Bella

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Altitudine 662 m.
Abitanti 582o
Distanza dal Capoluogo 50 km.

Bella è probabilmente un derivato dal latino labellum, “piccolo catino, piccola vasca” Un racconto popolare dice che, verso l’anno Mille, una coraggiosa fanciulla osa sfidare l’esercito normanno invasore pronto al saccheggio di Abella. Ella è armata soltanto di una croce. Ottiene la salvezza della sua gente. Questo evento potrebbe essere stato ripreso nello stemma del paese: “d’azzurro ad una torre castellata di due pezzi d’argento, e sormontata nel mezzo dalla Dea Bellona loricata, galeata ed armata al naturale” (Gattini 1981, 13).

Numerosi reperti archeologici (tombe, utensili, monete) attestano la presenza di borghi sparsi sul territorio dove sorge l’attuale Bella già nell’epoca lucano-romana. Mezzogiorno del 22 novembre 1861: i partecipanti al consiglio comunale discutono come rendere sicure le difese della città da possibili invasioni brigantesche quando “toltisi dal proprio seggio due o tre membri della rispettabile radunanza, per caso, nello spingere lo sguardo dal Balcone della sala della Segreteria alla collina, che si affaccia dirimpetto, si videro comparire dal dorso della Carpineta, e quelle vette della Castelluccia un branco di uomini a cavallo, e poi maggior numero, a cavallo e a piedi, e poi cavalli e fanti in tanta copia che brulicavano da ogni punto” (Martene 1977, 40).

Sono circa settecento uomini armati di tutto punto. Nonostante la strenua ed eroica difesa dei bellesi, quartiere dopo quartiere, in poco meno di quarantott’ore la città capitola ai briganti. I fitti boschi del circondario hanno sempre garantito un rifugio sicuro e una solida base operativa in cui organizzare le azioni di guerriglia. Lo stesso centro storico di Bella, di origine normanno-sveva, per la sua struttura urbana è sta to reputato ottimo come rifugio.

Dopo le numerose devastazioni ad opera di popoli invasori – dai barbari agli Angiomi, passando per i Longobardi e gli Svevi – gli abitanti delle contrade decidono di spostarsi in un unico punto: una zona collinare più sicura. A lungo andare, poi, i bellesi si dotano di fortificazioni e mura per una migliore difesa dell’agglomerato. In ciò sono in­coraggiati dai vari signori che hanno in feudo il paese: e cioè dai sedici feu-datari normanno-svevi, dagli Acciaioli, dal conte Pipino, ai Caracciolo di Brienza, i Ferrante d’Alargon, gli Alemode Mendoza, i Carafa ed, infine, i Caracciolo Labella.

Nei registri della Cancelleria angioina si parla, inoltre, di diversi malviventi avvistati nelle contrade dell’attuale comune di Bella nel 1272. Nel XVII secolo tutta la provincia di Napoli ne è infestata. Nel 1646 il territorio della diocesi di Muro Lucano, di cui fa parte Bella, è un pericoloso ricettacolo di malandrini grazie ai sicuri nascondigli offerti dalla fitta vegetazione. Nel 1776, infine, il vescovo Gagliardi denuncia la presenza di assassini, fuggiaschi, ladri, vagabondi e briganti negli “ospedali”, aperti in alcuni dei centri abitati della diocesi.

Prima del 1413 è edificata la Chiesa Madre, poi ampliata dalla seconda metà del 1600 al 1700. Al suo interno, oltre all’altare dedicato all’Assunta, vi sono delle tele, di cui una del Danona, Immacolata e Ss. Francesco e Antonio(1589). Gran parte degli arredi e paramenti sacri sono stati rinnovati nel pe riodo tra le due guerre mondiali anche grazie alle offerte inviate dagli emigranti. Lo stesso organo seicentesco è stato sostituito da uno nuovo acquistato nel 1932. Un’altra chiesa importante di Bella ha avuto due denominazioni: S. Maria della Pietà, fino agli inizi del XIX secolo e, successivamente, S. Maria delle Grazie. È una chiesa extra moenia al cui interno è contenuta l’icona dipinta su tavo la di Andrea da Salerno (pitt. doc. 1484-1530), Annunciazione, Ss. Giovanni e Caterina, Pietà.

Tra le chiese minori ancora esistenti vi è la Madonna del Carmina che è la più amata dai bellesi emigrati in America. Distrutta nella seconda metà del XIX secolo, è ricostruita nel 1875 grazie alle somme spedite da oltreoceano. Vi è quella di S. Cataldo nell’omonima località un tempo appartenente al feudo del le Caldane (quest’ultimo è citato nell’atto del 5 ottobre del 1239 con cui Federico II obbliga la popolazione del suddetto casale a mantenere la domus MontisMarconis, Montemarcone).

La presenza di numerose chiese ha sempre costituito uno dei punti caratterizzanti Bella. Già ai tempi dei primi cristiani ognuna delle contrade in cui è spar sa l’originaria popolazione è dotata di una chiesa, la quale, molto spesso, con ferisce il nome alla località stessa. Nel XV secolo e per tutto il Cinquecento e Seicento, vengono edificate numerose cappelle di cui alcune sopravvivono, di altre si conoscono oggi soltanto i nomi.

Nella stessa zona sono ancora oggi utilizzate acque sulfuree le cui proprietà terapeutiche sono già note nell’Ottocento. “Nel Comune di Bella andavano ri nomate le Acque di San Cataldo, delle quali una ferruginosa e due solforose. La prima ha la temperatura di 46 gradi e si adopera nelle malattie del canale gastro-enterico. Le due acque solforose hanno la temperatura, una di 53 gradi e l’altra di 46 e sono valevoli contro i reumatismi, gli ingorghi ghiandolari, ecc.” (Strafforello 1980, 53).

Il bosco di “Santa Croce” non è più ricettacolo di briganti e insieme alle ac que di S. Cataldo, lì naturalmente poste, accoglie pacifici turisti, venuti qui anche per degustare la bontà dei formaggi. La presenza dell’Istituto Zootecni co ha favorito la specializzazione nell’allevamento del bestiame e nella col tura dei cereali. Il risultato più rimarchevole è il buon formaggio caprino. (m.a.)