Balvano

Hotel – Agriturismi – Bed and Breakfast – Residence – Casa vacanze – Ostelli – Shopping – Ristoranti – Pub – Vendita  Appartamenti

Balvano
Altitudine 425 m.
Abitanti 2140

Questo paese non è di moderna fondazione: ma non saprei se dall’esservi ri trovate alcune antiche iscrizioni sepolcrali fosse bastante argomento di asse rire di esservi stata abitazione nell’alta antichità” (Giustiniani 1969,1, 8).

La storia di Balvano nell’età moderna è fortemente caratterizzata dalla presenza di quattro famiglie nobili, la più importante delle quali è la Pacelli. Essa è pre sente a B. già nel 1400. I suoi componenti sono notai, medici ed ecclesiastici. Partecipano attivamente sia alla vita politica che sociale del paese. Creano, in fatti, doti per le ragazze povere e un monte frumentario per i contadini. La per spicacia dei suoi membri fa sì che essi colgano al volo le opportunità offerte dagli avvenimenti politici che si susseguono nel tempo.

E in ciò non si distinguono dalle altre famiglie borghesi lucane. Con la rivoluzione francese accolgono con fervore gli ideali di fraternità e libertà. Diventano antiborbonici quando i francesi arrivano a Napoli. Nel 1805 don Fabrizio Pacelli viene no minato da Murat giudice di pace di Balvano. Nel 1860 altri membri della famiglia si uniscono ai militi garibaldini e sposano la causa dell’unità d’Italia. Questa famiglia occupa un magnifico palazzorisalente al 1500 e di grande va lore artistico.

Ad essa si deve pure l’edificazione di un altro edificio nobile, che, acquistato poi da Alessandro Lenzi, da questi ne assume il nome di Palazzo Lenzi. Al 1750 risale invece il Palazzo Laspro, che ha ospitato insigni personaggi tra cui re Vittorio Emanuele II, la regina Margherita, Nitti ed altri. Esso ha con servato solo in parte l’impianto originario. D’impianto settecentesco è l’ex palazzo De Bellis, oraPalazzo Tirico, costrui to nel XVIII secolo. È di grande valore architettonico pur se subisce frequenti interventi dovuti ai vari moti tellurici e al recente cambiamento di destinazione, da residenziale a edificio pubblico. Oggi è sede del Comune. Nella seconda metà del XII secolo il feudo appartiene al normanno Valbano; con gli Angioini è assegnato a Matteo de Chevreuse.

In seguito è possesso de gli Alemania, conti di Buccino, e poi dei Caracciolo di Sicignano. Questi lo vendono al marchese Parini, il quale a sua volta lo vende alla famiglia Giovi ne, che mantiene il feudo sino all’eversione del feudalesimo (1806). Dimora dei signori è l’antico Castello eretto probabilmente nell’XI secolo in torno ad una preesistente rocca longobarda. Esso si ridurrà a pochi resti sul finire dell’Ottocento.

Nel 1799 la maggior parte del clero locale costituisce il governo repubblicano eleggendo presidente il sacerdote Michele Di Jacovo e col popolo organizza festose manifestazioni intorno all’albero della libertà. Nel secondo decennio dell’Ottocento Balvano è sede di numerose riunioni settarie promosse dal clero. Questo, a seguito delle radicali riforme introdotte dai fran cesi, manifesta il suo dissenso, aderendo alla Carboneria. Il malcontento aumenta con il Concordato del 1818. Ciò potenzia l’autorità del vescovo sul clero “di molto ridimensionato nel numero e scaduto nel prestigio presso i fedeli, nella preparazione e nel costume” (Cestaro 1971,13).

Ma per quanto rivoluzionari i preti rimangono pur sempre “pigri, oziosi, ignavi e senza zelo, dediti al vino, senza cura per i fanciulli e per la predicazione…” (De Cristofaro s.d., 61). Il secolare malessere dei contadini, oppressi dalla miseria, sembra cessare con le promesse di Garibaldi. Ma il governo unitario gradito alla media e piccola borghesia è però boicottato dai contadini per la mancata assegnazione delle terre demaniali ex feudali ed ex ecclesiastiche. Essi non privi di speranze ac colgono trionfalmente il brigante Crocco e i suoi luogotenenti, che entrano a B. il 23 novembre 1861.

Se gli animi dei balvanesi sono fortemente provati dalle vicende storiche, uni co loro conforto è la religione. Essa, scrive Riviello: “era sollievo di mente, era quasi la sola speranza di beni tra stenti e lavoro. Per essa gli entusiasmi di fe­ste; per essa divenivano più care le gioie e le tenerezze del cuore. Anche la sventura e la morte perdevano molto della loro tristezza; e si diminuiva il do lore ai ricordi della Croce di Cristo” (Riviello 1983, 184).

Allo splendore dei palazzi si contrappone la mediocre fattura degli edifici sacri. La Chiesa Madre di S. Maria Assuntarisale probabilmente al 1236. In essa si venera il capo di S. Pascazio martire. La chiesa di S. Antonio, ad aula uni ca, contiene le tele Glorificazione di S. Antonio (1710), di Matteo Pacella; Madonna con Bambino e Ss. Lorenzo, Francesco e Castano (1649), di Girolamo Bresciano. Annesso alla chiesa è il convento di S. Antonio, oggi adibito a scuo la. Esso è costruito nel 1591 per i Francescani Osservanti che vi rimangono fi no al 1866.

Il chiostro conserva ancora oggi un ciclo di affreschi raffigurante Episodi della Bibbia e della vita dei Ss. Francesco e Antonio (XVI-XVII secolo), attribuito al Pietrafesa. (Ld.c.)