Bernalda

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Altitudine: 127 metri
Abitanti: 12.037
Distanza dal capaluogo: 36 km

Santo protettoreSan Bernardino, celebrato il 20 maggio.

Etimo - Anticamente si chiamava Camarda; l’espres­sione è greco-bizantina e sta a significare più o meno accampamento militare, tende militari. Dal XV secolo assunse il nome di Bermuda dal nome del suo fonda­tore Bernardino de Bernaudo, segretario presso la cor­te degli aragonesi, che nel 1470 decise di trasferire a monte il villaggio di Camarda per sfuggire alle incur­sioni dei pirati e alla malaria. Gli abitanti si chiamano bernaldesi.

Origine attestataLe origini di Bernalda risalgono in­torno al XI secolo quando sorse un villaggio con il no­me di Camarda, citato la prima volta in un documento del 1066.

StoriaNel giugno del 1983 dei ricercatori americani del Texas hanno scoperto dei reperti archeologici risa­lenti al 2500 a.C. che testimoniano la presenza di grup­pi umani per quell’epoca. Negli anni Cinquanta del Novecento sono state trovate nel territorio di Bernalda un paio di tombe risalenti al tempo della Magna Gre­cia quando i metapontini, nel periodo di massimo splendore, dominarono con la loro civiltà le zone inter­ne per molto tempo.

Ma è intorno all’anno Mille che troviamo indicato con il nome di Camarda un agglomerato di case nella zona di San Donato. Il nome si trova per la prima volta menzionato in un documento del 1099. Camarda sor­geva a circa un chilometro e mezzo, di distanza dal­l’attuale castello, le cui due torri furono erette proba­bilmente nell’XI secolo quando giunsero nell’Italia meridionale i normanni. Camarda nacque nel territo­rio di Montescaglioso, di cui fu un feudo, e intorno al 1180 fu assegnata a Riccardo de Camarda. Nel 1350 passò a Bertrando Del Balzo, conte di Montescaglio­so e di Andria, appartenente a una delle famiglie più potenti del meridione. In realtà il territorio di Camar­da era costituito da un casale, con poche case, poche centinaia di abitanti, in prevalenza contadini; viveva, dunque, dell’economia di Montescaglioso di cui po­teva dirsi una frazione.

Nel 1470 Pirro del Balzo, conte di Montescaglioso, decise di accrescere il casale, popolandolo con fug­giaschi greci e albanesi; questo tentativo, probabil­mente, non ebbe molto successo. Nel 1497 Camarda fu staccata dal feudo di Montescaglioso e data in feudo, in compenso dei grandi servizi prestati e la fedeltà agli aragonesi, al calabrese Bernardino De Ber­naudo, segretario presso la corte aragonese. Bernau­do decise di far costruire un nuovo villaggio a un paio di chilometri più in alto dall’antica sede forse per sfuggire alla malaria o alle incursioni provenien­ti dalla costa.

Il feudatario ampliò il maniero ren­dendolo adatto ad accogliere la sua famiglia e in onore del suo casato diede il nome di Bermuda. Co­minciò nel 1520 la grande controversia per i beni demaniali tra Bernauda e Montescaglmso che si con­cluse, dopo alterne vicende giudiziarie, nel 1978 con un ampliamento della circoscmiane di Remaki» Tra il 1510 e il 1532, ampliata e restaurata nel secoli successivi, fu costruita la cattedrale con una facciata romanica e un basso campanile merlato, dedicata a san Bernardino da Siena. Nella seconda metà del Cinquecento la città venne cinta di mura, con ba­stioni e due porte e il castello fu fortificato e munito di fossato e di un ponte levatoio. Oggi del castello ri­mangono due torri aragonesi.

Nel XVII secolo Bernalda subì una contrazione della popolazione a causa della carestia e della peste del 1657; ma fu rinomata per un importante studio di me­dicina a opera di Matteo Parisi che, dopo essersi ad­dottorato a Napoli, ritornò in paese. Nel 1734 Carlo di Borbone, in seguito agli avveni­menti della guerra di successione polacca, diventò re del Regno di Napoli, strappando agli austriaci il do­minio nel sud della Penisola. Prima di essere incoronato a Palermo passò la notte del 20 gennaio del 1735 nel castello di Bernalda. Il sovrano diede l’incarico al­l’avvocato fiscale della Regia udienza di Matera, Rodrigo Maria Gaudioso, di stilare una relazione sulle condizioni economiche, sociali, religiose e feudali del­la provincia di Basilicata per conoscerla meglio.

Gaudioso affidò l’incarico ai sindaci dei rispettivi pae­si. La relazione di Bernauda faceva un resoconto ge­nerale ma sottaceva alcuni aspetti; emergeva, comun­que, la miseria in cui versava la maggior parte della po­polazione, costretta a vivere di agricoltura e di pastorizia in un territorio angusto. In Basilicata l’eco della Rivoluzione francese giunse in­torno al 1790; le idee circolavano molto lentamente a causa dell’isolamento della nostra regione.

A Bernalda si seppe della Rivoluzione grazie a pochi illustri cittadi­ni che avevano rapporti con la città di Napoli ma non ci furono movimenti da parte dei repubblicani o dei contadini per occupare le terre incolte della Chiesa o dei feudatari poiché a Bernalda non era operante una borghesia intellettuale, né come in altri comuni, venne piantato T’albero della libertà” nel 1799. Nel paese, durante la repubblica partenopea, non ci furono agita­zioni sociali di rilievo, vendette o fucilazioni, anzi il car­dinale Ruffe entrò a Bernalda senza incontrare alcuna resistenza.

Per tutto l’Ottocento Bernalda visse di riflesso tutte le vicende storielle nazionali; respirò il clima dei moti li­berali, partecipò alla spedizione dei Mille contribuen­do così all’unificazione italiana, fu interessata dal fenomeno del brigantaggio sebbene non siano accaduti grandi avvenimenti.

Nei primi decenni del Novecento molti bernaldesi lasciarono il paese per trasferirsi nelle zone ricche dell’Europa, in America e nelle città industriali del Nord Italia. L’emigrazione continuò in maniera con­sìstente fino all’avvento del regime fascista il cui mo­vimento ebbe una tiepida accoglienza in paese. Bernalda, solo con la bonifica integrale e la riforma fondiaria del secondo dopoguerra, ha conosciuto un processo di sviluppo affidato alle colture intensive che hanno compensato la grave crisi provocata da parte dei grandi stabilimenti chimici insediati negli anni Sessanta.