. Trasformarlo (virtualmente) in una sorta di super-condominio, nel quale ogni camera (o unità immobiliare) ha un proprietario o giù di lì. Dall’evoluzione del modello di multiproprietà sono sorte nuove formule di investimento alberghiero, nate negli Usa e sviluppatesi di recente anche in Europa.

Due i modelli principali: fractional ownership e condo hotel, ambiti da sviluppatori e albergatori. Nel primo caso, infatti, consentono di realizzare dalla vendita prezzi al metro quadro più alti della tradizionale vendita residenziale, mentre i condo hotel possono aiutare a finanziare l’acquisto o la ristrutturazione di un struttura.

Entrambe le formule trovano in un target di privati con alta capacità di spesa interlocutori interessati a investire cifre importanti (nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro) per immobili di pregio o quote di essi, con la possibilità di usufruirne per determinati periodi dell’anno, senza farsi carico della gestione. Con in più, in genere, l’opportunità di ricavare un ritorno sull’investimento. La formula del fractional ownership – spiega Michele De Marco, vicepresident di Jones Lang LaSalle Hotels Italia – prevede la vendita di quote di una proprietà immobiliare, con la possibilità di godere di un’unità – villa o appartamento – per un po di tempo variabile da uno a tre mesi.

Simile il concetto di Private Residence Club: si vendono membership che danno diritto all’uso di un immobile per un periodo prefissato, é un acquisto alternativo alla seconda casa,  con dei vantaggi: ci si sgrava degli oneri della gestione e si gode dei servizi legati all’unità, paragonabili a quelli di un 5 stelle. Sono soluzioniche funzionano solo in location esclusive con stagionalità prolungata: grandi città d’arte o località di vacanza di respiro internazionale.


I condo hotel
La formula dei condo hotel o dei serviced apartment prevede la vendita di singole unità immobiliari, camere o residence. I proprietari di norma ne possono usufruire per un periodo tra i 30 e i 50 giorni; per il resto, ne concedono l’uso alla società che gestisce la struttura,  o con contratto d’affitto, a fronte di un canone, o di management, a fronte del 50% dei ricavi della camera. Una soluzione interessante per località con alti tassi di occupazione.
Nuove formule di ospitalità
Vacation Ownership: Evoluzione del timeshare, prevede la vendita di settimane di vacanze in strutture esclusive gestite da catene. I clienti hanno accesso ai programmi fedeltà.
Fractional Ownership/Prc: La proprietà dell’immobile viene venduta in modo frazionato, per untità immobiliari o quote. I singoli proprietari hanno la disponibilità di un’unità per unperiodo compreso tra 1 e 3 mesi.
Serviced Apartment: Ogni unità immobiliare viene venduta a un solo proprietario, che ne affida la gestione al gestore dell’interno complesso.
Condominium Hotel: Ogni camera viene venduta a un proprietario, che la dà in gestione e si riserva l’uso per 30-50 giorni.

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Il business travel

Posted 01 mar 2010 — by Francesco
Category News

Il cliente azienda cerca l’economicità, chi viaggia vuole sopratutto comfort: l’hotel deve soddisfare entrambi.

Austerità: è la parola che meglio di tutte sintetizza la piega presa dai viaggi d’affari nell’ultimo anno. Le aziende hanno modificato in modo significativo le proprie abitudini di viaggio, riducendo il numero delle trasferte, durata e budget di spesa.

L’attenzione al prezzo si è fatta sempre più marcata e di frequente si è passati dai 4 stelle ai 3 stelle. “Zero sprechi” sembra essere il nuovo motto dei travel manager, che tuttavia – stando alla recente ricerca “Room for Savings: Optimizing Hotel Spend” del Cwt Travel Management Institute -, hanno ancora davanti a sè la possibilità di risparmiare il 21% della spesa alberghiera complessiva.

Non tutto, naturalmente, a spese degli albergatori:  la negoziazione tariffaria, secondo gli esperti di Cwt, potrebbe far risparmiare al massimo il 6%, cui si aggiunge un 3% dato dal passaggio dai 4 ai 3 stelle.

Lo studio, indagando a fondo sulle scelte dei travel manager e sulle preferenze dei viaggiatori d’affari, offre interessanti spunti di riflessione per i gestori di hotel che vogliono  incrementare il target dei business traveller. Il primo elemento di cui tener conto  è che la domanda va gestita a due livelli: un primo livello, quello della negoziazione, la cui decisione fa capo al travel manager (o, nelle aziende che ne sono sprovviste, al direttore del personale o dell’ufficio acquisti.

