Acerenza

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Si fa derivare il toponimo dal nome dell’antica città Akere (Acerra), da cui gli Osco-Umbri muovono verso il Sud. La forma primitiva del nome è Acherutia e la desinenza -utia è un diminutivo (cfr. Racioppi 1899). L’ipotesi più plausibile è, invece, che il nome derivi da un idronimo, Acheronte, riscontrato nell’Epiro, in Grecia e nella Magna Grecia e forse importato in Italia con la mito logia greca.

Acerenza cupa, nereggiante, aspra e compatta come una roccia e sopra una rupe, si impone subito per la sua originalità, per la sua figura maschia che è rimasta intatta attraverso i secoli” (Valente 1924, 35).

Situata com’è su un picco isolato, scoperta da tutti i lati, è veramente il regno del vento; da qualsiasi lato soffia, vi infuria a tal punto che lo straniero che vi trascorra, per la prima volta, la notte crede ad ogni attimo che le finestre della sua camera stiano per essere sfondate ed il tetto della casa asportato” (Lé-normant 1994, 24).

Una città difficile dal punto di vista climatico, ma importante per la sua posizione strategica già al tempo dei Romani. Qui si rifugia il console Publio Valerio Levinio dopo la sconfitta da lui subita da Pirro ad Eraclea. ACerenza  si è presentata fin da principio come roccaforte invidiabile e difficile da espugnare.

Il nucleo principale del paese si sviluppa intorno alla costruzione re­ligiosa, quindi “basta aver visto una volta il Duomo di Acerenza per convin­cersi che l’edificio occupa il punto culminante della città” (Bertaux 1991, 69). Le sue linee architettoniche si rifanno a quelle dell’abbazia di Cluny, in Francia. La facciata in pietra viva squadrata culmina con un pignone aguzzo su cui era posto il busto dell’imperatore Giuliano l’Apostata (361-363), da alcuni creduto l’immagine di Federico II o addirittura di S. Canio, protettore di A. e tito lare della cattedrale.

“Nel frammento della grande statua dell’Apostata, c’è una grande forza di espressione psicologica ed una vivezza di verità non sempre raggiunta dalla stessa arte greca” (Valente 1924, 36). Il portale è del 1209 ed è invece, dei Templari la cui presenza è segnalata dalla bolla di papa Onorio III del 21 novembre 1216.

La struttura della cattedrale è, quindi, nel suo complesso, “un edificio dalla semplicità grandiosa e severa”. È, nello stesso tempo, il monumento più normanno, nel senso proprio del termine, di tutto il Mezzogiorno d’Italia” (Lénormant 1994, 40).

L’interno, a croce latina, è un corpo longitudinale a tre navate delimitate da dieci colonne, cinque per lato, che sorreggono il tetto a capriate. L’altare mag giore e il coro sono sopraelevati di circa due metri rispetto al piano della chiesa.  Al di sotto dell’altare vi è la cripta costruita nel 1524 per volere del duca Giovanni Ferrillo, il quale affida a Giovanni Todisco (pitt. doc. 1545-1566) la decorazione.
Il pittore fissa i seguenti soggetti: S. Margherita d’Antiochia, Adorazione dei Magi, S. Girolamo che traduce le scritture e le consegna alla Chiesa, Martirio di S. Andrea.

La cattedrale è arricchita, inoltre, nel transetto sinistro dall’opera Deposizione e Cena (1570 ca), di Antonio Stabile; in quello destro dalla Madonna del Rosario e i Ss. Domenico e Tommaso (1583), dello stesso pittore; nel presbi terio da alcuni dipinti murali del XVI secolo.

Acerenza non è ricordata esclusivamente per la sua storia o per la sua cattedrale. Sono nati qui anche uomini che ne hanno accresciuto il lustro. Fra questi vi è sia un esponente del mondo religioso . Il personaggio religioso è S. Laviero. Le notizie su di lui sono basate esclusivamente sulla leg genda scritta nel 1162 da un diacono della chiesa di Saponara di Grumento, Roberto da Romana.

I fatti narrati si riferiscono al IV secolo a.C., ai tempi di Agrippa, prefetto romano di A. sotto l’imperatore Costantino.