Baragiano

Hotel – Agriturismi – Bed and Breakfast – Residence – Casa vacanze – Ostelli – Shopping – Ristoranti – Pub – Vendita  Appartamenti

Altitudine 625
Abitanti 2700

Da Barmgium, termine del basso medioevo che significa “sbarramento”, “luogo proprio o destinato a pagare il pedaggio” e questo perché durante la transumanza veniva pagato il pedaggio per le greggi che dalla valle del Se-le andavano verso i pascoli dei monti Li Poi o al bosco Grande di Ruoti (Racioppi  2389,  36). I Resti di mura del IV-V secolo; Le tombe e reperti archeologici (bronzi, vasi e antefisse gorgoniche), rinvenute in contrada Braida.

Nel secolo XII Baragiano appartiene a un certo Landolfo, principe di sangue longo bardo. Nel catalogo dei Baroni (1150-1168) il feudo risulta essere di Riccardo di Santa Sofia. Successivamente passa ai Sangro e poi agli Alagno, ai quali il feudo viene sequestrato perché seguaci del partito angioino. Nel 1448 re Alfonso I d’Aragona lo dona ai Caracciolo in premio dei servizi prestatigli nella conquista del regno di Napoli.

Questa famiglia, una delle più antiche e nobili napoletane, detiene il feudo si no all’abolizione della feudalità. Durante questi tristi secoli la gente vive in uno stato di prostrazione e umiliazione, come si rileva dal catasto onciario, dal quale si apprende che essa si sostenta solo coi frutti ricavati dalla propria terra e che la quasi totalità è analfabeta. Non esiste alcuna forma di commercio, l’industria meccanica, limitata soltanto al mulino ad acqua di proprietà del principe, e quella manifatturiera non rappresentano alcuna fonte di gua dagno per la popolazione.

Un momento di speranza coincide con la spedizione garibaldina. Baragiano prende parte alla rivoluzione del 1860. Un triste evento però lo colpisce nel 1861: i briganti occupano il paese e diffondono panico tra la gente. L’occupazione dura fino all’arrivo delle truppe regolari. A partire dal 1875 la costruzione della linea ferroviaria Battipaglia-Potenza-Metaponto scioglie Baragiano dal secolare isolamento e risolleva, in parte, l’economia locale.

Se per secoli la storia baragianese è segnata dalla miseria, la religione riesce a dare un barlume di speranza alla gente del luogo, che prima di recarsi in campagna è solita assistere ad una messa. La chiesa principale di Baragiano è la Chiesa Madre di S. Maria Assunta. Di origine e stile rinascimentale, la fabbrica ha subito nel corso dei secoli diversi la vori di ristrutturazione.

Fulcro della vita religiosa e civile di Baragiano è però la chiesa di S. Rocco,protettore del paese. Di semplice struttura, essa è provvista nell’elegante facciata dì un timpano a parapetto dal quale affiora un piccolo campanile “a vela”. Un altro luogo di culto è la cappella rurale dell’Annunziata, risalente al 1586 e costruita riutilizzando antichi blocchi di pietra arenaria provenienti dalle mura di cinta del V-IV secolo a.C. Custodita e officiata dal 1586 dai frati Mi nori Conventuali, viene chiusa nel 1649 in seguito alla bolla Inter caetera di papa Innocenze X.

Dopo la partenza della famiglia francescana da Baragiano (1652), l’edificio passa al l’amministrazione dei Luoghi pii, che da allora provvede alla sua ufficiatu ra e al suo decoro. Nel XVIII secolo è utilizzata come luogo di sepoltura, da ta la sua distanza dal paese, e nel 1895 come sede elettorale per la popola zione baragianese.

Nell’interno sono custoditi un’acquasantiera in pietra scolpita del 1500 e l’ altare maggiore in marmo lavorato ad intarsio risalente alla metà del Settecento; sull’altare vi è una nicchia quadrata, delimitata da una cornice lignea con volute, foglie intagliate e ghirlande che in alto si uniscono a formare due cor nucopie cariche di fiori.

Da tempo antico il lunedì in Albis si festeggia la SS. Annunziata. La sera di Pasqua la statua della Vergine viene portata, in solenne processione, a spalla alla cappella dell’Annunziata dove rimane sino al 25 marzo dell’anno successivo. Alla processione religiosa si abbina una cerimonia d’origine paga na di particolare interesse: il “passaggio della spina”. Il lunedì dopo la Pasqua gruppi di persone si recano lungo la strada detta “Fontanella” non lontano dal santuario dove vi sono rigogliosi rovi. Ogni gruppo di persone sceglie un rovo, lo spacca a metà (senza estirparlo), aprendolo quasi come un arco.

Nel momento in cui all’interno della cappella si svolge l’Elevazione, un uomo posto di fronte alla chiesa fa brillare un mortaretto. Immediatamente due persone, un uomo e una donna che fungono da padrino e da madrina, fanno passare sotto un arco di spine, detto “scocca”, un bambi no o una bambina dai due ai dieci anni completamente nudi, per sei volte, tre con l’addome in su e tre con l’addome in giù, pronunciando ad ogni passag gio le seguenti parole: “Teh, cummà”, “Mò, cumpà” (“Prendi, comare. Dammi compare”).

Terminata la funzione, il bambino, avvolto in un lenzuolo o in uno scialle, viene portato a passo veloce davanti l’altare, dove avviene la vestizione. Terminato il rito i partecipanti devono innestare le spine servite a formare l’arco, proteggendole con muschio e corteccia di arboscelli, nella credenza che in caso di attecchimento della pianta, la vita del bambino sarà esente dalle malattie, mentre in caso di disseccamento, si verificherà il contrario. Di particolare risalto è anche la festa di S. Rocco celebrata il 16 agosto. Tale festa era allietata un tempo da tre usanze: assegnazione di una certa somma a due signorine che entro l’anno si sarebbero sposate (ora scomparsa); il “pal lio” e cioè una gara di velocità (ora scomparso) e il “maio”, da poco riesumato.

Il “maio” non è altro che il cosiddetto “albero della cuccagna”. Viene eretto in piazza un palo liscio e alto, con il fusto cosparso di sapone e la ci ma colma di cibarie; vince chi per primo arriva in cima al palo. Si festeggiano anche le feste di S. Vito e S. Antonio. Per la festa di S. Vito si usava far girare per tre volte mandrie e greggi intorno alla cappella al fine di tenere lontano dagli animali la rabbia, e si offriva poi al santo la “quaglia ta”, formaggio fresco del giorno. Di lui si ha bisogno tutto l’anno per essere consolati nella miseria, protetti dai lupi, salvaguardati dai signori, (l.d.c.)