E un secondo livello, quello della prenotazione e dell’utilizzo del servizio, dove il protagonista è il viaggiatore d’affari. Travel manager e viaggiatori d’affari sono quindi entrambi clienti, da gestire con attenzione alle loro specifiche esigenze. I primi, infatti, sono focalizzati sugli elementi di carattere economico, mentre i secondi mettono in primo piano il proprio comfort.

Vincenti coerenza e creatività

Nel rapportarsi alle aziende (e alle agenzie che trattano il business travel) gli albergatori non sempre adottano un approccio corretto. Un atteggiamento diffuso è quello di cercare, se possibile, di “saltare” la distribuzione. Un approccio che, nel settore dei viaggi d’affari e non solo, spesso comporta la rinuncia a quella cospicua fetta di mercato fatta di multinazionali, grandi e molte medie aziende, i cui viaggi sono gestiti dalle agenzie specializzate.

Sono quattro i comportamenti degli albergatori che in genere creano difficoltà di relazione con l’azienda (o l’agenzia di viaggi) cliente. Il primo è la trasparenza tariffaria: un fenomeno che riscontriamo di frequente è che, un volta concordata con l’albergo una tariffa, questa all’atto pratico non risulta disponibile, spesso per un mancato o non corretto caricamento nei Crs.

C’è poi la questione delle cosidette tariffe fiere: la date di black out, cioè quelle in cui l’hotel chiede la tariffa piena, spesso sono cosi dilatate da finire per rendere di fatto non fruibile una struttura; oppure succede che le tariffe fiere coprano un numero di giorni ben maggiore di quelli di effettiva durata della manifestazione. Terzo elemento è legato alle cancellazioni: spesso gli alberghi mostrano una rigidità che non tiene conto della opportunità di instaurare una relazione di lungo periodo. Senza contare che ogni irrigidimento rischia di sfociare in un raffreddamento dei rapporti, a maggior ragione in epoche di camere vuote e aziende attente a non sprecare le proprie risorse.

Quali sono le nuove opportunità che possono nascere da un approccio un po’ più creativo: Spesso nella negoziazione  ci si sofferma sul costo della camera. Senza considerare, per esempio, che un cliente in casa è un cliente che consuma. Ma si potrebbe andare oltre: visto che l’obbiettivo dell’azienda è minimizzare il costo complessivo della trasferta e che i clienti ripetitivi spesso sono anche abitudinari, si potrebbero per esempio studiare formule tipo”mezza pensione” che legherebbero il cliente al ristorante, aumentando i ricavi, offrendo un servizio gradito al cliente e garantendo un risparmio all’azienda per conto della quale viaggia.

La centralità della camera

Se la vicinanza dell’hotel al luogo dove si deve recare per lavoro è l’elemento maggiormente apprezzato dal cliente che viaggia per affari, una volta in casa quest’ultimo cerca più la possibilità di lavorare in modo confortevole che servizi accessori quali fitness o altro. Il cliente corporate passa la maggior parte del suo tempo in camera: quindi sono importanti camere spaziose, piani di lavoro comodi e ben illuminati, connessioni Internet, megliose wireless e comprese nella tariffa, prese elettriche internazionali. Negli spazi comuni, cerca per prima cosa un business centre

efficiente. Naturalmente, la diversa durata del soggiorno influisce sull’ordine di importanza delle varie esigenze.

L’importanza della relazione
Un aspetto non sempre tenuto in adeguata considerazione negli hotel che lavorano con i viaggiatori d’affari è quello della relazione: Molti viaggiatori d’affari sono clienti che potenzialmente torneranno nella stessa destinazione. E tutti sono persone che si trovano fuori casa per necessità e non per scelta. Da qui l’importanza di costruire una relazione che si presuppone possa durare nel tempo. Alla fine, il business traveller cerca nell’albergo quella“familiarità” che gli manca: per questo è importante che il personale abbia un atteggiamento assertivo e proattivo, che lo faccia sentire a suo agio.Ci sono poi, come diversi albergatori hanno scoperto, forme di “cortesia” che conquistano i clienti, come concedere gratuitamente le telefonate a numeri fissi o le consumazioni al minibar. Costano poco, piacciono molto.

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Certificazione “CLIMAHOTEL” per strutture rispettose dell’ambiente

Posted 26 feb 2010 — by Francesco
Category News

Risparmiano energia e riservano al turista un contatto vero con il territorio e la cultura locale.
Un hotel inserito nella natura, che non consuma energia, realizzato con materiali non inquinanti: è il modello di Climahotel,un nuovo sigillo di qualità per gli alberghi sostenibili destinato a cambiare il modo di classificare le strutture dell’ospitalità.

Almeno se lo augura chi auspica un turismo più rispettoso dell’ambiente, meno ingordo di energia, meno inquinante e pensato per la riscoperta dei luoghi, delle tradizioni e anche dell’anima. Un obiettivo un po’ troppo pretenzioso, ma le premesse ci sono tutte.

