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Dal latino medievale brolium (tardo latino brogilus, dal gallico brogilos) ed esattamente “selva circondata di muro o di altro che siasi chiuso per esercizio del la caccia al feudatario… giardino da frutta… Cotesti ‘parchi da caccia’ sono detti propriamente Briolia nella Legazione del vescovo Liutprando del sec. X” (Racioppi 1889, 31).
In seguito il termine Briolia, come appellativo geografico del territorio di Abriola, ha acquisito il significato di “campo coltivato, di proprietà privata e recintato” (Arena 1979, 66-67).
È da ritenere che l’aspetto più importante della storia di Abriola sia l’aver dato i na tali a due dei più notevoli artisti lucani, Giovanni Todisco (pitt. doc. 1545-1566) e Girolamo Todisco (pitt. doc. 1616-1634).I due giovani pittori dominano la scena artistica regionale dalla seconda metà del Cinquecento alla prima del Seicento.
Un saggio del loro stile, pur muovendosi nella strettoia di una cultura provinciale, è riscontrabile negli affreschi della chiesa di S. Gerardo, della chiesa dell’Annunziata e del santuario della Madonna di Monte forte.Quest’ultimo è di origine incerta. Sorge sulla sommità del monte omonimo (m 1444) alle pendici di monte Pierfaone. Originariamente la costruzione ha un solo vano rettangolare ma nel XVI secolo la struttura muraria ed architettonica viene ampliata. Il suo interno è ricco di affreschi risalenti ad epoche diverse.
Primo fra tutti è il Christo Pantocrator (Onnipotente) con influenze bizantine. La collocazione degli affreschi è articolata. Di fronte alla porta d’ingresso: Vergine con il Bambino tra i Ss. Giuseppe e Domenico (1612), di ignoto; nel va no originario, Annunciazione; sulla volta, Sposalizio della Vergine; lungo le pareti laterali, Generazione di Cristo. I tre dipinti sono attribuiti ai Todisco.
Il santuario diventa importante nella seconda metà del Cinquecento perché ad esso fa capo una ricca Confraternita che assiste i poveri e dota le ragazze da matrimonio.Altra testimonianza della presenza di Giovanni Todisco è data dagli affreschi eseguiti nell’antica chiesa dell’Annunziata (XIII secolo), la bella icona mariana ed altri affreschi collocati sotto l’arco trionfale nella chiesa di S. Gerardo (XVI secolo). Di qualche interesse artistico è anche la Chiesa Madre di S. Maria Maggiore.
Risale probabilmente alla seconda metà del XIII secolo, ma è stata ricostrui ta parzialmente nel XVIII secolo. La facciata presenta un bel portale lapideo e la recente porta di S. Valentino (1998) di Antonio Masini è caratterizzata da venti formelle in bronzo raffiguranti le coppie del Vecchio e del Nuovo Testamento e momenti della vita di S. Valentino, patrono del paese.
All’interno vi sono opere di buona fattura quali la tela Madonna del Cannine (1797), di Francesco Maugeri; la tela ad olio La Vergine dona la pianeta a S. Idelfonso (1620), del Pietrafesa; l’interessante scultura lignea Madonna delle Grazie (XV secolo).



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