Il ClimaHotel dovrà essere inserito in modo adeguato nell’ambiente naturale e culturale in cui si trova, impiegare materiali costruttivi del luogo, formare il personale secondo criteri di efficienza energetica e di conoscenza della cultura locale. Il tutto per consentire al turista non soltanto di trovarsi in una struttura confortevole ed ecologica, ma anche assolutamente tipica, per avere un’esperienza profonda del territorio che visita.

L’ impatto zero non s’inventa, si crea. Lo insegnano due strutture, una italiana e l’altra austriaca, che grazie a GEOTERMIA e solare, conquistano nuovi target di clienti.
La sostenibilità e il contenimento dell’impatto ambientale sono oggi esigenze molto sentite nel settore alberghiero. In Italia e nel mondo si vanno sempre più diffondendo modelli di eco hotel a basso consumo energetico con elevato comfort per gli ospiti. Per fare le cose per bene bisogna però attenersi con rigore e serietà a un progetto di sostenibilità globale che trasformi l’hotel in una struttura virtuosa sotto il profilo delle emissioni e dei consumi, ma anche dei costi di gestione.

E’ quello che, ad esempio, hanno fatto due strutture modello, una in Italia e l’altra in Austria, che qui trattiamo in profondità con testimonianze e numeri che possono fornire informazioni preziose sopratutto per alberghi indipendenti che vogliono intraprendere il cammino verso la sostenibilità. Il primo esempio è l’Hotel Garni del Sogno di Madonna di Campiglio (Tn), destinazione trentina che può essere considerata fra le capofila nazionali della nouvelle vague ecosostenibile addirittura dal 1969, quando la famiglia Maffei trasforma l’Hermitage in un vero e proprio biohotel, totalmente privo di sostanze tossiche e inquinamento elettromagnetico.

Facendo propri gli stessi principi di bioarchitettura, l’Hotel Garni del Sogno di Domenico e Miriam Schiavon ha fatto un passo in più, dotandosi di un impianto geotermico a “energia pulita” che attraverso 2 pompe di calore abbinate a 14 sonde geotermiche cede o assorbe calore dal terreno (che mantiene una temperatura quasi costante durante tutto l’anno) per riscaldare o rinfrescare tutto l’albergo, a seconda della stagione, attraverso pannelli a pavimento.

L’idea è nata dall’esigenza di offrire alla clientela un valore aggiunto in termini di comfort ecologico – spiega Domenico Schiavon che, in qualità di ingegnere,si è occupato personalmente del progetto . Il sistema opera per irraggiamento e ha il pregio di ridurre le polveri in movimento e quindi le allergie. La geotermia offre una fonte di energia pulita, rinnovabile e gratuita, che consente grandi economie gestionali; per ogni kWh di energia elettrica consumato dallepompe di calore si ottengono quasi 3 kWh di energia termica, con un conseguente risparmio sui costi di esercizio dell’80% rispetto al GPL, del 70% al gasolio e del 60% rispetto al gas metano.

Il profilo ecologico del Garni del Sogno è curato in ogni dettaglio. Le stanze sono tutte dotate di impianto per il ricambio e la purificazione dell’aria e realizzate con legni nuovi o di recupero (cirmolo, abete o larice). Intonaci, rivestimenti e pavimenti sono in materiali naturali (calce, lana e pietre autoctone come il granito della Val di Genova e la dolomia del Sarca di Val d’Agola). I letti hanno la testiera sempre orientata a Nord, secondo i dettami bioenergetici.

L’edificio – che ha ottenuto la certificazione Eco Label - è isolato termicamente e acusticamente, e l’impianto elettrico non genera campi magnetici. Altrettanto interessante anche l’esempio del Crystal, struttura inaugurata nel 2008 a Obergugl, nella regione austriaca dell’Otztal: un quattro stelle a 2mila mt di quota alimentato  con un sistema combinato solare-geotermico.

L’energia usata per il sistema di riscaldamento,per l’aqua calda e per l’alimentazione della piscina viene prodotta da un impianto solare di 265 mq e da un impianto geotermico che utilizza 5 pompe di calore e 76 sonde poste a 120 m di profondità e convogliata in un raccoglitore che può contenere fino a 20mila litri di acqua. Gli impianti di riscaldamento e diaerazione vengono programmati attraverso un computer centrale.

Il sistema, oltre a dare alla struttura un connotato ecologico e innovativo, permette al Crystal di essere del tutto autosufficiente sotto il profilo energetico, eliminando totalmente la dipendenza da petrolio o altre materie combustibili. Il profilo”verde” dell’hotel si completa grazie a materiali naturali quali pietra, legno e ferro, che arrichiscono gli arredi insieme a complementi e lampade di designer internazionali e ai 2mila metri quadrati dell’area wellness.

Ma quali vantaggi di marketing e di immagine si ricavano sposando la logica della compatibilità ambientale?

Il valore aggiunto della  struttura è proprio la sua ecosostenibilità. Grazie a questo sistema energetico si riesce a ridurre le emissioni di Co2 di circa 225mila kg all’anno. Questo significa che in vent’anni la natura risparmia 4.500 tonnellate di sostanze nocive. La virtuosità ambientale diventerà il fiore all’occhiello del Crystal, ma già ora una parte della clientela attenta ai valori ecoliving lo sceglie proprio per questo.

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Hotel: Notti a tema, dai menu alle divise

Posted 22 feb 2010 — by Francesco
Category News

Per catturare l’attenzione ci si inventa i temi più diversi.
Al Radisson di Roma, hanno lanciato (nel 2007) gli aperitivi ispirati ai vizi capitali.
Sette serate, sette cocktail, sette menu, sette addobbi diversi per il settimo piano, sette cambi d’abito per i camerieri e sette generi musicali, dal tango per laserata intitolata alla lussuria alla house per quella della superbia.

Si tratta di un tentativo d’intrattenimento riuscito, nonostante l’evidente complessità del periodo, perchè l’attività congressuale e in genere gli eventi subiscono dei contraccolpi nei periodi di recessione. Lo scrive anche il rapporto dell’Osservatorio congressuale italiano dell’Università di Bologna e Rimini Campus (anno 2008):”La domanda dipende dall’andamento dell’economia secondo un processo accelerativo“. Tradotto significa: è sufficiente una riduzione del tasso di crescita economica per causare flessioni della domanda congressuale e di eventi.

Secondo i dati dell’Osservatorio “il numero degli eventi ospitati lo scorso anno è cresciuto dell’1,31%”. Teniamo comunque presente che il dato si riferisceal 2008. Stando alle ultime previsioni di Bruxelles, per l’Italia si prevede un incremento del Pil del 0,7% nel 2010 e del 1,5% nel 2011. Dovrebbe crescere, di conseguenza, la domanda congressuale. Questo almeno nelle grandi strutture, quelle legate a uno dei grandi brand internazionali. Un giro d’orizzonte può dare l’idea di come sfruttare al meglio gli spazi scenografici, il gioco è (quasi) fatto.

Al Radisson di Berlino si resta impalati davanti al monumentale acquario dell’Aquadom viene noleggiato per eventi spettacolari. I meeting planner prenotano per i loro clienti gite di 10 minuti all’interno dei due ascensori dell’Aquadom, che possono accogliere una cinquantina di persone per “cabina”. A New York, dal 2006, alcuni hotel si sono attrezzati per osospitare sulle loro terrazze con vista Empire State Building, eventi di vario genere, dall’arte al giardinaggio, dall’aerobica la mattina alle serate con dj e e videoproiezioni.

Parliamo dei roof-top bar di alberghi di tendenza come il Gansevoort, il Ravel, boutique hotel di Long Island o il prezioso Gramercy ParkHotel.  Luoghi ideali per la moda dei party in piscina. I “pool party” si svolgono un po’ovunque da Luna Bar (Pacific Regency Hotel) di Kuala Lumpur con vista sulle petronas Towers al Radisson di Roma con vista sui monumenti e sui colli. Gli ingredienti delle feste?  Sostanzialmente gli stessi a tutte le latitudini: cielo stellato, centinaia di nottambuli, una grande piscina illuminata, musica a tema, cocktail a fiumi.Finchè c’è la location che aiuta, finchè ci sono spazi spettacolari che da soli fanno lo show, la strada appare in discesa. Appare, appunto. perchè in realtàfinita la novità, bisogna sapere mantenere vivo lo stupire.

Prendete il Duomo Hotel di Rimini coi capolavori di Ron Arad, lo Sketch di Londra con le “uova”di Ron Arad, il Nhow tempio milanese per appassionati di design e di arte. Se non avessero tirato fuori dal cilindro performance artistiche, serate di degustazioni insolite e altro, la loro capacità di calamitare, nonostante il fascino dei luoghi, si sarebbe presto esaurita. Pochi mesi fa al Raffles Hotel di Singapore, luogo mitico dell’hotellerie internazionale si è riunita la crema della città, per Accesorize, un evento inedito in cui i barman dovevano realizzare cocktail, ispirati agli abiti di haute couture dello stilista danese Lars Wallin, e giovani fashion designer da tutto il mondo dovevano ideare abiti da cocktail ispirati ai drink dei barman.

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